segnali di accelerazione

E così capita di trovare un lavoro all’estero ed emigrare a tempo indeterminato, allontanandosi dalla strada tracciata fino a questo punto e avvicinandosi incredibilmente a fantasiose prospettive teorizzate senza però crederci del tutto. Nel mio caso:

  • tornare a vivere/lavorare all’estero per un periodo (per chi non mi conosce, ho già Stati Uniti e Danimarca sulla lista)
  • abitare in un posto di mare
  • leggere Proust in lingua originale (“Longtemps, je me suis couché de bonne heure…”)

e altro.

E così, il piano B è diventato il piano A, e andarsene non è una fuga ma un’avventura, non è la soluzione ma un nuovo inizio. Ci sono tante cose, persone e situazioni che mi lascerò alle spalle, ma per com’è andata la mia vita finora sono fiduciosa che quelle importanti non andranno perse. Quelle superflue e tutto sommato irrilevanti, grazie a Dio, si auto-elimineranno come foglie che cadono a fine estate per diventare poltiglia ai bordi delle strade.

Come già in passato, vado a fare l’italiana all’estero, cogliendo l’occasione per potare qualche ramo secco. E il mio blog è sempre più autoreferenziale, e – per chi riesce a cogliere i collegamenti invisibili – prova inconfutabile che la mia vita è assolutamente ciclica e circolare, anzi elicoidale. Realizzare che scrivere su questo e altri blog possa avere avuto una certa utilità è destabilizzante. Ma in fondo, perché no?

nuotare sott’acqua e trattenere il fiato


altrove

Una delle mie parole preferite è “altrove”. Per tutta la mia vita, da che mi ricordo, sono sempre stata proiettata altrove – ovunque ma non dove mi trovavo in quell’istante. Relazioni naufragate perché con la testa e con gli intenti ero altrove, posti di lavoro cambiati perché aspiravo ad altro, e lo stesso dicasi per luoghi di residenza, studi, hobby, amicizie e così via. Sempre altrove, nonostante siano anni ormai che mi ripeto e mi sforzo di vivere nel momento, qui e ora. Un pochino sta migliorando, questa faccenda dell’altrove, ma nemmeno troppo. Ho così tanti piani B pronti in canna, aspetto solo che si materializzi quel minimo appiglio che servirebbe a catapultarmi altrove.

Ieri è morto Steve Jobs. Era solo questione di tempo – come per tutti noi del resto – eppure ci sono rimasta male e continuo a non capire bene perché. Forse perché se ne è venuto fuori con quel discorso a Stanford che vale davvero la pena di ascoltare – dev’essere qualcosa che ha a che fare con il cancro al pancreas, come quello che aveva anche Randy Pausch e che infatti l’ha spinto a tenere la sua ultima lezione su come realizzare i sogni dell’infanzia, non sprecare il poco tempo che abbiamo, eccetera. Forse perché dopo che l’avevano silurato dalla Apple ha tirato fuori dal cappello la Pixar, senza nemmeno una laurea in tasca, incarnando il perfetto sogno americano. Forse perché così smagrito e indebolito ma tutto sommato sempre sorridente mi ricordava mio padre poco prima che morisse.

Steve Jobs non era mai altrove, era sempre lì, al posto giusto. Certo, come ha detto lui stesso, i puntini si collegano solo guardandosi indietro dopo aver vissuto un’esperienza o una vita intera, ed è impossibile riuscire a vedere il disegno completo quando si è solo all’inizio. Ma i miei puntini finora sono disposti un po’ come i numeri primi, ossia – fino a prova contraria – apparentemente a caso. Però noto che il mio voler essere altrove sta diventando un voler essere altrove conservando determinate cose. Forse un po’ alla volta ci sto arrivando, altrove. Nel mondo che esiste dall’altra parte dello specchio, dove sono finita parecchi mesi fa.

the long and winding road

Sono assente da tanto, ed è proprio ora di un aggiornamento. Nella migliore tradizione, non avendo nulla di specifico in mente, farò una carrellata di cose varie in cui mi sono imbattuta ultimamente.

Make-a-mixa!

Cercando una chiavetta USB a forma di cassetta, mi sono imbattuta in questo sito carinissimo: www.makeamixa.com.

Qui non solo potete comprare una chiavetta USB a forma di cassetta, ma potete personalizzarla come più vi piace, e per poco più di 20 euro ve la spediranno a casa in una confezione carina con dentro adesivi, caramelle, una prolunga USB e altre figate. Ve lo consiglio assolutamente!

Crazy sexy cancer survivor Kris Carr

Una mia amica hawaiiana mi ha consigliato di leggere “Crazy Sexy Diet” di Kris Carr. Non conoscevo affatto l’autrice, che in realtà ha un discreto seguito. A 31 anni le hanno diagnosticato una rara forma di cancro, e da quel momento ha deciso di prendere in mano la situazione e farsi una cultura sulle cosiddette terapie complementari, in particolare l’alimentazione. Non è un medico né una nutrizionista, ma – come dice lei stessa - ha un PhD della Google University! :-)

Ha un blog interessante sulla salute naturale che vi consiglio di seguire: crazysexylife.com. Ha anche girato un documentario sulla sua storia, “Crazy Sexy Cancer”, che pure vi consiglio.

Dopo 8 anni dalla diagnosi è ancora tra noi, più in forma che mai, più motivata che mai. Certo, ha rinunciato a parecchie cose e ha introdotto abitudini nuove nella sua routine. Ma a noi, chi ce lo fa fare? Personalmente, penso che non dobbiamo mica aspettare di farci venire qualche malattia grave e incurabile per iniziare a prenderci cura della nostra salute… vi pare? Anche se predico bene e razzolo male, la cara Kris Carr mi ha davvero colpito. Peace & Veggies! <3


(immagine presa da qui)

Adesso basta (vivere per lavorare)

Va bene, mi sono entusiasmata leggendo un saggio di due anni fa. Non ho quindi scoperto l’acqua calda, ma del resto non l’ha scoperta nemmeno l’autore, Simone Perotti.

Nel suo libro “Adesso Basta” parla delle solite cose di cui si sente spesso parlare (o sono solo io?), ossia il downshifting, la riorganizzazione dei ritmi lavorativi per un diverso work-life balance, la schiavitù silenziosa in cui ci siamo auto-incatenati, e cose del genere.

Magari a voi piace da matti lavorare come matti, facendo orari allucinanti e magari attaccandoci anche lunghi tragitti da pendolare, scambiando il vostro poco tempo (tempus fugit…) per somme più o meno consistenti di denaro, che quasi sicuramente spendete per continuare a vivere e restare a galla nella società contemporanea fatta di consumismo e sprechi. Tantissimo tempo della vostra vita che impiegate nell’ottica, un domani, di fare un bel viaggio, comprare una macchina/moto/casa/gadget, andare in pensione per godere finalmente di un po’ di tempo libero.

L’autore – come molti altri, tra cui la bravissima Grazia Cacciola anche nota come Erbaviola – a un certo punto si è accorto che questa crescita a tutti i costi non gli stava più bene, e ha ammesso a se stesso che avrebbe preferito vivere in un modo diverso, anche al costo di fare delle rinunce. E le ha fatte, e ha cambiato vita. Alla faccia nostra.

Se anche voi, come l’autore e come la sottoscritta, avete un po’ questo tarlo nel cervello, leggetelo. By all means! E già che ci siete leggetevi anche “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione“, di Grazia Cacciola. E cambiate.

Il cambiamento è possibile.

Rob Brezsny mon amour ♥

Le ultime tre settimane, Rob Brezsny ha regalato a noi del Toro degli orosocopi spettacolari. Ve li incollo, senza annoiarvi spiegandovi i i modi misteriosi in cui ci ha azzeccato.

17-23 Giugno
Un tempo il rio delle Amazzoni scorreva nella direzione opposta a quella attuale. Molti secoli fa, la sua corrente viaggiava verso ovest dall’Atlantico al Pacifico. Vorrei che tenessi bene presente questa immagine mentre prenderai in considerazione l’idea… di un cambiamento altrettanto colossale nella tua vita. Usalo come simbolo di possibilità, come promessa che anche tu potresti riuscire a cambiare il verso di una corrente che sembra immutabile.

24-30 Giugno
Siamo ormai a metà del 2011, Toro. Vogliamo fare un bilancio della prima parte dell’anno e pensare a quali avventure ti aspettano nei prossimi sei mesi? Secondo me, dallo scorso gennaio hai subìto un tempestoso processo di purificazione, che in parte ha fatto tremare le ossa della tua anima e in parte ti ha liberato dalle manette forgiate dalla tua mente. In pochi mesi, hai superato più momenti di massima tensione di quanto tu non abbia fatto negli ultimi tre anni. Adesso sei fresco e pulito, pronto per affrontare un tipo di divertimento meno stressante e più gioioso.

1-7 Luglio
Dopo aver meditato sui tuoi presagi astrali per il resto del 2011, ho scelto le parole che si adattano meglio alle tue necessità. Sono dello studioso di mitologia Joseph Campbell: “Se vedi la tua strada distesa davanti a te, puoi essere certo che non è la tua strada. La tua strada la costruisci passo dopo passo. È per questo che… è tua”. C’è anche un corollario del poeta spagnolo Antonio Machado. “Viandante, sono le tue impronte il cammino e nulla più; viandante non c’è un cammino la via si fa con l’andare / Camminando si fa il cammino e girando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai si deve tornare a calpestare”.

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Ho Google+. Se qualcuno vuole che provi ad invitarlo/a, mi faccia sapere. Se volete, aggiungetemi!

come il barone Lamberto

C’era due volte il barone Lamberto è uno dei miei libri preferiti, l’ho letto più volte da bambina, come del resto quasi tutti i libri di Gianni Rodari. Recentemente mi è capitato di regalarlo, anche se purtroppo negli ultimi anni le vecchie edizioni sono state dismesse a favore di un nuovo formato che non mi piace per niente. Le copertine sono bruttine, a mio parere, e troppo colorate. Tanto per capirci, ecco le due edizioni a confronto, prima e dopo la cura:

Trovo che le illustrazioni di Altan, per quanto belle, non siano proprio all’altezza dei disegni di Bruno Munari. Guardate che belli questi:


Per il mio compleanno, che è stato qualche giorno fa, ho ricevuto un regalo bellissimo: due copie dell’edizione classica di C’era due volte il barone Lamberto, quella con l’isola di San Giulio in copertina. Una da leggere e sfogliare, l’altra da conservare - è la prima edizione del 1978, con tanto di dedica dell’autore (non a me, chiaramente, dato che Rodari purtroppo è morto da un pezzo).

Comunque, in questi giorni mi sento un po’ come il barone Lamberto e le sue 24 malattie, una per ogni lettera dell’alfabeto o quasi: cistite, otite, e via così. E come il barone Lamberto vorrei prendermi maggiore cura di me, ringiovanire, circondarmi di gente che mi pensa e ripete il mio nome. Questa cosa l’ho già detta (qui e qui), forse ora col compleanno e tante strane vicende fiabesche la mia mente viaggia di nuovo in quella direzione. Tanto per cambiare, scrivo cose che capisco solo io.

Vi consiglio però caldamente di leggere questo libro, e perché no, anche Favole al telefono, che è composto da tante piccole storie di una pagina o poco più. E se non volete leggerlo voi, regalatelo o leggetelo a qualche bambino, per contrastare il piattume culturale e lo stile educativo “delle tre i”. Diciamo no all’invecchiamento prematuro e all’eccesso di serietà, sì all’infanzia prolungata, colorata e spensierata.

In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatré anni), assai ricco (possiede ventiquattro banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore, eccetera), sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro. Solo il maggiordomo Anselmo se le ricorda tutte. Le tiene elencate in ordine alfabetico in un piccolo taccuino: asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica, e cosí avanti fino alla zeta di zoppía. Accanto a ogni malattia Anselmo ha annotato le medicine da prendere, a che ora del giorno e della notte, i cibi permessi e quelli vietati, le raccomandazioni dei dottori: «Stare attenti al sale, che fa aumentare la pressione», «Limitare lo zucchero, che non va d’accordo con il diabete», «Evitare le emozioni, le scale, le correnti d’aria, la pioggia, il sole e la luna».

– Gianni Rodari, “C’era due volte il barone Lamberto”