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un brutto libro, una bella maglietta e un corso in arrivo

Lo so, lo so, continuo a rimandare la recensione di “Animal, Vegetable, Miracle” di Barbara Kingsolver… ma prima o poi ce la farò! :-)

Un brutto libro

In tema di libri, vorrei sconsigliarvi vivamente un libro che ho appena letto. E’ raro che un libro mi irriti profondamente tanto da non volerlo finire, ma questo devo dire che ce l’ha fatta (anche se l’ho letto fino in fondo… se non altro per dare un senso ai soldi spesi!).

Si tratta di “Due cuori e un fornello” di Ilaria Mazzarotta, che ho comprato per il viaggio di ritorno da Pisa avendo finito in tempo record il libro dell’andata (”A neve ferma” di Stefania Bertola, che vi consiglio). Ero indecisa tra quello e “La principessa di ghiaccio” di Camilla Lackberg, e ho fatto l’errore di lasciarmi attirare dalla copertina simpatica e dal tema culinario (tutti sanno che adoro i libri di cucina o che parlano di cucina!) a scapito di un (bel?) thriller nordico.

Forse a causa della diversa concezione della cucina che abbiamo io e l’autrice, il libro mi è rimasto del tutto indigesto. Innanzitutto, non una ricetta che contenga meno di 100g di burro e 4 uova pro-capite. Poi, lo spazio dedicato alla celebrazione degli ingredienti freschi e naturali era circa lo 0.1% del libro (giusto un accenno alla bontà della farina di castagne genuina e all’olio buono). Proseguiamo con descrizione compiaciuta del Convivente (suo alter-ego nella narrazione e compagno di vita nel mondo reale) chiaramente mammone viziato, “incomprensibilmente” geek (pronto… i geek sono tra noi! forse sei tu, Ilaria, che non te ne sei accorta…).

Poi, boh. Ci sono un tot di cose che mi hanno dato profondamente fastidio. Il fatto ad esempio che l’autrice si senta tanto sbarazzina ad aver avuto per un brevissimo periodo delle coinquiline. Il fatto che si bei così platealmente delle sue (miserrime?) conoscenze di cucina d’oltralpe. Il fatto che (sulla scia di qualche fenomeno commerciale? che ne so, il libro-film Julie&Julia) identifichi Julia Childs e il libro “Mastering the art of French cooking” con il gotha della cucina. Il fatto che per personalizzare la cucina trovata bell’e pronta nello spazioso e moderno appartamento del Convivente si sia sbizzarrita con pentolame firmato Le Creuset, manco fosse The Pioneer Woman o una casalinga disperata arrapata dal catalogo di Williams-Sonoma o Sur-la-table. E potrei continuare per un bel po’, annoiandovi a morte.

Forse sono troppo severa… però che ci posso fare? E’ un libro di cui farei volentieri a meno. Anzi, se qualcuno lo vuole (potrebbe piacervi!) fatevi sotto e proponetemi pure uno scambio :-)

Altri libri di cucina che mi hanno irritata profondamente:

  • “Eat My Globe: One Year to Go Everywhere and Eat Everything” di Simon Majumdar (un fighetto innamorato della carne e NON del cibo)
  • “Le cuoche che volevo diventare. Ventuno grandi donne in cucina.” di Corradin Roberta (questo non sono riuscita a finirlo… pessimo)

A scanso di equivoci, ho scaffali pieni di libri di cucina, che parlano di cucina, romanzi a tema culinario che, ciascuno a modo suo, ho apprezzato!

Una bella maglietta

Il mio amore mi ha fatto un regalo. Una maglietta di TippiTappi! Sì, quelle bellissime in vendita sul suo sito www.tippitappi.com! Le prenderei tutte!! E’ arrivata in tutto il suo splendore di cotone biologico made in Italy.

plant-nera

Non vedo l’ora di sfoggiarla  :-)

Un corso in arrivo

Mi sono regalata il corso base di cucina a La Sana Gola! Non avendo i soldi per pagarmi l’intero percorso di cuoco naturale/macrobiotico, ho deciso di iniziare con il corso base e - se mi piacerà (probabilità 99%) – continuare con i vari corsi singoli per poi concludere con l’esame finale tra un annetto abbondante. Non siete emozionati anche voi??

Per 5 martedì sera di fila a partire dal 12 aprile, quindi, cercherò di carpire i segreti dei deliziosi piatti che si possono gustare nel ristorante della Sana Gola a Milano in via Farini 70. Se non ci siete ancora mai andati, fatelo! La cucina macrobiotica ben studiata mi dà sempre grandi soddisfazioni e mi fa sentire benissimo. Hey, anche mia mamma ha detto che il pranzo era buono e saziante e lo strudel (che io non ho mangiato… sapete, la dieta) veramente ottimo!

Fa’ la cosa giusta in fiera a Milano!

Il prossimo weekend a Milano ci sarà Fa’ la cosa giusta in fiera… mi raccomando, non perdetelo!! Sulla newsletter di oggi leggo dei gadget che si potranno trovare e a cui probabilmente cederò:

Quest’anno i visitatori potranno portarsi a casa alcuni utilissimi gadget per “fare la cosa giusta” tutto l’anno: la borraccia per bere sempre l’Acqua di Tutti; il kit per farsi l’orto in balcone; la borsa fatta con PVC di recupero per “evadere” dal solito look. E inoltre le classiche magliette bio-eque e la comoda borsa di tela per fare la spesa plastic free! Trovate tutto ai nostri punti info!

L’anno scorso me la sono cavata con delle scorte di tofu, hemp-fu e muscolo di grano, una sporta di prodotti Lush, una maglietta di Emergency e il libro “La spesa in cascina”. Chissà quest’anno se sarò altrettanto brava?  ;-)

1953

are you happy?

happy
(via Pìcame)

tutti i miei libri di cucina veg* (o quasi)

Ecco qua, come preannunciato inizierò una serie di post per parlare della mia piccola collezione di libri di ricette vegetariani e vegan (con qualche eccezione), tirando dentro anche qualche libro che parla di cibo. La maggior parte di questi libri sono inglesi o americani, un po’ perché sono filoamericana esterofila, un po’ perché di italiani ad essere sinceri ce n’è veramente pochini. Alcuni sono stati tradotti, ma per lo più dovrete fare riferimento alla versione originale, se interessati!

vegetariancooking
(foto scattata circa 1 anno e mezzo fa al Barnes & Nobles di Honolulu)

Per ora li elenco (quanto amo le liste?!); se qualcuno ha preferenze per una recensione, mi faccia sapere nei commenti!!

Libri di cucina italiani:

  1. Cucchiaio Verde (vegetariano)
  2. Emanuela Barbero, “La cucina etica facile(vegan)
  3. Pietro Semino, “Vegetaliani a tavola(vegan)

Libri di cucina stranieri:

  1. Lauren Ulm, “Vegan Yum Yum(vegan)
  2. Hema Parekh, “The Asian Vegan Kitchen(vegan)
  3. Ruth Tal, “Refresh (vegan)
  4. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan with a vengeance(vegan)
  5. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan Cupcakes” (vegan)
  6. Robin Robertson, “Rice & Spice(vegan)
  7. Brother Ron Pickarski, “Friendly Foods(vegan)
  8. Leah Leneman, “The Tofu Cookbook(vegan)
  9. Chef Brian McCarthy, “The vegan family cookbook(vegan)
  10. Another dinner is possible(vegan)
  11. Abjorn Intonsus, “Please don’t feed the bears!(vegan)
  12. Jennifer McCann, “Vegan Lunch Box(vegan)
  13. T.Barnard & S.Kramer, “How it all vegan!(vegan)
  14. Miyoko Nishimoto Schinner, “Japanese Cooking(vegan, giapponese)
  15. Patricia Richfield, “Japanese Vegetarian Cookbook(vegetariano, giapponese)
  16. Crescent Dragonwagon, “Passionate Vegetarian (vegetariano)
  17. Sally Hunt, “365 Easy Vegetarian Recipes (vegetariano)
  18. Bharti Kirchner, “Vegetarian Burgers(vegetariano)
  19. Stephanie Pierson, “Vegetables Rock!” (vegetariano)
  20. Mollie Katzen, “The Enchanted Broccoli Forest (vegetariano)
  21. Mollie Katzen, “Moosewood Cookbook(vegetariano)
  22. Kristina Turner, “The Self-Healing Cookbook(principalmente vegan, macrobiotico)
  23. Mary Estella, “Natural Foods Cookbook (principalmente vegan, macrobiotico)
  24. Annemarie Colbin, “The Book of Whole Meals (principalmente vegan, macrobiotico)
  25. Annemarie Colbin, “The Natural Gourmet(principalmente vegan, macrobiotico)
  26. Jessica Porter, “The Hip Chick’s Guide to Macrobiotics(onnivoro, macrobiotico)
  27. Robin Asbell, “The New Whole Grains Cookbook(onnivoro)
  28. Marie Simmons, “Things Cooks Love (onnivoro)
  29. The Hawai’i Farmer’s Market Cookbook“ (onnivoro)

Libri che parlano di cibo / nutrizione / alimentazione / dieta:

  1. Annemarie Colbin, “Cibo e guarigione(nutrizione)
  2. George Ohsawa, “La dieta macrobiotica(macrobiotica)
  3. Michio e Aveline Kushi, “Alimentazione macrobiotica (macrobiotica)
  4. Herman Aihara, “Guida completa alla dieta macrobiotica(macrobiotica)
  5. Carlo Guglielmo, “Macrobiotica la via naturale(macrobiotica)
  6. B.Davis & V.Melina, “Becoming vegan(nutrizione vegan)
  7. B.Torres & J.Torres, “Vegan Freak (vivere vegan)
  8. Julie Rosenfield, “Vegan stories(vivere vegan)
  9. R.Freedman & K.Barnouin, “Skinny Bitch(rapporto col cibo / vegan)
  10. John Robbins, “The food revolution(rapporto col cibo / etica)
  11. Erik Marcus, “Vegan – The new ethics of eating (rapporto col cibo / etica)
  12. Barbara Kingsolver, “Animal, Vegetable, Miracle(rapporto col cibo)
  13. Michael Pollan, “In defense of food(rapporto col cibo)
  14. Alex Jamieson, “The Great American Detox Diet(detox / vegan)
  15. B. Brazier, “The Thrive Diet(dieta / detox)
  16. Dr. Nish Joshi, “Dr. Joshi’s Holistic Detox(dieta / detox)
  17. A.J. Rochester, “Confessions of a reformed dieter(a proposito di diete)
  18. Mimi Spencer, “101 Things to do before you diet(a proposito di diete)

Ecco qua, 50 libri tondi tondi. Wow… e pensare che ne ho altri che parlano di cucina, cibo e ricette sugli scaffali! Ma questi che ho elencato hanno tutti a che vedere con il mio nuovo stile di vita o regime alimentare che dir si voglia.

P.S. Nostalgia delle Hawaii… lasciatemi mettere qualche altra foto :-(

aloha

honolulu
(foto scattata circa un anno e mezzo fa a Honolulu – il mio ultimo giorno di oceano)

elogio della globalizzazione

OK, non sapevo che titolo mettere quindi non fatevi idee sbagliate!

E’ successo che oggi sono arrivata in ufficio con una bellissima tazza di Starbucks comprata a Glasgow, da riempire con acqua bollente e un paio di cucchiaini di profumatissimo caffè istantaneo Gevalia, avanzo del viaggio a Copenhagen, mentre i miei colleghi sorseggiavano caffè espresso in tazzine micro durante la colazione aziendale del mercoledì.

mug

La parola chiave “starbucks” ha dato origine a commenti di vario genere e ho potuto constatare che anche tra i miei colleghi si nascondono dei sostenitori della causa “Vogliamo Starbucks in Italia!”. Per quanto mi riguarda vivo bene anche senza, ma se ci fosse probabilmente ogni tanto ci andrei a farmi un caramel frappuccino o un soy coconut iced mocha latte o come diavolo si chiamava l’intruglio che bevevo alle Hawaii. Tra l’altro, i diritti italiani del marchio Starbucks sono stati acquistati da Autogrill, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di aprire caffetterie con questo nome, quindi la questione sembra già chiusa.

Ci sono però altri negozi e prodotti incontrati all’estero che personalmente importerei, cose di cui sento la mancanza quando sono in Italia e di cui faccio incetta (o overdose, in caso di prodotti deperibili) quando mi trovo in loco.

Ecco la mia personalissima lista, sicuramente non completa, sperando che qualche responsabile vendite di un grosso supermercato o catena di ristorazione legga ed esegua. Capito? Sono un consumatore atipico! Anche io ho i miei diritti!

1. Dr. Pepper e Cherry Coke. 

Quando ero bambina ad un certo punto si poteva comprare la Dr.Pepper al supermercato, me lo ricordo molto chiaramente. Illuminazione! Una specie di coca-cola che sa di orzata?? Il nettare degli dei! Poi purtroppo sparì.

Quando poi andai in Texas a 16 anni per uno scambio scolastico ritrovai questa meravigliosa bevanda, in tante varianti: senza zucchero, senza caffeina, etc. Scoprii anche altre bibite che da noi non esistono; alcune da dimenticare, come la root beer (sa di canfora, non riesco a capire come possa riscuotere tanto successo), e altre da amare perdutamente, come la cherry coke, ossia la coca-cola al sapore di ciliegia.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: Chinotto San Pellegrino, se proprio dovete. E’ buono!

2. Innocent smoothies.

Questi deliziosi frullatini di frutta 100% con ingredienti fantasiosi e ricercati si trovano ovunque nel Regno Unito, nel banco frigo di chioschi, chioschetti, bar e supermercati, affianco ad altre proposte simili di altre marche.

Da noi solo recentemente si iniziano a vedere frullati di frutta fresca al supermercato (ad esempio, della Valfrutta), ma sono solo dei modesti tentativi e se devo essere sincera mi aspetterei qualcosa di più di mela e banana, insomma come può anche solo pensare di competere con melograno, mirtilli e açai oppure il mio preferito di sempre: guava, mango e goji. Siamo realisti.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: fatevelo voi in casa, il frullato, con la frutta che preferite, e lasciate perdere le costosissime e noiose varianti disponibili ad oggi nei supermercati.

3. Inari sushi.

Fagottino di tofu fritto, intriso di sughetto dolciastro e ripieno di riso per sushi, come mai è così difficile trovare un ristorante giapponese in Italia disposto a metterti sul menu? E dire che non sei affatto male: oltre che delizioso sei anche decisamente fotogenico!

Anzi, lasciatemi mettere una foto:

Inarizushi
(foto presa da qui)

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: comprate dei fagottini pre-pronti in un negozio di alimentari etnici e fatevelo voi in casa, l’inarizushi.

4. Down to Earth o Planet Organic.

Immaginatevi un NaturaSì ma più grande, più bello, più allegro e più trendy, con annessa rosticceria vegan: benvenuti in paradiso da Down to Earth! Peccato che questa catena di supermercati vegetariani e biologici si trovi solo alle Hawaii, quindi non è molto comodo per fare la spesa o per mangiarsi una sontuosissima torta vegan accompagnata da caffè nero bio. 

Planet Organic è un po’ più vicino, trovandosi a Londra e in altre località UK, e anzi se passate vi consiglio di dare un’occhiata al banco frigo e provare la polpetta di riso integrale ripiena di umeboshi. Il nirvana del macrobiotico, altro che pizzetta! (senza nulla togliere alla pizzetta)

Attenzione: ho volutamente escluso dall’elenco Whole Foods, che odio. Sembra una gioielleria invece che un supermercato per hippie. Sono stata solo in quello di Londra ed è un posto per ricchi snob, insopportabile e asettico. Non ci ho comprato nulla, che per me è tutto dire!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: non c’è. L’unica soluzione è trasferirsi a Honolulu ^_^

5. Amazon.

Mi spiegate perché devo ordinare i libri all’estero? Proprio oggi ne ho ordinati 5, di cui uno usato. Non possiamo avere anche noi Amazon? Ce l’hanno i francesi, i tedeschi, gli inglesi. Perché gli italiani no? www.amazon.it … sentite come suona bene.

Obietterete dicendo che anche qui esistono le librerie online, come ibs.it, bol.it e altre. Sì, ma si fanno pagare le spese di spedizione! E poi sono brutte rispetto ad Amazon, hanno un assortimento ridotto, non hanno il sistema di commenti, review, liste, stellette, wishlist e compagnia bella che amo così tanto di Amazon. Ecco, qualcuno doveva dirlo.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: andate in libreria, e se proprio dovete ordinare dei libri via internet cedete pure alla tentazione di amazon.<qualunque_cosa_tranne_it>.

6. Williams-Sonoma e Sur-la-Table

D’accordo che non abbiamo Martha Stewart e programmi televisivi come Top Chef, ma non per questo non abbiamo diritto ad una catena di negozi interamente dedicata agli utensili da cucina e al mondo della cucina come Williams-Sonoma o il meno pretenzioso Sur-la-Table.

Entrare da Williams-Sonoma è un’esperienza quasi mistica: pentolame di acciaio inox sfavillante, coltelli giapponesi con lame di ceramica, stampi per torte in silicone dalle forme inaspettate, decorazioni per la tavola deliziosamente in tema con la stagione.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: provate con il reparto casalinghi de La Rinascente o di High Tech (entrambi a Milano); oppure iscrivetevi alla newsletter di queste due catene americane e sbavate settimanalmente sui prodotti che non potrete comprare e i corsi che non potrete fare.

7. Sheese.

Avete capito bene: non cheese (formaggio) ma sheese, ossia formaggio di soia. Il formaggio di soia più realistico che potrete mai mangiare, così buono che vorrete avere sempre tutti i gusti in stock nel vostro frigorifero: affumicato, normale, stagionato, …

Sembra un po’ un cheddar inglese, avete presente quel formaggio giallo-arancione dalla consistenza compatta e non molto somigliante ai formaggi tradizionali italiani? Ecco. Quindi se anche voi avete una passione per il cheddar ma preferireste non mangiare latticini, lo sheese sarà per voi quello che la manna del signore fu per gli ebrei.

Voci di corridoio dicono che sia acquistabile via internet anche in Italia (su semedipapavero.com), ma io vorrei tanto trovare lo sheese al supermercato, o almeno al NaturaSì e nei negozietti di prodotti naturali.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: ordinatelo via internet se ci riuscite, oppure rinunciate a mangiare il formaggio vegan. Il delizioso formaggio vegan. Yumm…

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8. Cupcakes.

Vorrei vederle in ogni bar, ad ogni angolo di strada, in ogni pasticceria. Vorrei un’ampia scelta di ingredienti, gusti, frosting, contenuto calorico e variante vegan. Vorrei che sparissero dalla faccia della terra i muffin industriali che si trovano in alcuni bar (ad esempio, Autogrill) che sono orribili, disgustosi, grassi e stopposi.

Hey, se avessi i soldi lo aprirei io un cupcake shop!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: procuratevi tutto l’armamentario (stampo per muffin, coppette di carta, utensili da cucina, etc.), studiate con molta attenzione le varie tecniche e ricette reperibili facilmente online, e sfornate cupcakes a volontà! Diffondete il verbo. Convertite i vostri amici e parenti schiavi delle torte. D’ora in poi, producete solo torte monoporzione. Oppure provate a fare un salto alla California Bakery a Milano, sperando che quel giorno abbiano delle cupcakes sul menu.

Prodotti e negozi presenti in Italia per cui ringrazio iddio ogni giorno:

  • Lush
  • Benefit Cosmetics
  • Celestial Seasonings
  • Ikea
  • Oysho
  • H&M
  • Provamel e Alpro Soya

Prodotti e negozi d’importazione di cui farei volentieri a meno:

  • McDonald’s
  • Abercrombie
  • Uncle Ben’s

E voi, che ne pensate?

notizie dal bunker

Ho l’influenza, il raffreddore, il mal di testa e il mal di gola, e per questo motivo sono confinata a casa da un paio di giorni :-(

Stamattina, ho fatto il crème-caramel a forma di cervello di zombie per stasera (presto la foto, appena si solidifica!). Ovviamente non so se tra 8 ore sarò in grado di uscire. Vedremo! Male che vada guarderò la maratona di Halloween dei Simpson mangiandomi il budino sul divano o qualcosa del genere…

Ieri ho buttato giù uno schema per quello che vorrei scrivere durante il NaNoWriMo, cercando di fare bene i compiti e rispettando quello che dicono i guru e i testi sacri su sviluppo della trama e cose così. Devo dire che mi sento molto più tranquilla ora! E domani si parte….

Al momento sto cercando una ricetta per fare una torta di pan di spagna a strati ricoperta di marzapane, un po’ come questa:

marsipankake
(foto presa da qui)

Ho mangiato una torta simile (ma ai lamponi) in Norvegia. Era buonissima, anche se non credo di averla ancora digerita ^_^ Presto vi racconterò anche del mio breve viaggetto a costo zero (o quasi) nella simpatica cittadina di Sandefjord, per l’appunto in Norvegia.

Buon weekend anche a voi, sperando che il virus non vi abbia raggiunto e se ne stia ben alla larga!