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privilegi

E’ un po’ di tempo che rifletto sulla qualità della vita, sul modo in cui scegliamo di riempire il tempo, sulle cose a cui diamo valore, sui privilegi che magari abbiamo e magari non ci rendiamo conto di avere.

Ieri ho saputo che una ragazza che conoscevo ai tempi dell’università è morta di tumore, aggiungendosi ad un altro ragazzo che pure se n’è andato allo stesso modo. E oltre alla domanda ovvia (”che senso ha?”), mi sono chiesta se queste persone fossero alla fine soddisfatte del tempo vissuto. Mi sono chiesta se, tirando le somme, alla fine si siano detti “sì, ho vissuto una bella vita” oppure “oh shit… ho sprecato un sacco di tempo in cose inutili :-(”.

Magari a 30 anni non ci si può guardare indietro più di tanto, o magari sì.

E così, tanto per cambiare, ho pensato un po’ a quello che ho fatto, che avrei potuto fare, a quello che potrei fare, e naturalmente a quello che invece faccio.

Ero quasi pronta a deprimermi ulteriormente quando invece un avvenimento fortuito mi ha fatto vedere molto, molto chiaramente alcuni dei privilegi che ho e che a volte dimentico. Per esempio, il privilegio di poter andare in ufficio in bici, svegliarmi tardi e fare colazione al bar in piazza con la mia dolce metà in una bella giornata di sole come oggi, e arrivare lo stesso in orario. D’estate, avere l’opzione di fare una pausa pranzo in piscina con i miei colleghi, oppure d’autunno cucinare uno stufato di zucca nella cucina dell’ufficio. Rimanere a lavorare a casa se magari ho mal di gola, con il gatto che mi fa compagnia. Avere un lavoro che mi piace, una casa, un gatto. Hey, non è tutto rose e fiori, ma non fa nemmeno poi tutto così schifo.

Così, tra una cosa e l’altra, penso al tempo che non ritorna. Le giornate sprecate a non fare nulla, le occasioni perse, non prese o nemmeno viste. Penso a tutte le cose che vorrei fare, e sono tante, e poi mi chiedo, in giornate come queste, che senso davvero abbia tutto se poi da un momento all’altro potrei morire, come un amico di famiglia caduto da un tetto e finito al telegiornale come “morto sul lavoro” e invece semplicemente morto mentre aiutava qualcuno, perché era una persona gentile.

Che senso ha scendere a compromessi con se stessi quando il tempo a disposizione è così poco?

Quindi, ora più che mai, il mio mantra quotidiano sarà: “perché stai per fare questa cosa? ha senso? è davvero quello che vuoi fare?”. Ogni giorno, voglio ricordarmi di quali sono le cose veramente importanti, invece che fissarmi con le cose-che-vorrei-avere-ma-non-ho o cose-che-vorrei-essere-ma-non-sono. Vaffanculo le cose e le persone inutili. Vaffanculo fingere. Vaffanculo veramente ogni impedimento che piazziamo strategicamente tra noi stessi e la felicità.

La vita è troppo breve per fare delle cose inutili e senza senso.

murales orgosolo corto maltese

Michele, Manu, Daniele… RIP

è l’una di notte e tutto va bene

L’una di notte e ancora non riesco a decidermi ad andare a dormire. Una cena preparata meticolosamente (maki sushi in quantità, di riso bianco e anche integrale a chicco corto, il mio preferito), ma non del tutto soddisfacente. Tè kukicha freddo, anche se avrei preferito oolong ghiacciato. Qualche biscotto oreo mentre guardavo un film in dvd, così, tanto per. Un film banale, peraltro. Un occhio allo schermo, l’altro alla mia nuova credenza, il gatto sulla spalla. L’odore di henne che arriva ogni tanto dai miei capelli. E’ così che va, oggi ero sola in casa e ho cercato di riempire i vuoti facendo cose che mi piacciono, lunghe ed elaborate. Domani sera magari mi metterò a cucire un copriletto.

Ed eccomi qui stravaccata sul mio nuovo divanetto verde con fiori bianchi, ad ascoltare il silenzio della notte, guardarmi attorno in questa casa così stranamente deserta. Si sta bene da soli, certo, l’ho sempre detto. Ma fino a quando?  Arriva il momento di scegliere, rinunciare a delle cose in favore di altre. Le possibilità sono infinite, ma scegliendone una tra le tante la strada si restringe bruscamente. E’ così che funziona. Si può cambiare strada poi, ma il tempo non è infinito. E io, a che cosa sono disposta a rinunciare?

Tra le cose che avrei voluto fare (così, idealmente, sulla carta), mi rendo conto che molte rimarranno per sempre fuori. Mi spaventa pensare che magari alcune di quelle che ho sempre dato per favorite alla fine non si realizzeranno. E non ho più la spensieratezza dei 16 anni per poter dire “sarà quel che sarà” senza pensarci veramente. E se non riuscissi mai a schiodarmi da questo lavoro da amanuense dei tempi moderni? E se fossi condannata a passare le giornate dietro uno schermo da 15″ (o poco più) a vita? E se non vedessi mai l’aurora boreale, se non tornassi mai più nelle isole del pacifico? Se il mondo finisse domani, me ne andrei con il cuore in pace? La risposta, evidentemente, è un NO a caratteri cubitali e fluorescenti, lampeggianti. No, no, no e no, purtroppo.

Insomma, come ha detto Steve Jobs quella volta in quel discorso, questo è il momento in cui dovrei farmi delle domande e cercare di trovare delle risposte. Prendere un bel respiro e fare qualcosa per cambiare quello che non mi soddisfa. Come dice il tizio in quella vignetta di xkcd, quand’è che abbiamo dimenticato i nostri sogni?

Sono stata a Copenhagen quest’estate, per la prima volta dopo circa 8 anni, dopo averci vissuto per ben due anni. Mi è sembrata una città completamente diversa. Mi sono chiesta se piuttosto non fossi io diversa. Credevo di essere sempre la stessa, in realtà, ma non è così. Non è così. Non ho più 23 anni, e il tempo corre, vola proprio. Ho fatto tante cose, ma nulla di sostanziale. Ho cambiato tante cose, ma muovendomi come in un moto circolare, anzi diciamo più elicoidale, andando avanti ma in modo un po’ tortuoso. E infatti spesso quando mi fermo ho un leggero senso di vertigini.

Mi piaceva tanto andare in Sardegna, ma ora che mio padre non c’è più e che tante cose sono cambiate, non riesco a ritrovare lo stesso sapore, non riesco nemmeno più a sentire così bene il profumo di mirto nell’aria. Anche in spiaggia, mi sono ritrovata a pensare a qualcos’altro, a un altro posto, un posto in cui per uscire dall’acqua si deve combattere contro la marea e in cui di notte di stelle se ne vedono tantissime. E vi assicuro che da quella spiaggia in Sardegna, in una notte senza luna, se ne vedono parecchie.

Insomma, sempre a pensare ad altro, mai a godermi il momento. Quasi mai, almeno. Non ora, di sicuro. Ma non so proprio cosa fare. Si accettano suggerimenti. Questa sensazione di buttare via il tempo, questo umore negativo latente che non si spiega. L’indecisione perenne che si riaffaccia, e mi fa paura. C’è stato un periodo in cui non ero in grado di scegliere tra due cose qualsiasi, e non è stato certo il mio periodo migliore.

E così, caro Steve Jobs, dimmi che cosa devo fare per metabolizzare i tuoi consigli. Magari sei anche tu uno di quelli che predicano bene e razzolano male. Come me, per capirci. Tante belle parole, pochi fatti. Ottimi consigli dispensati a destra e a manca, nemmeno mezzo consiglio sensato seguito dalla sottoscritta.

Una e tre quarti, e l’unica cosa che è cambiata è che ora c’è un caldo devastante dovuto alla batteria del portatile. Sonno, neanche l’ombra. E domani, un altro giorno. Solite cose, soliti appuntamenti, soliti programmi.

Quello che vorrei è uscire da questa fottuta routine. Ma non basta volerlo, come peraltro direi a chiunque (tranne a me stessa). Ci vorrebbero delle occasioni da cogliere. Per il momento, qui, non succede niente.

Spero solo, ingenuamente, di scrivere un post profetico come già altre volte, e attirare da queste parti il vento del cambiamento. Facciamo pure anche un tifone.

P.S. I love you

Ho sognato l’oceano qualche notte fa. Quell’acqua densa e scura che si alza e si abbassa, e il cielo carico di pioggia.

Ho sognato un mio amico, che però tanto amico non è più, e ho pensato al valore dell’amicizia, a tutti gli amici che ho trovato e perso nel corso degli anni, a quanto mi manca la mia amica che ora sta passando un brutto periodo e non ha molto tempo da dedicarmi.

Ho sognato mio padre stanotte, bello come era lui, con quegli occhi color nocciola e il suo completo grigio scuro, magro come era, moro, e alto. Me ne sono ricordata improvvisamente stamattina, guardando negli occhi color nocciola del mio amore mentre facevamo colazione al bar. Le immagini del sogno sono riaffiorate senza preavviso, facendomi sentire una stretta alla gola come se stessi annegando, e poi immancabilmente sono arrivate le lacrime, che ho trattenuto e nascosto per non rovinare la mattina del suo compleanno, così piena di sole e di felicità.

E ieri notte c’era la luna quasi piena, bellissima, tonda e bianca, a ricordarmi le tante notti in cui ho guardato la luna piena nell’ultimo anno, ripensando anche allora e ogni volta ad altre notti in cui mi ha fatto compagnia. Sono così, un po’ lunatica.

A dire il vero, ultimamente, mi rendo conto di come sono fortunata, anzi, privilegiata. Non scambierei la mia vita con nessun altro, le mie esperienze strampalate, il mio corpo non perfetto, la mia famiglia al femminile, la mia collezione di libri, le mie passioni incostanti, i miei errori.

Vedo cose che mi fanno rabbrividire, ascolto discorsi che mi lasciano senza parole, incontro persone che mi suscitano tanta pena e poca compassione. Ma poi vedo e leggo cose che mi riempiono di speranza, mi fanno sentire forte, nel giusto, con il risultato che in tutta questa confusione, in mezzo ai dubbi e alle lacrime, mi sento felice! Sì.

Tanto per cambiare, sono piena di idee che faccio fatica ad imbrigliare, pensieri un po’ sfumati che non ho intenzione di inscatolare. I ricordi mi tormentano, di giorno, di notte, sempre. Ricordi belli, come piantare il taro alle Hawaii, pranzare con mio padre in giardino in Sardegna, fare i muffin con zenzero e noci brasiliane con il mio amore o ricevere in dono da mia zia una zucca enorme cresciuta nel suo giardino. E per forza di cose anche ricordi brutti, come la telefonata di mia madre quella mattina per dirmi che mio padre era morto, e altri, che ogni tanto traboccano da quel pozzo senza fondo che sembra possa contenerne infiniti, e tenerli ben nascosti. 

Vorrei coltivare un orto, passare del tempo a contatto con la terra, guardare i lombrichi che scavano tunnel tra le radici dell’insalata, annusare le piante di pomodoro, strappare le erbacce e piantare i mange-tout, quei fagiolini che mi piacciono tanto ma che non vendono nei supermercati (chissà poi perché?).

Vorrei viaggiare a lungo, andarmene via, lontano da tutto e tutti; evidentemente la terapia del silenzio e del distacco dello scorso settembre non è stata sufficiente. La TV mi ha stufato, le chiacchiere prevedibili, l’egoismo, il cinismo di questa gente che ci governa, la banalità.

Si vive una volta sola.

Andiamo??

strada

salsedine

Ci sono giorni come oggi in cui ogni cosa mi ricorda di mio padre: il sole, una canzone, un modo di camminare, una parola, una località gallurese, un modo di sorridere, un tatuaggio, il colore del cielo. I ricordi mi travolgono come onde, come quelle onde tra cui abbiamo nuotato così tante volte, come quelle volte in cui abbiamo riso perché ci entrava tutta l’acqua nel naso per guardare la sabbia sul fondale, mossa dalla corrente, e i pesciolini, attraverso una maschera.

Nei giorni come oggi non riesco a fare a meno di piangere, e odio con tutte le mie forze trovarmi chiusa in questo ufficio, vorrei essere in riva al mare da sola e ricordare in santa pace. Ho bisogno di sabbia bianca finissima e rovente, acqua salata, salsedine, gabbiani, gigli tra le dune e rosmarino selvatico.

A volte rimane solo la speranza di non dimenticare mai.

just another manic wednesday

Oggi è di nuovo luna piena. 

 

Stamattina, per giunta, c’era un gran temporale, con tanto di lampi e tuoni! Chissà, magari mentre non guardavo ci sarà stato anche qualche fulmine!

Oggi, di ritorno dalla Sardegna, ho portato qualche snack in ufficio.. formaggio di pecora e capra, filettino di capra e un buon Cannonau. Il mio collega francese ha portato croissant freschi, e un qualche tipo di superalcolico dalla Normandia.. ahhhhh ^_^

Ora torno a lavorare, il maledettissimo wiki mi chiama.. vi lascio con il mio biscottino della fortuna di oggi, criptico come sempre.