corso base di cucina macrobiotica

Oggi finalmente ho un attimo di respiro!

Vi parlerò quindi del corso base di cucina naturale che ho iniziato qualche giorno fa a La Sana Gola di Milano.

sanagola

Innanzitutto, lasciatemelo dire: stare in cucina, soprattutto in una vera cucina, è bellissimo. Tutto quell’acciaio luccicante… i fornelli, i frighi spaziosi, il forno professionale, per non parlare degli utensili. Mi ha ricordato l’unica altra volta che ho lavorato in una cucina, anche se solo come lavapiatti (era il lontano 1999, al lussoso Søren K di Copenhagen). E poi, gli odori delle cotture macrobiotiche! Mi piacerebbe lavorare in una cucina? La risposta ovviamente è sì.

La docente del corso, Federica Ferrari, era super carina. Calma, pacata, preparata, sorridente. E anche il suo assistente per la serata, un ragazzetto magrolino con la testa rasata e tatuato sul braccio il simbolo dell’Animal Liberation Front.

Gli argomenti trattati, prevedibilmente, non mi erano sconosciuti. Diciamo che mi erano perfettamente noti, tanto che avrei potuto esserci io dall’altra parte a fornire un’introduzione ai concetti base della cucina macrobiotica, l’energia del cibo, i diversi metodi di cottura, gli ingredienti consigliati e quelli sconsigliati, e via dicendo. Per questo, i ringraziamenti vanno al bellissimo libro di Annemarie Colbin, “Cibo e guarigione”, che ho letto e riletto dal 1996 fino a ieri sera. Tendo a leggerlo nei momenti di sconforto… di solito anche solo appoggiarlo sul comodino funziona :-)

I partecipanti al corso erano misti: alcuni super chiacchieroni e chiaramente novizi della macrobiotica, con il furore invasato di chi ha appena ricevuto una rivelazione, altri silenziosi e imperscrutabili.

Il cibo preparato durante la lezione molto buono, come solo le cose semplici possono essere. Il menu, intenzionalmente basilare, comprendeva:

  • orzo decorticato lessato
  • verdure a tocchetti (carote, broccoletti, topinambur) appena scottate
  • salsine per condire la verdura
  • gomasio
  • tofu marinato e poi cotto al forno
  • gelatina (kanten) di succo di mela con tocchetti di frutta fresca

Tutto buonissimo, anche se il tofu è risultato decisamente troppo salato per il mio gusto.

Ho partecipato volentieri (ammetto che sarei stata seduta in silenzio in cucina per 2 ore e mezzo anche senza corso…) e mangiato volentieri, considerando che il menu ricordava molto da vicino un menu classico di quelli che mi preparo anche a casa (escludendo il kanten e la cottura del tofu in forno).

Settimana prossima si ripete!

3929804222_889b6d8e4c(immagine presa da qui)

A casa, da brava ex-secchiona, ho fatto i miei compiti: ho cotto del riso integrale a chicco tondo in pentola a pressione seguendo le dosi di riso e acqua consigliate, ho poi lessato dei fagioli azuki con un pezzetto di alga kombu (lo facevo anche a 20 anni… con buona pace di mia madre), e infine ho preparato una salsina per le verdure a base di tahin, acidulato di umeboshi, acidulato di riso e malto di riso. OK ho mischiato due salse in una… che vi frega? Era buonissima! Aspra, salata, dolce… tutto insieme. Ah, e naturalmente mi sono bevuta qualche tazza di zuppa di miso bianco e alga wakame al posto dell’infuso di metà mattina.

Sto ancora cercando la ricetta ideale per questo periodo strano. Per ora, dormire con la prima edizione di “Cibo e Guarigione” sotto il cuscino è l’unica cura che ho trovato.

Soldi permettendo, mi piacerebbe seguire l’intero percorso per cuoco naturale nei prossimi mesi. Non si sa mai che cosa riserva il futuro, e male che vada farò un sacco di ottimi pranzetti.

P.S. A proposito di libri, al momento sto aspettando con molta curiosità “Il grande libro dell’ecodieta” di Carlo Guglielmo, suggeritomi da Valentina e ordinato su internet con il 30% di sconto (è un libro piuttosto costoso!) che dovrebbe trattare argomenti simili alla mia bibbia personale.

Vi farò sapere.

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il mio primo gelato… vegan!

Attenendomi alla legge che stabilisce che “cucinerai solo ed esclusivamente con gli ingredienti che la dispensa ti offre”, ieri sera ho pensato di inaugurare la gelatiera gentilmente regalatami da Stef e Nicole con un gelato vegan improvvisato.

Ingredienti:

  • 150ml di latte di soia bio
  • 350ml circa di acqua
  • 8 cucchiai di latte di cocco in polvere
  • 2 cucchiai di caffè solubile
  • 6 cucchiai di zucchero di canna integrale
  • noci macadamia tritate
  • un pizzico di sale marino integrale
  • 1 cucchiaio di sciroppo d’acero (per guarnire)

Il risultato? Buono… e a prova di moroso non vegan :-)

Certo, avrei potuto fare qualcosa di meglio. Per esempio, non mettere le noci macadamia, che hanno un sapore strano nel gelato e forse stanno meglio nei muffin. Oppure, assaggiare il latte di soia Alce Nero PRIMA di mescolare gli ingredienti… così avrei scoperto che ha un sapore immondo di fagiolo e l’avrei sostituito in toto con l’acqua :-/

Però la vita è fatta anche di esperimenti, e come avrete sicuramente capito se mi leggete ogni tanto il mio metodo di procedere è senza dubbio il buon vecchio “trial and error“.

Arrivederci al prossimo gelato ^_^

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pesce d’aprile

Certa gente ha proprio il senso dell’umorismo… quasi quasi ci cascavo anche io!!

Pantene Nature Fusion con estratti naturali di Cassia

Sul sito della Pantene dedicato a questi nuovi prodotti c’è scritto:

ISPIRATO DALLA NATURA – Noto per le sue qualità protettive, il fiore di Cassia viene utilizzato nella medicina Ayurvedica e tradizionale da più di 4700 anni.

POTENZIATO DALLA SCIENZA – L’innovazione scientifica ha racchiuso le proprietà naturali del fiore di Cassia negli shampoo Nature Fusion, per donarti capelli splendenti e più morbidi in solo 7 giorni.

pantene

Shampoo e balsamo li ho provati – avendoli ricevuti in regalo - e sono simili agli altri della Pantene. La pubblicità, il packaging e il nome rimandano a ingredienti naturali… eppure, andando a vedere la lista degli ingredienti, si scopre che il cosiddetto INCI è tutt’altro che buono. Signor Pantene, ci avevi quasi beffato! :-) L’impacco rigenerante di fiori e piante meglio che me lo preparo a casa seguendo qualche ricettina trovata sul forum di www.saicosatispalmi.org, va’… già che ci sono, lascerò fuori le sostanze nocive per la mia pelle, la mia salute e l’ambiente.

   Water
   Sodium Laureth Sulfate
 g  Cocamidopropyl Betaine
   Sodium Chloride
   Cocamide MEA
 r  Cassia Hydroxypropyltrimonium Chloride
 ?  Cassia Tora Seed
 ?  Cassia Obtusifolia Seed
 ?  Bambusa Vulgaris Shoot Extract
   Grape Seed Extract – Vitis Vinifera
   Avocado Oil – Persea Gratissima
   Panthenol
   Panthenyl Ethyl Ether
   Citric Acid
 g  Corn Starch
 ?  Sugar Cane
 rr  Dimethiconol
 ?  Fragrance
 v  Sodium Benzoate
 rr  Disodium EDTA
 r  PEG-7M
 r  Methylchloroisothiazolinone
 r  Methylisothiazolinone
   Sodium Citrate
 r  Sodium Xylenesulfonate
 ?  Yellow 10
 ?  Red 33
 ?  Blue 1

(ingredienti tratti da qui) 

D’accordo, non è una novità. Però perché salire a bordo del carrozzone “green” ad ogni costo? Anche a costo di chiamare “naturali” e ”delicati” prodotti di bellezza contenenti sostanze tossiche (come il Sodium Laureth Sulfate o SLS) o additivi fortemente inquinanti? Un po’ come chiamare “genuine” le merendine confezionate…

La prossima volta che sentirete in giro che è meglio non mangiare il pesce perché contaminato dal mercurio e da altri metalli pesanti, ricordatevi del Disodium EDTA nel vostro shampoo. Sì, è anche colpa vostra. E mia, ovviamente.

Cambiamo?

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un brutto libro, una bella maglietta e un corso in arrivo

Lo so, lo so, continuo a rimandare la recensione di “Animal, Vegetable, Miracle” di Barbara Kingsolver… ma prima o poi ce la farò! :-)

Un brutto libro

In tema di libri, vorrei sconsigliarvi vivamente un libro che ho appena letto. E’ raro che un libro mi irriti profondamente tanto da non volerlo finire, ma questo devo dire che ce l’ha fatta (anche se l’ho letto fino in fondo… se non altro per dare un senso ai soldi spesi!).

Si tratta di “Due cuori e un fornello” di Ilaria Mazzarotta, che ho comprato per il viaggio di ritorno da Pisa avendo finito in tempo record il libro dell’andata (”A neve ferma” di Stefania Bertola, che vi consiglio). Ero indecisa tra quello e “La principessa di ghiaccio” di Camilla Lackberg, e ho fatto l’errore di lasciarmi attirare dalla copertina simpatica e dal tema culinario (tutti sanno che adoro i libri di cucina o che parlano di cucina!) a scapito di un (bel?) thriller nordico.

Forse a causa della diversa concezione della cucina che abbiamo io e l’autrice, il libro mi è rimasto del tutto indigesto. Innanzitutto, non una ricetta che contenga meno di 100g di burro e 4 uova pro-capite. Poi, lo spazio dedicato alla celebrazione degli ingredienti freschi e naturali era circa lo 0.1% del libro (giusto un accenno alla bontà della farina di castagne genuina e all’olio buono). Proseguiamo con descrizione compiaciuta del Convivente (suo alter-ego nella narrazione e compagno di vita nel mondo reale) chiaramente mammone viziato, “incomprensibilmente” geek (pronto… i geek sono tra noi! forse sei tu, Ilaria, che non te ne sei accorta…).

Poi, boh. Ci sono un tot di cose che mi hanno dato profondamente fastidio. Il fatto ad esempio che l’autrice si senta tanto sbarazzina ad aver avuto per un brevissimo periodo delle coinquiline. Il fatto che si bei così platealmente delle sue (miserrime?) conoscenze di cucina d’oltralpe. Il fatto che (sulla scia di qualche fenomeno commerciale? che ne so, il libro-film Julie&Julia) identifichi Julia Childs e il libro “Mastering the art of French cooking” con il gotha della cucina. Il fatto che per personalizzare la cucina trovata bell’e pronta nello spazioso e moderno appartamento del Convivente si sia sbizzarrita con pentolame firmato Le Creuset, manco fosse The Pioneer Woman o una casalinga disperata arrapata dal catalogo di Williams-Sonoma o Sur-la-table. E potrei continuare per un bel po’, annoiandovi a morte.

Forse sono troppo severa… però che ci posso fare? E’ un libro di cui farei volentieri a meno. Anzi, se qualcuno lo vuole (potrebbe piacervi!) fatevi sotto e proponetemi pure uno scambio :-)

Altri libri di cucina che mi hanno irritata profondamente:

  • “Eat My Globe: One Year to Go Everywhere and Eat Everything” di Simon Majumdar (un fighetto innamorato della carne e NON del cibo)
  • “Le cuoche che volevo diventare. Ventuno grandi donne in cucina.” di Corradin Roberta (questo non sono riuscita a finirlo… pessimo)

A scanso di equivoci, ho scaffali pieni di libri di cucina, che parlano di cucina, romanzi a tema culinario che, ciascuno a modo suo, ho apprezzato!

Una bella maglietta

Il mio amore mi ha fatto un regalo. Una maglietta di TippiTappi! Sì, quelle bellissime in vendita sul suo sito www.tippitappi.com! Le prenderei tutte!! E’ arrivata in tutto il suo splendore di cotone biologico made in Italy.

plant-nera

Non vedo l’ora di sfoggiarla  :-)

Un corso in arrivo

Mi sono regalata il corso base di cucina a La Sana Gola! Non avendo i soldi per pagarmi l’intero percorso di cuoco naturale/macrobiotico, ho deciso di iniziare con il corso base e - se mi piacerà (probabilità 99%) – continuare con i vari corsi singoli per poi concludere con l’esame finale tra un annetto abbondante. Non siete emozionati anche voi??

Per 5 martedì sera di fila a partire dal 12 aprile, quindi, cercherò di carpire i segreti dei deliziosi piatti che si possono gustare nel ristorante della Sana Gola a Milano in via Farini 70. Se non ci siete ancora mai andati, fatelo! La cucina macrobiotica ben studiata mi dà sempre grandi soddisfazioni e mi fa sentire benissimo. Hey, anche mia mamma ha detto che il pranzo era buono e saziante e lo strudel (che io non ho mangiato… sapete, la dieta) veramente ottimo!

Fa’ la cosa giusta in fiera a Milano!

Il prossimo weekend a Milano ci sarà Fa’ la cosa giusta in fiera… mi raccomando, non perdetelo!! Sulla newsletter di oggi leggo dei gadget che si potranno trovare e a cui probabilmente cederò:

Quest’anno i visitatori potranno portarsi a casa alcuni utilissimi gadget per “fare la cosa giusta” tutto l’anno: la borraccia per bere sempre l’Acqua di Tutti; il kit per farsi l’orto in balcone; la borsa fatta con PVC di recupero per “evadere” dal solito look. E inoltre le classiche magliette bio-eque e la comoda borsa di tela per fare la spesa plastic free! Trovate tutto ai nostri punti info!

L’anno scorso me la sono cavata con delle scorte di tofu, hemp-fu e muscolo di grano, una sporta di prodotti Lush, una maglietta di Emergency e il libro “La spesa in cascina”. Chissà quest’anno se sarò altrettanto brava?  ;-)

1953

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seguire le ombre

Scusate la lunga pausa, ma qui le settimane volano letteralmente, tra impegni e imprevisti.

Lunedì sera sono stata al corso di meditazione zazen, ed è stato molto… zen. Come viaggio all’interno di sé continuo a preferire lo yoga nidra, ma è stata un’esperienza interessante.

Sto (ri)leggendo “La via dello zen” di Alan Watts, come saggio non è la cosa migliore che abbia mai letto, ma è abbastanza scorrevole e interessante. Avrei voglia di rileggere “La dieta macrobiotica” di George Ohsawa, che ho in una vecchissima edizione del 1968. Tra l’altro, mi devono spiegare perché col passare degli anni le copertine delle riedizioni diventano sempre più brutte!

Sempre in tema di libri, ieri è uscito “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer. Sottotitolo: “Perché mangiamo gli animali?”. Da leggere assolutamente!

Nello spirito dell’alternanza di yin e yang, ho iniziato a fare fitboxe. E’ fantastico! Ho anche provato a fare altri corsi che decisamente non fanno per me, come per esempio i primi 20 minuti di total body workout che sono step coreografico o aerobica con varie coreografie. Nella vita precedente di sicuro non sono stata una ballerina…  :-)

Ho trovato la barretta di frutta secca definitiva: si chiama barretta di frutta hawaiian spirulina e vaniglia, contiene datteri, mandorle, fichi, uvetta, fiocchi d’avena, nocciole, spirulina hawaiiana e vaniglia. Il tutto certificato bio. E’ super energetica e buonissima, l’unico svantaggio è il prezzo, ossia circa 1.75 euro al NaturaSì.

Dev’essere il periodo della spirulina, perché mi sono anche innamorata del gomasio alla spirulina che ho comprato sempre al NaturaSì. E’ buonissimo e lo metto veramente su tutto! Farà poi bene la spirulina?

Oggi inizia il mio secondo mese di dieta ipocalorica vegan. OK, non sono stata vegan al 100%, ho fatto qualche sgarro qui e là (una cioccolata calda… una fetta di torta iperpannosa per un compleanno… del sushi…). Il restante 99% del tempo ho mangiato cibo integrale, biologico, un sacco di verdure, pochissima frutta, ho evitato zucchero e solanacee come la peste, eliminato il caffé del tutto. Risultato? Mi sento benissimo!!!!!!

Sto facendo un serio pensierino di iscrivermi, a settembre, alla scuola di cucina naturale e macrobiotica della Sana Gola a Milano. Che ne pensate?

L’ideale sarebbe vivere alle Hawaii, così potrei macrobioticamente mangiare in prevalenza frutta tropicale – la mia droga. Per ora mi astengo, anche perché qui da noi papaya, mango, avocado, banane e tutto il resto sono veramente insipidi e coriacei. Pensate un po’ che bello svegliarsi la mattina, fare una passeggiata fino all’oceano in infradito, comprare della frutta tropicale appena raccolta lungo la strada e magari degli involtini vietnamiti crudi con salsa agrodolce, e fare merenda con i piedi nella sabbia rovente e il sole che ti cuoce la testa. IL PARADISO.

frutta_tropicale
(foto presa da qui)

Appena avrò un attimo tranquillo inizierò con le recensioni che avevo promesso :-)

Nel frattempo, posso solo consigliare anche a voi di essere più zen, mangiare più verdura e meno di tutto il resto, fare sport che vi facciano sudare, leggere.

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