Archive for the ‘travel’ Category

sulle cose banali di tanti anni fa che non interessano a nessuno

Tantissimi anni fa, intendo dire vent’anni fa, ho creato la mia prima pagina web personale sul server di fisica dell’università di Copenhagen, dove studiavo. Per dirvi quanto era vetero ‘sta cosa vi dirò solo che la root directory in cui caricare le pagine html non si chiamava nemmeno public_html ma mosaic_offentlig o qualcosa del genere. Ho anche cercato questo path arcaico in danese su Google, prima di scrivere cretinate, che la memoria è quella che è, ma è talmente oscura come cosa che non l’ho mica trovata. Già che c’ero però ho rintracciato il mio nome nell’elenco degli studenti iscritti a un corso di crittografia dell’AA 1999/2000. Come nell’anno precedente in cui ero lì (il 97/98) eravamo talmente in pochi che il mio username era semplicemente “giulia”. Comunque, sto divagando. Insomma la mia prima home page personale, statica chiaramente, era carinissima, divertente, con link criptici infilati a cazzo nel discorso, un po’ come continuo a mettere anche ora (sì, lo so, sono vetero o demodé). Era una pagina in inglese di cui ricordo chiaramente l’incipit e alcune frasi sparse. Purtroppo l’ho anche cercata su web.archive.org (scavando più a fondo nella memoria sono riuscita a ricostruire l’URL) ma la prima versione salvata risale al 1999 ed è quindi troppo recente. Peccato. Per farla breve, mi manca! Vorrei tanto rivedere quella mia paginetta, un po’ come amo, ogni tot anni, sbirciare nei miei diari segreti di quando ero ragazza. Quando ancora avevo lo sbattimento di scrivere a penna. Prima di scrivere al computer insomma. E quando non c’erano email e cellulari a fottere tutto il nostro tempo. Tornando alla mia paginetta, mi pento di non averne salvato una copia. Ma ho perso tutti i dati talmente tante volte che ormai a momenti non li conservo nemmeno più. Ho abbracciato l’effimera natura del digitale. Sempre a questo proposito, potrei ricordare quando non avendo fatto login nella mia casella hotmail per qualche mese, la volta che sono tornata tutte le mie email erano state completamente cancellate. Email preziose e irripetibili. Tutto andato.

WAT?

Se prima non avevo sentimenti particolari verso Microsoft, da allora per me ogni loro creazione e invenzione è stata rivestita (mentalmente) di una patina di merda pura. No, non cambierò mai idea sul loro conto. E si potrebbe anche ricordare, riallacciandomi a questo spin-off su hotmail, il pomeriggio del 1997 in cui mia sorella, che si trovava in visita da me a Copenhagen, volle registrare il suo primo indirizzo email, usando i computer a disposizione del pubblico nella stupenda biblioteca centrale dell’università di Copenhagen. Ci siamo divertite a provare a registrare tutti i nomi di login più strani ma, assurdamente, erano tutti già presi! Tipo, cazzinculo@hotmail.com. Della serie, da quando c’è internet, ci sono teste di cazzo. O forse, da quando c’è il mondo.

Immaginate di essere seduti davanti a un terminale in questo posto meraviglioso, in un pomeriggio di fine 1997, cercando di registrare l’email cazzinculo (@hotmail.com) e scoprire che era già preso. Va bè.

Insomma non so bene dove vorrei andare a parare con questo post. Forse sono un po’ triste per la deriva che hanno preso internet e la tecnologia negli ultimi anni. Tralasciamo Internet delle cose, intelligenza artificiale, macchine a guida autonoma e le altre stronzate colossali che ci si rivolteranno contro in 3, 2, 1, BUM! Non so voi, ma ci sarà pure altro nella vita che meme idioti, video su youtube con gente che fa il resoconto di quel che ha comprato al centro commerciale e paccottiglia cinese da quattro soldi. Aridateci le macchine col cambio manuale! I giocattoli Made in Japan o al limite Made in Hong Kong! I biscotti con lo zucchero e non con lo sciroppo di glucosio-fruttosio! Dove finiremo? Io prestissimo all’ospizio, considerando la visione assolutamente retrograda della vita e del mondo che ho.

Abbiamo voluto internet? E adesso, pedaliamo…

 

vacanze nucleari

Insomma, capita che per andare a ritirare un acquisto voluminoso fatto su eBay siamo finiti nella cittadina francese di Montélimar, alle porte della Provenza.

Detto così sembrava promettente, finché arrivando non ci siamo accorti di una grossa, enorme struttura inquietante sulla sponda del fiume opposta alla statale. Quattro imponenti reattori nucleari, di cui tre fumanti e uno spento. Ricollegando i fatti, ricordavo un incidente nucleare avvenuto in Francia nel 2009… e in effetti, vuole il caso, si trattava proprio di questa centrale!

Alcune stanze dell’hotel scelto per la notte si affacciavano su una vista spettacolare dei reattori al tramonto, ma purtroppo la nostra era dall’altro lato. Abbiamo rimediato con un bel servizio fotografico, al bordo della statale con i camion che ci sfrecciavano alle spalle, arrampicati su una torretta arrugginita.

Purtroppo le radiazioni hanno distrutto la memoria del cellulare, l’unica foto che si è salvata è questa, in cui la centrale si vede un po’ sfocata sullo sfondo, ma in compenso Candy Candy fa tornare l’allegria  ^_^

Candy Candy alla centrale nucleare

日本に行きます!

Per chi non conosce né il giapponese né Google Translate: tra poche settimane visiterò finalmente il Giappone! Nihon ni ikimasu!!

Che cosa faremo nel paese del sol levante, dei samurai, dell’ikebana, della strage di cetacei, del negazionismo storico, della Nintendo e di tutte le tavanate più megagalattiche mai concepite dalla mente umana?

  • non diventeremo radioattivi dato che – mi hanno assicurato – ora è tutto sotto controllo tranne a Fukushima et environs, infatti mi sa che lì non ci andiamo (per chi non avesse letto i giornali negli ultimi 16 mesi, ecco qui un bel rapporto di Greepeace e la pagina di Wikipedia sull’accaduto)
  • depennerò “Visit Japan” dalla mia lista di cose su 43things
  • mangeremo cibo giapponese tutti i giorni OMG <3
  • boh?
  • varie ed eventuali

Prossimamente su questi schermi…

what time is it in Ulan Bator?

Per lavoro sto partecipando a un corso sul sistema centrale di Amadeus, quella serie di comandi criptici che vi sarà sicuramente capitato di vedere se avete mai buttato l’occhio dietro allo schermo di un terminale in un’agenzia di viaggi. Le cose che si vedono, oggettivamente, non sono molto facili da decifrare. Un esempio lo trovate qui sotto (giusto perché erano circa 12 ore che non pensavo alle Hawaii…).


(immagine riciclata da questo post di tre annetti e mezzo fa)

Insomma, mi ritrovo a dover imparare tutto quel che c’è da sapere su questo sistema, e sapete che cosa vi dico? E’ fichissimo! Se in una vita precedente di sicuro non sono stata una ballerina, probabilmente sono stata un agente di viaggio.

Vi saprò dire di più tra due settimane, a conclusione del corso, dopo l’esame finale (che devo passare con almeno 85/100) e non appena avrò smaltito la meritata sbornia post secchiata finale.

segnali di accelerazione

E così capita di trovare un lavoro all’estero ed emigrare a tempo indeterminato, allontanandosi dalla strada tracciata fino a questo punto e avvicinandosi incredibilmente a fantasiose prospettive teorizzate senza però crederci del tutto. Nel mio caso:

  • tornare a vivere/lavorare all’estero per un periodo (per chi non mi conosce, ho già Stati Uniti e Danimarca sulla lista)
  • abitare in un posto di mare
  • leggere Proust in lingua originale (“Longtemps, je me suis couché de bonne heure…”)

e altro.

E così, il piano B è diventato il piano A, e andarsene non è una fuga ma un’avventura, non è la soluzione ma un nuovo inizio. Ci sono tante cose, persone e situazioni che mi lascerò alle spalle, ma per com’è andata la mia vita finora sono fiduciosa che quelle importanti non andranno perse. Quelle superflue e tutto sommato irrilevanti, grazie a Dio, si auto-elimineranno come foglie che cadono a fine estate per diventare poltiglia ai bordi delle strade.

Come già in passato, vado a fare l’italiana all’estero, cogliendo l’occasione per potare qualche ramo secco. E il mio blog è sempre più autoreferenziale, e – per chi riesce a cogliere i collegamenti invisibili – prova inconfutabile che la mia vita è assolutamente ciclica e circolare, anzi elicoidale. Realizzare che scrivere su questo e altri blog possa avere avuto una certa utilità è destabilizzante. Ma in fondo, perché no?