Archive for the ‘vegan’ Category

wok di verdure e avena

Una cosa  che non mi avevano detto della Costa Azzurra è che qui piove tanto. Non piove molto spesso a dire il vero, c’è parecchio vento ed è difficile che le nuvole decidano di stazionare sopra Antibes, Nizza, Cannes, Monaco e compagnia bella. Di solito si fermano sulle Alpi (Alpes-Maritimes) o dall’altra parte, in Piemonte. Però in alcuni periodi dell’anno ci sono delle piogge torrenziali – tipicamente in autunno e in primavera – alternate a sole caldo e cieli tersi. Beh, per farla breve, nei giorni scorsi ha piovuto parecchio e sfortunatamente quando piove la mia fantastica veranda con vista sul porto tende ad allagarsi. Altra cosa che non mi avevano detto :-/

port vauban, antibes

L’altra sera, dopo essere rientrata a casa sotto il diluvio torrenziale e dopo aver asciugato meticolosamente il pavimento della cucina-veranda, sono stata molto contenta di aprire il frigo e trovarmi davanti uno stock di prodotti pronti BioAppetì da cucinare! Allo stremo delle forze, e desiderando qualcosa di caldo e rassicurante, ho optato per il wok di verdure e avena pre-pronto.

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piccolo spazio pubblicità

Tempo fa sono stata contattata da un’emissaria di BioAppetì per partecipare ad un blog-evento promozionale, in cui si chiedeva ai food blogger di provare ad immaginare dei menu senza prodotti di origine animale (quindi no carne, no pesce, no uova, no latticini, etc.) per poi realizzarli utilizzando i prodotti della suddetta marca.

Ora, ci terrei a chiarire che non sono una food blogger e non so in base a quale criterio abbiano pescato il mio blog. D’altronde, è anche vero che sono un’aspirante food blogger, amo cucinare, ho una collezione di libri di cucina veg* da fare spavento e già mi nutro principalmente facendo a meno dei prodotti di origine animale. Quindi mi sono detta, perché no? Tanto più che già molte volte in passato ho comprato i prodotti (vegan) di BioAppetì, e quindi l’idea di ricevere un set di prodotti da “provare” e recensire non mi dispiaceva affatto.

Tutto questo lungo preambolo per dirvi che prossimamente troverete su questi schermi delle semplici ricette frutto di questo esperimento.

N.B. L’unico compenso che ho ricevuto è stato uno scatolone refrigerato pieno di prodotti BioAppetì. Nessuno mi obbliga a dire che sono buoni o sani. Il fatto poi che io avessi già una particolare preferenza per alcuni di questi piatti pronti (in cima alla lista: crema spalmabile di tofu, carote e cumino!) è solo una fortunata coincidenza

Grazie karma!! <3

5 buoni motivi per non trasferirsi in Francia (*)

(*) per techno-nerd, vegan-macrobiotici, sushi-dipendenti

1. Non potrete usare il vostro iPhone come hotspot wi-fi. A seconda dell’operatore, pagando un canone mensile ridicolmente elevato potrete sbloccare questa opzione.

2. Avere un piano dati per il cellulare vi costerà una fortuna. A titolo informativo, vi incollo l’offerta di Orange (FR) e quella di Tre (IT) tanto per darvi un’idea…

Postilla:
In questi giorni è stata resa pubblica l’offerta di Free, provider internet che ha deciso di lanciarsi nel mondo delle comunicazioni mobili. Potete leggere l’annuncio su Punto Informatico o questo approfondimento in inglese. Per noi nerd scettici, l’idea di fare i beta tester paganti per un’infrastruttura che non si sa ancora se reggerà e per un tipo di offerta che comunque ci aspetteremmo come basilare nel 2012 non è molto convincente
. Come se dovessimo stupirci dell’acqua calda, delle auto elettriche o degli acquisti via internet. Ai posteri l’ardua sentenza…

3. Vi sarà praticamente impossibile astenervi dai latticini. I francesi mettono burro, latte e panna ovunque. Citando Julia Child, “There are three secrets to French cooking: butter, butter, and butter!”.

4. I vegetariani o vegani  sono guardati con sospetto. Mettere in discussione l’alimentazione carnea è quasi più blasfemo che mettere in discussione il nucleare (principale fonte di energia in Francia). Pare ci sia anche un decreto che rende obbligatorio mangiare carne, pesce, uova e latticini.

5. In Costa Azzurra, il sushi è immangiabile e carissimo. Rimpiangerete anche il peggior ristorante giapponese  gestito da cinesi in qualunque paesotto del Nord Italia. Sono pronta a scommettere 100€ che il riso per sushi che potreste preparare a casa vostra con ingredienti dell’Esselunga sarebbe migliore di quello che troverete nei take away della zona (o quanto meno equiparabile).

Prossimamente, per la par condicio, prometto che scriverò un post sui 5 buoni motivi per trasferirsi in Francia

Peace & butter,
Giulia

right here and right now

Sto leggendo un (ennesimo) interessante libro sullo zen che ho scovato a NYC da Barnes & Noble all’angolo dell’82esima strada e Broadway (tappa quasi inevitabile lungo il pellegrinaggio verso Zabar’s). Si intitola “Hardcore Zen“.

L’autore, un certo Brad Warner, è un ex fricchettone, bassista e punk-rocker, insegnante di inglese in Giappone con il mitico JET program, produttore di B-movie giapponesi in cui mostri giganti à la Godzilla minacciano di distruggere il mondo (nella fattispecie: Tokyo), estimatore di Ultraman e monaco zen.

E così, ennesimamente, trovo che la filosofia punk si applichi egregiamente ai miei campi preferiti dello scibile umano: prima la cucina vegan (con i bei libri di Isa Chandra Moskowitz e la sua Post Punk Kitchen), ora il buddhismo zen.

Cosa diavolo c’entra il titolo, direte voi? C’entra eccome: l’insegnamento più importante che mi sembra di aver tratto dalle mie letture zen è l’importanza di vivere nel momento presente, qui e ora. Il futuro non esiste. Riflettiamoci un attimo. Il futuro non esiste.

La prima volta che mi hanno spiegato che cosa fosse il buddhismo è stato a scuola. Un anno, miracolosamente, invece del solito prete laico di CL abbiamo avuto un brillante seminarista che ha dato un senso all’ora di religione parlandoci delle religioni, e non di Cristo. Ma sto divagando. Insomma, in quell’occasione mi rimase impresso che secondo la filosofia buddhista la vita è dolore. Meglio non mettere al mondo dei figli perché il mondo è pieno di sofferenza. L’unica speranza è la ricerca dell’illuminazione. Non avevo capito niente! O forse chi me l’ha spiegato a) non si è espresso bene, o b) non aveva capito niente a sua volta.

Non è che il mondo sia intrinsecamente una valle di lacrime. Life is suffering vuol semplicemente dire che niente dura per sempre. Il nostro incessante desiderio di qualcosa di più, di qualcosa di sempre nuovo e diverso, ci porta inevitabilmente all’insoddisfazione.

“You may find that having is not so pleasing a thing as wanting. This is not logical but it is often true.” — Spock

Viviamo proiettati nel futuro, aspettando la svolta, una svolta qualunque, e non ci godiamo il momento presente. Non viviamo nel momento presente. Il presente ci sembra qualcosa di provvisorio e passeggero, e così, momento dopo momento, giorno dopo giorno, il tempo passa, la vita passa, e noi non siamo mai pienamente soddisfatti. La vita è dolore nel senso che non ci va mai bene niente. Se solo avessi più tempo, quando perderò gli ultimi 5kg, non appena avrò maggiore stabilità economica, allora sì che. L’erba del vicino è sempre più verde. E stavolta non sto divagando. Pensateci.

Il futuro è solo un’idea. Una bella idea, su cui possiamo arzigogolare finché vogliamo, ma che potrebbe – come ogni idea – non concretizzarsi mai. E non intendo solo dire che potremmo morire prima (possibilità remota ma da tenere a mente), quel che voglio dire è che magari tra un po’ cambieremo idea, vorremo qualcos’altro, e la linea del futuro continuerà a spostarsi in avanti. Il futuro non arriverà mai. Il futuro è oggi.

(immagine presa da qui)

Se siete arrivati fin qui, alla fine di questa lunga elucubrazione, traete anche voi le vostre conclusioni. Godetevi quel che vi offre il presente. Se non vi piace, cambiatelo adesso. Già: subito, oggi, non domani. La libertà è oggi, in ogni momento. Fatene buon uso.

P.S. Ricordatevi anche che “the Lord giveth and the Lord taketh away” - “il Signore dà e il Signore toglie”. Non stressatevi. Ogni cosa prima o poi si trasforma nel suo opposto. Godetevi il momento, e domani si vedrà. Ah, e leggetelo il libro, non è affatto male :-)

caro diario

Venerdì 18/06/2010

Sono stata alla GGD#13. Per i non addetti ai lavori, la 13esima Girl Geek Dinner milanese. Eravamo alla sede della Sony a Cinisello Balsamo… è stato un po’ difficile arrivarci ma – wow. Ho guardato per la prima volta la TV in 3D con occhiali appositi attivi, mica quelli plasticosi del cinema. Ho visto un sacco di figate anche se purtroppo, nella foga, ho paura di aver mangiato carne cruda scambiandola per tartare di tonno O_O Beh, sempre animali morti sono. Lo so, non ricordatemelo. Se ci penso mi viene ancora da vomitare. Vorrei bermi un bicchiere di candeggina per eliminare questa sensazione tremenda ma in casa ho solo dell’acqua frizzante, al massimo.

Ho bisogno di tornare vegan per un po’, e rinunciare anche al maledetto pesce.

Giovedì 24/06/2010

Sono ancora ammalata, uffa. Però – anche se sembra – non è otite, ma semplicemente una sindrome di raffreddamento che mi causa anche dolore all’orecchio. Dietro a questo “semplicemente” si nascondono in realtà un sacco di elefanti, macigni e scimmie urlatrici: secondo la mia nuova dottoressa, che è esperta di medicina tradizionale cinese, ho una predisposizione nonché un eccesso di flemma, ossia umidità e freddo e cose del genere. Ding! Qualcuno ha detto eccesso di condizione yin? Vabbe’, solite storie. Dovrei evitare cibi freddi e umidi, soprattutto i latticini. Avrei bisogno di calore, o “yang primario”, come ho letto da qualche parte su internet.

Dopo la seconda seduta di agopuntura, questa volta comprensiva di moxa, il dolore all’orecchio è decisamente attenuato. La dottoressa mi saluta lasciandomi una manciata di pillole cinesi (“Wu ling san”) per “drenare l’umidità in eccesso” e “rafforzare l’intestino e le difese immunitarie”.

Fanculo. Non imparo mai niente??

Dovrei proprio dire addio per un po’ a latticini, zucchero, cereali raffinati, frumento, frutta tropicale, gelati. OK non che sia questa la composizione della mia dieta abituale, ma – Dr. Pincini docet – anche una piccola quantità di sostanza mantiene viva l’intolleranza e la reazione avversa dell’organismo.

Fanculo.

Sabato 26/06/2010

Sky Cinema Hits stamattina mi ha regalato un’inaspettata replica di Hackers, film del 1995 con una giovane Angelina Jolie e un biondissimo pre-Trainspotting John Lee Miller. Un compendio di hacking anni ’90, con il phreaker, il fottuto psichedelico, i libri underground, l’hacker cervellone e il lamer. Modem a 28.8k, videogiochi su megaschermi, gente con look pseudo-cyberpunk, cospirazioni, password banali, e naturalmente nick altisonanti per tutti gli 31337 h4x0r. Skateboard, pattini a rotelle e moto. Vecchissimi Apple e floppy disk. Acid Burn e Crash Override. Ma voi li avete mai visti degli uber-nerd strafighi e atletici come Angelina Jolie e John Lee Miller del 1995?? No? Io nemmeno…

15 anni dopo sembra così antiquato, quasi archeologico come War Games. Bello, divertente e affascinante; io e il mio gatto ce lo guardiamo volentieri. Wow. E le torri gemelle ancora lì al loro posto.

Domenica 27/06/2010

Nonostante la settimana di malattia, sono riuscita a presentarmi quasi puntuale all’appuntamento alla Sana Gola per fare da assistente alla cuoca per il brunch della domenica. Evviva! La sorte ha voluto che oggi ci fossero anche gli esami finali per il diploma di cuoco, e quindi entrambe le cucine brulicavano di attività. E di caldo.

Lo sapevate che hanno un forno magico che cuoce anche a vapore e si lava da solo?

La chef Federica Ferrari – che tra l’altro è stata la docente del corso base che ho frequentato qualche tempo fa – mi ha preparato un sacco di cose delizione durante il corso della giornata:

  • crema di riso integrale con una spolverata di gomasio per colazione
  • tempeh al cocco come spuntino pre-pranzo
  • bevanda frizzante di succo di mela e limone per merenda
  • schiscette di ogni tipo (compresa zuppa di miso con shitake “che mi fa bene”) da portare via a fine giornata!

Poi chiaramente abbiamo preparato un sacco di piatti deliziosi per gli avventori del ristorante, tra cui ci terrei a citare una focaccia bellissima e dei pasticcini di polenta, fagioli neri e crema di tofu ai carciofi veramente carini. Metto la foto anche se è orribile avendola scattata col cellulare.

Insomma, nonostante le quasi 8 ore perennemente in piedi con caldo, umido e tutto il resto, e nonostante il residuo di malanno che mi trascino ancora dietro, è stata una giornata piacevolissima.

Lo sapevate che hanno un frigo gigante in cui si può entrare strapieno di verdura, tofu e tempeh?

Lunedì 28/06/2010

Oggi andando in ufficio mi sono accorta che non c’è più il cartellone di Yamamay che ho visto per un paio di settimane. Una pubblicità un po’ stronza in cui mi ricordavano che in 25 ore potrei starmene sopra una tavola da surf, invece che in mezzo al traffico. L’avevo anche fotografata tempo fa! Eccola.

E non ha tutti i torti il signor Yamamay: in 25 ore si può effettivamente andare da Pavia a Milano, da Milano a Londra, da Londra a Los Angeles, da Los Angeles a Honolulu, e infine da Honolulu a Waikiki (15 minuti) o magari Haleiwa (1 ora) e mettere i piedi su un surf.

Dite che magari intendeva 25 ore per guidare fino a Biarritz? Boh. Finché ci saranno aerei e Hawaii, sempre lì vorrò andare.

Mercoledì 30/06/2010

Questo pomeriggio tornando a Pavia in treno mi sono seduta in prima classe, come spesso capita, dato che il regionale delle 18.38 è sempre pieno da scoppiare e per qualche motivo la porta della prima classe si fa sempre inspiegabilmente trovare pronta davanti al punto del binario in cui sto aspettando, a prescindere dalla variazione di latitudine (o longitudine, o entrambe).

Insomma, tiro fuori il libro che sto leggendo al momento, che altrimenti il viaggio è una tortura con tutto il chiacchiericcio e le ascelle sudate e – quando va male – l’alitosi. Non posso fare a meno di notare, una volta che anche gli altri passeggeri vicino a me hanno estratto i loro rispettivi libri, di quanto la mia scelta sia in contro-tendenza. “The China Study” contro Follett e Grisham. Addirittura, qualche sedile più in là, agli sfidanti si aggiungono un Camilleri e un cruciverba!

Continuo imperterrita a leggere di come un eccesso di proteine (ossia, superiore al 10% della dieta) e in particolare di proteine animali favorisca lo sviluppo del cancro e l’insorgenza di moltissime altre malattie “del benessere”. Leggo e penso: cacchio. Cacchio cacchio cacchio.