This is goodbye

Due anni abbondanti fa ho deciso di chiudere definitivamente il blog, dopo tanti rimuginamenti ed elucubrazioni. Ma non ho mai pubblicato il post di addio, mi sono accontentata di generare un Internal Server Error che ha magicamente occultato il blog e tutti i suoi futili contenuti dagli occhi di follower, curiosi, spam bots, google bots e quant’altro. E sono sparita così, senza che peraltro nessuno battesse ciglio.

Qui di seguito la bozza rimasta tale, cristallizzata in una versione obsoleta di WordPress, addormentata come la principessa delle favole in attesa del bacio del suo principe, in cima a una torre d’avorio (o forse sarebbe meglio dire in fondo a un pozzo) che nessuno, ammettiamolo, si è preso la briga di scalare (verso l’alto o verso il basso, per i più pignoli).

Goodbye?

Prima di andarmene, vorrei…

In questi giorni però ho avuto un piccolo attacco di nostalgia… La mia fedele compagna saudademalinconia, nostalgia, quel mal de vivre che mi contraddistingue. In fondo, per quanto inutile, era bello condividere con lo spazio esterno le mie futili considerazioni. Una goccia nell’oceano dei professional blogger che, in questi anni in cui io ho cazzeggiato fatto altro, hanno trasformato la propria presenza in rete in una professione, o quasi. Già, pensiamoci un attimo. In quanti diversi modi avrei potuto monetizzare la mia presenza web, dal 2000 o 2001 – quando ho registrato per la prima volta wakarimasen.org – ai giorni nostri? Meglio non approfondire.

Comunque insomma volevo andarmene ma forse sono tornata. Mi mancava la vecchia me, quindi ho aggiustato il malefico Internal Server Error, ed eccomi qua, puffete, ultimo post, Candy Candy alla centrale nucleare di Montélimar, delizioso villaggio alle porte della Provenza – sort of. Così perlomeno diceva la paginetta del turismo locale. Era chiaramente un imbroglio.

C’è ancora qualcuno in ascolto?

vacanze nucleari

Insomma, capita che per andare a ritirare un acquisto voluminoso fatto su eBay siamo finiti nella cittadina francese di Montélimar, alle porte della Provenza.

Detto così sembrava promettente, finché arrivando non ci siamo accorti di una grossa, enorme struttura inquietante sulla sponda del fiume opposta alla statale. Quattro imponenti reattori nucleari, di cui tre fumanti e uno spento. Ricollegando i fatti, ricordavo un incidente nucleare avvenuto in Francia nel 2009… e in effetti, vuole il caso, si trattava proprio di questa centrale!

Alcune stanze dell’hotel scelto per la notte si affacciavano su una vista spettacolare dei reattori al tramonto, ma purtroppo la nostra era dall’altro lato. Abbiamo rimediato con un bel servizio fotografico, al bordo della statale con i camion che ci sfrecciavano alle spalle, arrampicati su una torretta arrugginita.

Purtroppo le radiazioni hanno distrutto la memoria del cellulare, l’unica foto che si è salvata è questa, in cui la centrale si vede un po’ sfocata sullo sfondo, ma in compenso Candy Candy fa tornare l’allegria  ^_^

Candy Candy alla centrale nucleare

it’s called the internet, sweetie

Recentemente mi sono interessata a una delle infinite sottoculture giapponesi, in particolare lo stile di abbigliamento mori, “mori kei” o “mori girl“, ossia ragazza dei boschi (“mori” infatti significa foresta o bosco in giapponese, anche l’ideogramma è molto carino e sembra proprio una foresta: 森). Non voglio crearmi un nuovo guardaroba per impressionare i poveri compaesani, ma partecipo a un concorso indetto su un forum di bambole, Blythe Kingdom. L’obiettivo: cucire un vestito in stile mori a misura di Blythe e fotografarlo indossato da una delle proprie bambole.

Che cosa contraddistingue lo stile mori? Queste ragazze si vestono di bianco (avorio, panna, crema) o colori tenui ispirati alla natura (verde foglia, marroncino ruggine, indaco scolorito e così via), i vestiti sono di foggia comoda, leggeri, ampi, a strati, del genere che una ragazza potrebbe cucirsi da sola con dei vecchi panni e pizzi ritrovati in un capanno nel bosco. I materiali che preferiscono sono i tessuti leggeri e naturali (cotone, lino, lana) e il pizzo, meglio se antico. Hanno i capelli sciolti e mossi, a volte con frangetta, sempre molto naturali; talvolta usano nastri o fiori per acconciarli. Vivendo nella foresta, sono di carnagione pallida e rosata, mai abbronzata.

mori style secrets(foto presa da qui)

A quanto ho capito, lo stile mori non c’entra nulla con la casa nella prateria, le damine vittoriane vestite di bianco nel giardino di rose, lo stile shabby chic o le ragazze hippie con la gonna a balze e i fiori nei capelli. Per essere uno street style giapponese di nicchia diffuso da pochi anni, ha una discreta sfilza di regole; le trovate qui.

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sulle cose che mi generano depressione ultimamente

Qualche giorno fa mi ha contattata un collega per delle faccende tecniche, forse per lusingarmi ha aggiunto che “legge sempre il mio blog”, al che ho realizzato che sono mesi che non ci scrivo sopra nulla e nessuno peraltro se ne è lamentato. D’altronde, questo blog non ha mai avuto un tema né uno scopo, direi che l’unico filo conduttore è il brain dump. Insomma questo blog è una discarica, volendo semplificare. Beh, caro avventore che sei arrivato fino a questo punto, ora basta convenevoli ed eccoti dunque il post sulle cose che mi generano depressione ultimamente:

  1. Il desiderio di Kenner. Ho fatto un’offerta per una Kenner Blythe rossa in ottimo stato scovata su internet, ricevuto una risposta fumosa in cui si alludeva ad un ipotetico valore di mercato della bambola (1500$), rilanciato fino a una cifra ridicolmente alta per il mio budget (ma evidentemente troppo bassa) e, per farla breve, sono ancora qui che aspetto il mio rifiuto.

    Dal 1972 con furore <3

  2. Le mie imperfezioni. Per eccesso di perfezionismo o per effettiva carenza alla base, non c’è nulla in cui mi senta nettamente al top della gamma. Vorrei essere come tutte quelle persone che si ritengono brave, intelligenti, belle e simpatiche anche  quando non lo sono affatto. Viva le persone piene di sé. Vi invidio.

    Nicole Minetti, una delle mie preferite.

  3. Il tempo che fugge. Cinque minuti qui, una settimana là, ed eccomi qui, che se me l’avessero detto 20 anni fa non ci avrei creduto. Due ore qui, un mesetto là, ben preso mi ritroverò anziana decrepita senza pensione (bravo chi ce l’avrà) e con lo stesso identico pugno di domande, dilemmi, dubbi e drammi di sempre.

    Come la vecchina di Ranma

Ma vediamo ora il lato positivo di questi elementi rattristanti, perché qui si fa uno sforzo quotidiano di essere 100% presi bene, sorridere nel bel mezzo delle avversità, stemperare e sdrammatizzare, relegare queste piccole sciocche depressioni al regno dei capricci e accorgersi che in realtà la vita è una cosa meravigliosa. E crederci, mica per finta. Se ci pensate un attimo, è più difficile essere presi bene che essere presi male. Eccovi quindi i lati positivi delle cose che mi generano depressione ultimamente:
  1. Ho abbastanza soldi da parte per pensare di comprarmi una Kenner economica, nonostante abbia lasciato il posto fisso (ben pagato e con orari davvero onesti, en plus in costa azzurra con vista sul mare e sulle montagne) per tornare in Italia, diventare freelance a tempo pieno, farmi insultare da chi ci governa e fregare dall’INPS. Inoltre, mi rendo perfettamente conto che posso vivere anche senza una Kenner Blythe del 1972, con o senza bacino rotto.
  2. Tutti siamo imperfetti, quindi meglio sentirmi in difetto per le mie buffe e lievi carenze piuttosto che diventare un fottuto pallone gonfiato borioso.
  3. Il tempo è una costruzione della mente, esiste solo il qui e ora. Il passato è solo immaginato, il futuro non esiste. Il presente è magnifico, il mio lo guardo attraverso una lente con fiori art deco che sbocciano agli angoli dell’inquadratura e polvere dorata che si scorge a volte negli angolini dimenticati. Se la vostra realtà non è così, provate a chiudere gli occhi e immaginarla diversa. Essere felici ora e subito è possibile.
Ecco. Ora posso tornare al mio letargo per altri 6 mesi.
Saluti e baci

 

unexpected possibilities

TAURUS (April 20-May 20): The game of tic-tac-toe is simple. Even young children can manage it. And yet there are 255,168 different ways for any single match to play out. The game of life has far more variables than tic-tac-toe, of course. I think that’ll be good for you to keep in mind in the coming weeks. You may be tempted to believe that each situation you’re dealing with can have only one or two possible outcomes, when in fact it probably has at least 255,168. Keep your options wide open. Brainstorm about unexpected possibilities. (oroscopo di Rob Brezsny per la prossima settimana)