Archive for the ‘ToDo’ Category

things to do before I die

La verità è che amo questo mondo alla follia. Le foglie cadute, le pozzanghere al bordo della strada, l’odore della nebbia, tutto quanto. E non importa se piango guidando in autostrada mentre rievoco cose che avevo completamente rimosso e che la mia psicologa mi ha aiutato a ricordare. E non importa nemmeno se mi innamoro ogni cinque minuti e se ho paura di tutto. L’illuminazione passa anche per di qua. Vorrei riuscire a vivere sempre nel momento, perché il tempo non ritorna e perché la perfezione e la bellezza sono solo momentanee. Non si può sempre camminare una spanna sopra le cose, bisogna anche attraversarle sporcandosi, ferendosi, annusando il profumo dei fiori, e tutto il resto. Non voglio più evadere rifugiandomi nei (metaforici) boschi come Thoreau, voglio finalmente scendere da questo maledetto (metaforico) treno e sporcarmi con la realtà, prima che sia troppo tardi.

the world has turned and left me here

The world has turned and left me here
Just where I was before you appeared
And in your place an empty space
Has filled the void behind my face

- Weezer

Così, questa canzone si è materializzata ieri sera sul mio iPod. Non sto a tediarvi con i dettagli, ma è proprio così. Mi basta rileggere cose che ho scritto tempo fa, prima che imboccassi questa strada, per accorgermi che sono tornata al punto di partenza. Un po’ maciullata, scorticata, forse un cane mi ha anche pisciato in testa mentre ero incosciente. Ma eccoci qui ai blocchi di partenza. Due cerotti, una doccia, un bel po’ di sonno e sarò quasi come nuova.

E’ che ho come la sensazione di essermi risvegliata in un mondo devastato da una catastrofe e invaso dagli zombie, come Milla Jovovich in Resident Evil: Apocalypse. Con la differenza che non le assomiglio affatto, e non andrò in giro mezza nuda con dei fucili a pompa infilandomi in ogni edificio buio, diroccato e infestato di non-morti. E la mia in ogni caso è solo una metafora, non è che fossi veramente in coma… o almeno credo.

Solitamente penso che scrivere sia più che altro una perdita di tempo e una fuga dalla realtà. Ma in momenti come questi, aver scritto fiumi di parole mi conforta. Rileggendo il tutto, sì, penso che me la caverò anche stavolta.

un libro da leggere

I’m a person just like you
But I’ve got better things to do
Than sit around and fuck my head
Hang out with the living dead
Snort white shit up my nose
Pass out at the shows
I don’t even think about speed
That’s something I just don’t need

I’ve got the straight edge

Minor Threat, “Straight edge”

P.S. Non sono straight edge ma mi sembra comunque un’ottima pillola di saggezza. Tra l’altro, su base di schitarrate hardcore punk, che non guasta mai…

caro diario

Venerdì 18/06/2010

Sono stata alla GGD#13. Per i non addetti ai lavori, la 13esima Girl Geek Dinner milanese. Eravamo alla sede della Sony a Cinisello Balsamo… è stato un po’ difficile arrivarci ma – wow. Ho guardato per la prima volta la TV in 3D con occhiali appositi attivi, mica quelli plasticosi del cinema. Ho visto un sacco di figate anche se purtroppo, nella foga, ho paura di aver mangiato carne cruda scambiandola per tartare di tonno O_O Beh, sempre animali morti sono. Lo so, non ricordatemelo. Se ci penso mi viene ancora da vomitare. Vorrei bermi un bicchiere di candeggina per eliminare questa sensazione tremenda ma in casa ho solo dell’acqua frizzante, al massimo.

Ho bisogno di tornare vegan per un po’, e rinunciare anche al maledetto pesce.

Giovedì 24/06/2010

Sono ancora ammalata, uffa. Però – anche se sembra – non è otite, ma semplicemente una sindrome di raffreddamento che mi causa anche dolore all’orecchio. Dietro a questo “semplicemente” si nascondono in realtà un sacco di elefanti, macigni e scimmie urlatrici: secondo la mia nuova dottoressa, che è esperta di medicina tradizionale cinese, ho una predisposizione nonché un eccesso di flemma, ossia umidità e freddo e cose del genere. Ding! Qualcuno ha detto eccesso di condizione yin? Vabbe’, solite storie. Dovrei evitare cibi freddi e umidi, soprattutto i latticini. Avrei bisogno di calore, o “yang primario”, come ho letto da qualche parte su internet.

Dopo la seconda seduta di agopuntura, questa volta comprensiva di moxa, il dolore all’orecchio è decisamente attenuato. La dottoressa mi saluta lasciandomi una manciata di pillole cinesi (“Wu ling san”) per “drenare l’umidità in eccesso” e “rafforzare l’intestino e le difese immunitarie”.

Fanculo. Non imparo mai niente??

Dovrei proprio dire addio per un po’ a latticini, zucchero, cereali raffinati, frumento, frutta tropicale, gelati. OK non che sia questa la composizione della mia dieta abituale, ma – Dr. Pincini docet – anche una piccola quantità di sostanza mantiene viva l’intolleranza e la reazione avversa dell’organismo.

Fanculo.

Sabato 26/06/2010

Sky Cinema Hits stamattina mi ha regalato un’inaspettata replica di Hackers, film del 1995 con una giovane Angelina Jolie e un biondissimo pre-Trainspotting John Lee Miller. Un compendio di hacking anni ’90, con il phreaker, il fottuto psichedelico, i libri underground, l’hacker cervellone e il lamer. Modem a 28.8k, videogiochi su megaschermi, gente con look pseudo-cyberpunk, cospirazioni, password banali, e naturalmente nick altisonanti per tutti gli 31337 h4x0r. Skateboard, pattini a rotelle e moto. Vecchissimi Apple e floppy disk. Acid Burn e Crash Override. Ma voi li avete mai visti degli uber-nerd strafighi e atletici come Angelina Jolie e John Lee Miller del 1995?? No? Io nemmeno…

15 anni dopo sembra così antiquato, quasi archeologico come War Games. Bello, divertente e affascinante; io e il mio gatto ce lo guardiamo volentieri. Wow. E le torri gemelle ancora lì al loro posto.

Domenica 27/06/2010

Nonostante la settimana di malattia, sono riuscita a presentarmi quasi puntuale all’appuntamento alla Sana Gola per fare da assistente alla cuoca per il brunch della domenica. Evviva! La sorte ha voluto che oggi ci fossero anche gli esami finali per il diploma di cuoco, e quindi entrambe le cucine brulicavano di attività. E di caldo.

Lo sapevate che hanno un forno magico che cuoce anche a vapore e si lava da solo?

La chef Federica Ferrari – che tra l’altro è stata la docente del corso base che ho frequentato qualche tempo fa – mi ha preparato un sacco di cose delizione durante il corso della giornata:

  • crema di riso integrale con una spolverata di gomasio per colazione
  • tempeh al cocco come spuntino pre-pranzo
  • bevanda frizzante di succo di mela e limone per merenda
  • schiscette di ogni tipo (compresa zuppa di miso con shitake “che mi fa bene”) da portare via a fine giornata!

Poi chiaramente abbiamo preparato un sacco di piatti deliziosi per gli avventori del ristorante, tra cui ci terrei a citare una focaccia bellissima e dei pasticcini di polenta, fagioli neri e crema di tofu ai carciofi veramente carini. Metto la foto anche se è orribile avendola scattata col cellulare.

Insomma, nonostante le quasi 8 ore perennemente in piedi con caldo, umido e tutto il resto, e nonostante il residuo di malanno che mi trascino ancora dietro, è stata una giornata piacevolissima.

Lo sapevate che hanno un frigo gigante in cui si può entrare strapieno di verdura, tofu e tempeh?

Lunedì 28/06/2010

Oggi andando in ufficio mi sono accorta che non c’è più il cartellone di Yamamay che ho visto per un paio di settimane. Una pubblicità un po’ stronza in cui mi ricordavano che in 25 ore potrei starmene sopra una tavola da surf, invece che in mezzo al traffico. L’avevo anche fotografata tempo fa! Eccola.

E non ha tutti i torti il signor Yamamay: in 25 ore si può effettivamente andare da Pavia a Milano, da Milano a Londra, da Londra a Los Angeles, da Los Angeles a Honolulu, e infine da Honolulu a Waikiki (15 minuti) o magari Haleiwa (1 ora) e mettere i piedi su un surf.

Dite che magari intendeva 25 ore per guidare fino a Biarritz? Boh. Finché ci saranno aerei e Hawaii, sempre lì vorrò andare.

Mercoledì 30/06/2010

Questo pomeriggio tornando a Pavia in treno mi sono seduta in prima classe, come spesso capita, dato che il regionale delle 18.38 è sempre pieno da scoppiare e per qualche motivo la porta della prima classe si fa sempre inspiegabilmente trovare pronta davanti al punto del binario in cui sto aspettando, a prescindere dalla variazione di latitudine (o longitudine, o entrambe).

Insomma, tiro fuori il libro che sto leggendo al momento, che altrimenti il viaggio è una tortura con tutto il chiacchiericcio e le ascelle sudate e – quando va male – l’alitosi. Non posso fare a meno di notare, una volta che anche gli altri passeggeri vicino a me hanno estratto i loro rispettivi libri, di quanto la mia scelta sia in contro-tendenza. “The China Study” contro Follett e Grisham. Addirittura, qualche sedile più in là, agli sfidanti si aggiungono un Camilleri e un cruciverba!

Continuo imperterrita a leggere di come un eccesso di proteine (ossia, superiore al 10% della dieta) e in particolare di proteine animali favorisca lo sviluppo del cancro e l’insorgenza di moltissime altre malattie “del benessere”. Leggo e penso: cacchio. Cacchio cacchio cacchio.

give me convenience or give me death

D’accordo, sono stata un po’ assente. Oggi però vi tedierò con qualche riflessione che ho appuntato in modo molto nerd sul bloc notes del mio scassatissimo Nokia (ma è gratis, e a cellular donato dall’operatore non si guarda in bocca).

Prima riflessione: ci sono tantissimi italiani all’estero. Che non contano quindi come italiani in senso stretto, dato che pur parlando italiano e mangiando spaghetti non buttano giù giorno dopo giorno la cultura-spazzatura che spetta a noi residenti in territorio italico. Facile fare gli italiani all’estero, dico io! Venite un po’ a fare gli italiani in Italia. Oppure emigriamo in massa – noi aspiranti italiani all’estero – e fanculo tutto.

Seconda riflessione: siamo italiani, e allora? Tutto questo bisogno di attribuire caratteristiche geo-localizzate ai popoli mi ha sinceramente stufato. Gli italiani sono creativi? Boh! Gli italiani sono mammoni? Boh! Gli italiani lavorano come muli e si accontentano di portare a casa uno stipendio a fine mese, anzi menomale che c’è? Sarà anche vero, ma chi dice che gli italiani sono naturalmente portati a non cambiare mai – hanno uno strano spirito di conservazione, culo pesante o momento d’inerzia innato che dir si voglia – secondo me sbaglia.


(immagine presa a prestito da qui)

Terza riflessione: le persone che si danno delle arie non sono necessariamente fighe. Anzi, di solito è il contrario. Almeno nella mia modestissima e limitatissima esperienza. (Questa era breve).

Quarta riflessione: la ruota del karma gira per tutti. Gira. Avete capito? Gira. Come le palle, ma in modo più incontrollabile (ed equo). Chi pensa di far girare la ruota a modo suo prima o poi se la ritroverà sui denti. A me piace immaginarla come una grandissima e pesantissima ruota di legno, un po’ come quelle dei mulini.

Quinta riflessione: rimanere ancorati alle buone, vecchie abitudini non è sempre una strategia vincente. Pensiamo ai britannici: continuano ad avere due rubinetti separati (e ben distanti) per acqua calda e fredda, hanno bellissime e luminosissime finestre che però non si possono aprire… insomma, a volte uscire dal seminato potrebbe portare a risultati positivi e inaspettati! Tipo l’acqua tiepida o il ricambio d’aria in casa. Poi, non è vero che i sapori tradizionalmente riservati al dolce non vadano bene anche col salato. Bisogna mischiare, evolversi! Esistono altre spezie e aromi oltre a pepe e origano. Diamoci una svegliata!


(immagine presa da qui)

Sesta riflessione: il miglio è commestibile. Non è un cibo riservato ai canarini in gabbia. Il miglio è buonissimo e fa anche bene, fine del discorso.

Settima riflessione: gli animali sono esseri viventi. Non sono delle cose che il creatore (?) ha messo sulla terra perché noi le sfruttassimo senza ritegno. Rifletteteci un attimo.

Ottava riflessione: lo stress fa male. Sì, perché rovina anche tutto il contorno, non solo le attività che lo generano. Se il lavoro vi stressa, vi porterete il nervosismo e la stanchezza appiccicati addosso anche a casa, fuori con gli amici, nel weekend. Si vive una volta sola e – per aggiungere un altro luogo comune – la vita è breve. Ridiamo delle cazzate invece di innervosirci, e diamo un taglio alle situazioni ormai irrecuperabili. Liberiamoci di ogni fattore stressante e godiamoci il poco tempo che rimane.

Nona riflessione: non si può essere amici di tutti. Si può essere zen e donare a tutti un sorriso (anche ai più stronzi o a chi non sa che farsene), ma non si può essere amici di tutti. Alcuni soggetti sono proprio incompatibili, o magari semplicemente disinteressati alla nostra amicizia. Facciamocene una ragione e andiamo avanti. Ci sono miliardi di esseri umani in questo mondo, figuriamoci se vale la pena patire le pene dell’inferno perché non riusciamo a fraternizzare con una manciata di persone. Cambiamo aria!!

Per concludere, il titolo di questo post – per chi non lo sapesse - è preso da un album dei Dead Kennedys. Il che mi ricorda che ultimamente, per lo stress e per altre congiunture, non ho praticamente ascoltato musica e tantomeno sono andata a correre con il mio iPod turchese. Giustificazioni? Non ce ne sono.

Chi ce lo fa fare? Dico, vivere una vita che non ci soddisfa, per cui abbiamo dei mini rimpianti ogni giorno e ogni settimana, figuriamoci a fine mese o a fine anno. Non ne vale la pena. L’ho già detto un sacco di volte, ad esempio qui o qui (sono delle vignette, guardatele!).

Sembra una cazzata new age, ma insomma se qualcosa non ci sta bene è ora di cambiarlo. Anche se vogliono farci credere che – in quanto italiani – nasciamo tutti uguali con lo stampino di mammoni goderecci asserviti a logiche stereotipate di sugo al pomodoro, serenate e lavoro statale. Sia ben chiaro, senza nulla togliere al sugo al pomodoro (che mia nonna faceva buonissimo), alle serenate (che sono tenere) e al lavoro statale (mia mamma, dopotutto, era una prof).

P.S. Suggeritemi delle playlist che io preparo le scarpe da corsa!