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matrimonio indiano

Oggi uno dei miei più cari amici si sposa. In India, in Rajasthan per la precisione, perché la sua futura moglie è di quelle parti. E perché anche lui è indiano, ovviamente. Ero invitata: mi ha mandato un bigliettone di cartoncino artigianale rosso gigantesco con tanto di lustrini dorati.

Non ci sarò al tuo matrimonio, caro Mrinal, ma spero di vedere tantissime foto, comprese quelle imbarazzanti. Non potrò gustare le innumerevoli prelibatezze (tutti sanno quanto adoro il cibo indiano) che sicuramente saranno servite al ricevimento a Delhi - perché la tua famiglia abita lì – e non oso immaginare quanto saranno inverosimilmente dolci i dolci del Bengala. E non potrò nemmeno fare le figate che sicuramente si fanno in occasione di un matrimonio indiano. Ballare, cantare, quelle cose così un po’ à la Bollywood.

Beh, che dire… lo so che scritto qui, in un post che parla indirettamente dell’India (con la miseria e tutto il resto), sembra patetico. Ma è così: avessi avuto un migliaio di euro che mi avanzavano ci sarei venuta di corsa al tuo matrimonio. Lo so che ti sei offerto di pagarmi tu l’albergo, ma lo sai anche tu che i voli costano, anche quelli dell’Aeroflot con scalo a Mosca. E poi non potevo mica venire in India e andarmene a mani vuote…

Perciò eccomi qui, a Pavia, con i pallini di nevischio fuori dalla finestra (tutti sanno quanto odio il freddo) e nemmeno un ristorante indiano all’orizzonte.

Ma oggi è il tuo matrimonio, quindi tanti auguri di felicità! Sperando di rincontrarci presto.

indian wedding
(foto presa da questo
bellissimo servizio fotografico)

elogio della globalizzazione

OK, non sapevo che titolo mettere quindi non fatevi idee sbagliate!

E’ successo che oggi sono arrivata in ufficio con una bellissima tazza di Starbucks comprata a Glasgow, da riempire con acqua bollente e un paio di cucchiaini di profumatissimo caffè istantaneo Gevalia, avanzo del viaggio a Copenhagen, mentre i miei colleghi sorseggiavano caffè espresso in tazzine micro durante la colazione aziendale del mercoledì.

mug

La parola chiave “starbucks” ha dato origine a commenti di vario genere e ho potuto constatare che anche tra i miei colleghi si nascondono dei sostenitori della causa “Vogliamo Starbucks in Italia!”. Per quanto mi riguarda vivo bene anche senza, ma se ci fosse probabilmente ogni tanto ci andrei a farmi un caramel frappuccino o un soy coconut iced mocha latte o come diavolo si chiamava l’intruglio che bevevo alle Hawaii. Tra l’altro, i diritti italiani del marchio Starbucks sono stati acquistati da Autogrill, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di aprire caffetterie con questo nome, quindi la questione sembra già chiusa.

Ci sono però altri negozi e prodotti incontrati all’estero che personalmente importerei, cose di cui sento la mancanza quando sono in Italia e di cui faccio incetta (o overdose, in caso di prodotti deperibili) quando mi trovo in loco.

Ecco la mia personalissima lista, sicuramente non completa, sperando che qualche responsabile vendite di un grosso supermercato o catena di ristorazione legga ed esegua. Capito? Sono un consumatore atipico! Anche io ho i miei diritti!

1. Dr. Pepper e Cherry Coke. 

Quando ero bambina ad un certo punto si poteva comprare la Dr.Pepper al supermercato, me lo ricordo molto chiaramente. Illuminazione! Una specie di coca-cola che sa di orzata?? Il nettare degli dei! Poi purtroppo sparì.

Quando poi andai in Texas a 16 anni per uno scambio scolastico ritrovai questa meravigliosa bevanda, in tante varianti: senza zucchero, senza caffeina, etc. Scoprii anche altre bibite che da noi non esistono; alcune da dimenticare, come la root beer (sa di canfora, non riesco a capire come possa riscuotere tanto successo), e altre da amare perdutamente, come la cherry coke, ossia la coca-cola al sapore di ciliegia.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: Chinotto San Pellegrino, se proprio dovete. E’ buono!

2. Innocent smoothies.

Questi deliziosi frullatini di frutta 100% con ingredienti fantasiosi e ricercati si trovano ovunque nel Regno Unito, nel banco frigo di chioschi, chioschetti, bar e supermercati, affianco ad altre proposte simili di altre marche.

Da noi solo recentemente si iniziano a vedere frullati di frutta fresca al supermercato (ad esempio, della Valfrutta), ma sono solo dei modesti tentativi e se devo essere sincera mi aspetterei qualcosa di più di mela e banana, insomma come può anche solo pensare di competere con melograno, mirtilli e açai oppure il mio preferito di sempre: guava, mango e goji. Siamo realisti.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: fatevelo voi in casa, il frullato, con la frutta che preferite, e lasciate perdere le costosissime e noiose varianti disponibili ad oggi nei supermercati.

3. Inari sushi.

Fagottino di tofu fritto, intriso di sughetto dolciastro e ripieno di riso per sushi, come mai è così difficile trovare un ristorante giapponese in Italia disposto a metterti sul menu? E dire che non sei affatto male: oltre che delizioso sei anche decisamente fotogenico!

Anzi, lasciatemi mettere una foto:

Inarizushi
(foto presa da qui)

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: comprate dei fagottini pre-pronti in un negozio di alimentari etnici e fatevelo voi in casa, l’inarizushi.

4. Down to Earth o Planet Organic.

Immaginatevi un NaturaSì ma più grande, più bello, più allegro e più trendy, con annessa rosticceria vegan: benvenuti in paradiso da Down to Earth! Peccato che questa catena di supermercati vegetariani e biologici si trovi solo alle Hawaii, quindi non è molto comodo per fare la spesa o per mangiarsi una sontuosissima torta vegan accompagnata da caffè nero bio. 

Planet Organic è un po’ più vicino, trovandosi a Londra e in altre località UK, e anzi se passate vi consiglio di dare un’occhiata al banco frigo e provare la polpetta di riso integrale ripiena di umeboshi. Il nirvana del macrobiotico, altro che pizzetta! (senza nulla togliere alla pizzetta)

Attenzione: ho volutamente escluso dall’elenco Whole Foods, che odio. Sembra una gioielleria invece che un supermercato per hippie. Sono stata solo in quello di Londra ed è un posto per ricchi snob, insopportabile e asettico. Non ci ho comprato nulla, che per me è tutto dire!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: non c’è. L’unica soluzione è trasferirsi a Honolulu ^_^

5. Amazon.

Mi spiegate perché devo ordinare i libri all’estero? Proprio oggi ne ho ordinati 5, di cui uno usato. Non possiamo avere anche noi Amazon? Ce l’hanno i francesi, i tedeschi, gli inglesi. Perché gli italiani no? www.amazon.it … sentite come suona bene.

Obietterete dicendo che anche qui esistono le librerie online, come ibs.it, bol.it e altre. Sì, ma si fanno pagare le spese di spedizione! E poi sono brutte rispetto ad Amazon, hanno un assortimento ridotto, non hanno il sistema di commenti, review, liste, stellette, wishlist e compagnia bella che amo così tanto di Amazon. Ecco, qualcuno doveva dirlo.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: andate in libreria, e se proprio dovete ordinare dei libri via internet cedete pure alla tentazione di amazon.<qualunque_cosa_tranne_it>.

6. Williams-Sonoma e Sur-la-Table

D’accordo che non abbiamo Martha Stewart e programmi televisivi come Top Chef, ma non per questo non abbiamo diritto ad una catena di negozi interamente dedicata agli utensili da cucina e al mondo della cucina come Williams-Sonoma o il meno pretenzioso Sur-la-Table.

Entrare da Williams-Sonoma è un’esperienza quasi mistica: pentolame di acciaio inox sfavillante, coltelli giapponesi con lame di ceramica, stampi per torte in silicone dalle forme inaspettate, decorazioni per la tavola deliziosamente in tema con la stagione.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: provate con il reparto casalinghi de La Rinascente o di High Tech (entrambi a Milano); oppure iscrivetevi alla newsletter di queste due catene americane e sbavate settimanalmente sui prodotti che non potrete comprare e i corsi che non potrete fare.

7. Sheese.

Avete capito bene: non cheese (formaggio) ma sheese, ossia formaggio di soia. Il formaggio di soia più realistico che potrete mai mangiare, così buono che vorrete avere sempre tutti i gusti in stock nel vostro frigorifero: affumicato, normale, stagionato, …

Sembra un po’ un cheddar inglese, avete presente quel formaggio giallo-arancione dalla consistenza compatta e non molto somigliante ai formaggi tradizionali italiani? Ecco. Quindi se anche voi avete una passione per il cheddar ma preferireste non mangiare latticini, lo sheese sarà per voi quello che la manna del signore fu per gli ebrei.

Voci di corridoio dicono che sia acquistabile via internet anche in Italia (su semedipapavero.com), ma io vorrei tanto trovare lo sheese al supermercato, o almeno al NaturaSì e nei negozietti di prodotti naturali.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: ordinatelo via internet se ci riuscite, oppure rinunciate a mangiare il formaggio vegan. Il delizioso formaggio vegan. Yumm…

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8. Cupcakes.

Vorrei vederle in ogni bar, ad ogni angolo di strada, in ogni pasticceria. Vorrei un’ampia scelta di ingredienti, gusti, frosting, contenuto calorico e variante vegan. Vorrei che sparissero dalla faccia della terra i muffin industriali che si trovano in alcuni bar (ad esempio, Autogrill) che sono orribili, disgustosi, grassi e stopposi.

Hey, se avessi i soldi lo aprirei io un cupcake shop!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: procuratevi tutto l’armamentario (stampo per muffin, coppette di carta, utensili da cucina, etc.), studiate con molta attenzione le varie tecniche e ricette reperibili facilmente online, e sfornate cupcakes a volontà! Diffondete il verbo. Convertite i vostri amici e parenti schiavi delle torte. D’ora in poi, producete solo torte monoporzione. Oppure provate a fare un salto alla California Bakery a Milano, sperando che quel giorno abbiano delle cupcakes sul menu.

Prodotti e negozi presenti in Italia per cui ringrazio iddio ogni giorno:

  • Lush
  • Benefit Cosmetics
  • Celestial Seasonings
  • Ikea
  • Oysho
  • H&M
  • Provamel e Alpro Soya

Prodotti e negozi d’importazione di cui farei volentieri a meno:

  • McDonald’s
  • Abercrombie
  • Uncle Ben’s

E voi, che ne pensate?

notizie dal bunker

Ho l’influenza, il raffreddore, il mal di testa e il mal di gola, e per questo motivo sono confinata a casa da un paio di giorni :-(

Stamattina, ho fatto il crème-caramel a forma di cervello di zombie per stasera (presto la foto, appena si solidifica!). Ovviamente non so se tra 8 ore sarò in grado di uscire. Vedremo! Male che vada guarderò la maratona di Halloween dei Simpson mangiandomi il budino sul divano o qualcosa del genere…

Ieri ho buttato giù uno schema per quello che vorrei scrivere durante il NaNoWriMo, cercando di fare bene i compiti e rispettando quello che dicono i guru e i testi sacri su sviluppo della trama e cose così. Devo dire che mi sento molto più tranquilla ora! E domani si parte….

Al momento sto cercando una ricetta per fare una torta di pan di spagna a strati ricoperta di marzapane, un po’ come questa:

marsipankake
(foto presa da qui)

Ho mangiato una torta simile (ma ai lamponi) in Norvegia. Era buonissima, anche se non credo di averla ancora digerita ^_^ Presto vi racconterò anche del mio breve viaggetto a costo zero (o quasi) nella simpatica cittadina di Sandefjord, per l’appunto in Norvegia.

Buon weekend anche a voi, sperando che il virus non vi abbia raggiunto e se ne stia ben alla larga!

è l’una di notte e tutto va bene

L’una di notte e ancora non riesco a decidermi ad andare a dormire. Una cena preparata meticolosamente (maki sushi in quantità, di riso bianco e anche integrale a chicco corto, il mio preferito), ma non del tutto soddisfacente. Tè kukicha freddo, anche se avrei preferito oolong ghiacciato. Qualche biscotto oreo mentre guardavo un film in dvd, così, tanto per. Un film banale, peraltro. Un occhio allo schermo, l’altro alla mia nuova credenza, il gatto sulla spalla. L’odore di henne che arriva ogni tanto dai miei capelli. E’ così che va, oggi ero sola in casa e ho cercato di riempire i vuoti facendo cose che mi piacciono, lunghe ed elaborate. Domani sera magari mi metterò a cucire un copriletto.

Ed eccomi qui stravaccata sul mio nuovo divanetto verde con fiori bianchi, ad ascoltare il silenzio della notte, guardarmi attorno in questa casa così stranamente deserta. Si sta bene da soli, certo, l’ho sempre detto. Ma fino a quando?  Arriva il momento di scegliere, rinunciare a delle cose in favore di altre. Le possibilità sono infinite, ma scegliendone una tra le tante la strada si restringe bruscamente. E’ così che funziona. Si può cambiare strada poi, ma il tempo non è infinito. E io, a che cosa sono disposta a rinunciare?

Tra le cose che avrei voluto fare (così, idealmente, sulla carta), mi rendo conto che molte rimarranno per sempre fuori. Mi spaventa pensare che magari alcune di quelle che ho sempre dato per favorite alla fine non si realizzeranno. E non ho più la spensieratezza dei 16 anni per poter dire “sarà quel che sarà” senza pensarci veramente. E se non riuscissi mai a schiodarmi da questo lavoro da amanuense dei tempi moderni? E se fossi condannata a passare le giornate dietro uno schermo da 15″ (o poco più) a vita? E se non vedessi mai l’aurora boreale, se non tornassi mai più nelle isole del pacifico? Se il mondo finisse domani, me ne andrei con il cuore in pace? La risposta, evidentemente, è un NO a caratteri cubitali e fluorescenti, lampeggianti. No, no, no e no, purtroppo.

Insomma, come ha detto Steve Jobs quella volta in quel discorso, questo è il momento in cui dovrei farmi delle domande e cercare di trovare delle risposte. Prendere un bel respiro e fare qualcosa per cambiare quello che non mi soddisfa. Come dice il tizio in quella vignetta di xkcd, quand’è che abbiamo dimenticato i nostri sogni?

Sono stata a Copenhagen quest’estate, per la prima volta dopo circa 8 anni, dopo averci vissuto per ben due anni. Mi è sembrata una città completamente diversa. Mi sono chiesta se piuttosto non fossi io diversa. Credevo di essere sempre la stessa, in realtà, ma non è così. Non è così. Non ho più 23 anni, e il tempo corre, vola proprio. Ho fatto tante cose, ma nulla di sostanziale. Ho cambiato tante cose, ma muovendomi come in un moto circolare, anzi diciamo più elicoidale, andando avanti ma in modo un po’ tortuoso. E infatti spesso quando mi fermo ho un leggero senso di vertigini.

Mi piaceva tanto andare in Sardegna, ma ora che mio padre non c’è più e che tante cose sono cambiate, non riesco a ritrovare lo stesso sapore, non riesco nemmeno più a sentire così bene il profumo di mirto nell’aria. Anche in spiaggia, mi sono ritrovata a pensare a qualcos’altro, a un altro posto, un posto in cui per uscire dall’acqua si deve combattere contro la marea e in cui di notte di stelle se ne vedono tantissime. E vi assicuro che da quella spiaggia in Sardegna, in una notte senza luna, se ne vedono parecchie.

Insomma, sempre a pensare ad altro, mai a godermi il momento. Quasi mai, almeno. Non ora, di sicuro. Ma non so proprio cosa fare. Si accettano suggerimenti. Questa sensazione di buttare via il tempo, questo umore negativo latente che non si spiega. L’indecisione perenne che si riaffaccia, e mi fa paura. C’è stato un periodo in cui non ero in grado di scegliere tra due cose qualsiasi, e non è stato certo il mio periodo migliore.

E così, caro Steve Jobs, dimmi che cosa devo fare per metabolizzare i tuoi consigli. Magari sei anche tu uno di quelli che predicano bene e razzolano male. Come me, per capirci. Tante belle parole, pochi fatti. Ottimi consigli dispensati a destra e a manca, nemmeno mezzo consiglio sensato seguito dalla sottoscritta.

Una e tre quarti, e l’unica cosa che è cambiata è che ora c’è un caldo devastante dovuto alla batteria del portatile. Sonno, neanche l’ombra. E domani, un altro giorno. Solite cose, soliti appuntamenti, soliti programmi.

Quello che vorrei è uscire da questa fottuta routine. Ma non basta volerlo, come peraltro direi a chiunque (tranne a me stessa). Ci vorrebbero delle occasioni da cogliere. Per il momento, qui, non succede niente.

Spero solo, ingenuamente, di scrivere un post profetico come già altre volte, e attirare da queste parti il vento del cambiamento. Facciamo pure anche un tifone.

swine flu

Ho guardato le anatre lavarsi nella Serpentine.

Ho mangiato il frosting più buono del mondo.

Ho visto i mondiali di nuoto alla BBC.

Ho incrociato decine di italiani con sacchetti di Abercrombie & Fitch.

Ho l’influenza suina isterica.

swine-flu