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nuotare sott’acqua e trattenere il fiato


aruanda

E’ passato oltre un anno e non è cambiato molto. I numeri sul calendario, qualche altro dettaglio esteriore. Mi ero ripromessa di decidere delle cose entro fine 2009 (vedasi qui), ma non l’ho fatto. Perché? Your guess is as good as mine, per così dire.

E adesso non è proprio tempo di esporre nuovi propositi, sono a-propositiva. Per usare una metafora fornita oggi da un’amica, continuerò a navigare a vista in questo mare di merda.

Vorrei solo comunicare al mondo che non sono morta, non sono moribonda né intendo morire, se Dio vorrà. E vorrei anche ringraziare lui, Buddha, e i loro amici là in alto per i piccoli, piccolissimi appigli che mi stanno fornendo. Micro-appigli, tipo parete da scalare di difficoltà massima. Senti il vuoto sotto, e miracolosamente intravedi un microscopico appiglio. Qualcosa del genere. Grazie a tutti gli amici – soprattutto amiche – che hanno bussato alla mia porta per chiedermi come sto, e molto di più. Prevedibili, imprevedibili, se non addirittura impensabili.

Vi ricordate quando dicevo che mi piace cucinare, quando ero presa bene per le idee su come rendere la vita migliore, quando ascoltavo la musica, facevo gelati, progettavo viaggi, o cose del genere? Bene, ora non più. Mi fa tutto schifo. E’ tutto marcito. Come il povero topolino morto nel corridoio della mia cantina, che nessuno ha tirato su e ora è una specie di monito verso la caducità della vita e l’impermanenza della felicità.

Insomma, sono rimasta solo io. Io e il mio tatuaggio da finire, il gatto, il gatto in affidamento, fornelli inutilizzati, una parete di libri, 12 barattoli di sugo di pomodoro bio che non mangerò mai, 3 zucche, un cellulare scassato, biglietti aerei e di trenitalia non rimborsabili buttati nella carta straccia. Io e questo stupido blog, che forse dovrei rileggere con attenzione per capire tante cose. Invece ne continuo a scrivere altre, lasciando ai posteri il lavoro interpretativo, o per dirla in matematichese, lasciando la dimostrazione al lettore.

Avevo scritto qui che “Quando tutto va a rotoli, non resta altro da fare che abbandonarsi alla corrente e sperare di non annegare.” Non avevo considerato l’ipotesi che non ce ne fosse più di corrente. E’ tutto stagnante. La mia condizione si chiama stagnazione del Qi. Che cosa diavolo è il Qi? Ve lo spiego un’altra volta.

Statemi bene. Sono sicura che in questo blog, da qualche parte, c’è anche qualche consiglio intelligente, sepolto in una marea di cazzate autoreferenziali. Tipo questo, toh.

There’s a land, Aruanda
Diamond sand, Aruanda
Silver stars on the hill top
Take me to Aruanda

Lots of fish in the stream near
Lots of dangers to dream there
Golden sun in the valley
Take me to Aruanda

There where nobody worries
There where nobody hurries
Easy life waving you welcome
Take me there

Leave my sadness behind me
Let sweet paradise find me
Heaven waits over yonder
Take me to Aruanda

Astrud Gilberto, “(Take me to) Aruanda”

e da oggi, anche su liquida

Cari lettori semi-abbandonati, è con una certa emozione che vi comunico che oggi uscirà il mio primo articolo per il magazine di Liquida! Approfitto per ringraziare chi mi ha proposto questa collaborazione dopo aver letto il mio post di lamentela sulla collaborazione sfumata con Blogosfere.

“Ma come,” – mi direte – “non hai appena finito di scrivere che il multitasking ci ucciderà?” Ebbene sì… che io possa essere per voi esempio vivente del detto “predica bene e razzola male” :-)

In ogni caso, a Babbo Natale – oltre ai soliti amore, felicità, salute e ricchezza – ho chiesto anche un po’ di determinazione in più, per riuscire ad organizzarmi meglio e fare tutto quello che vorrei fare più serenamente, con più decisione e meno sprechi di tempo ed energia.


(foto presa da qui)

MEOWY CHRISTMAS!

i soldi non sono tutto: quando dire di no a una possibilità di guadagno extra

Non so voi, ma io sono perennemente al verde. Tra spese fisse (bollette, etc.), spese irrinunciabili (la spesa, cibo e vet per i gatti) e spese accessorie (libri, palestra, tennis, yoga, prodotti voluttuari, cinese o giapponese da asporto, … e la lista  potrebbe continuare), le uscite in qualche modo rischiano spesso di superare le entrate.

Risparmiare è possibile, ma ogni tanto non mi dispiacerebbe avere un gruzzolo da spendere per un viaggio o per concedermi qualche sfizio senza troppi sensi di colpa.

Per questo motivo sono sempre molto attenta alle (scarse) opportunità di guadagno extra che si manifestano all’orizzonte, soprattutto se la prospettiva è più incoraggiante di qualche ora di lezioni private (matematica e inglese… se vi serve!!) o di sporadiche vendite su ebay.

Un’opportunità che mi è parsa stuzzicante è quella di collaborare con un blog tematico e ricevere un compenso per ogni post, proporzionale al numero di accessi. Ci sono diverse possibilità di questo tipo; io ho scelto di mandare un progetto editoriale a Blogosfere, che è sempre in cerca di nuovi autori.Vi dirò di più: ne ho inviati due! Entrambi sono stati accettati e per entrambi ho ricevuto una proposta di contratto.

Perché ho detto di no per ben due volte a Blogosfere?

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writer’s block

Il NaNoWriMo è iniziato da 36 ore e ho scritto ben zero parole. Mi sento peggio di Hank Moody… La cosa più preoccupante è che ho sognato le vicende dei miei personaggi e svegliandomi ero convinta di aver scritto.

Forse dovrei solo mettermi dei tappi nelle orecchie, staccare internet, prepararmi una tazzona di caffè e predisporre un paio di pacchetti di fazzoletti per il raffreddore. Chi ben inizia è a metà dell’opera. Insomma, partire è la parte più difficile, no? Poi è tutto in discesa. O così dicono…


(immagine presa da qui)