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è l’una di notte e tutto va bene

L’una di notte e ancora non riesco a decidermi ad andare a dormire. Una cena preparata meticolosamente (maki sushi in quantità, di riso bianco e anche integrale a chicco corto, il mio preferito), ma non del tutto soddisfacente. Tè kukicha freddo, anche se avrei preferito oolong ghiacciato. Qualche biscotto oreo mentre guardavo un film in dvd, così, tanto per. Un film banale, peraltro. Un occhio allo schermo, l’altro alla mia nuova credenza, il gatto sulla spalla. L’odore di henne che arriva ogni tanto dai miei capelli. E’ così che va, oggi ero sola in casa e ho cercato di riempire i vuoti facendo cose che mi piacciono, lunghe ed elaborate. Domani sera magari mi metterò a cucire un copriletto.

Ed eccomi qui stravaccata sul mio nuovo divanetto verde con fiori bianchi, ad ascoltare il silenzio della notte, guardarmi attorno in questa casa così stranamente deserta. Si sta bene da soli, certo, l’ho sempre detto. Ma fino a quando?  Arriva il momento di scegliere, rinunciare a delle cose in favore di altre. Le possibilità sono infinite, ma scegliendone una tra le tante la strada si restringe bruscamente. E’ così che funziona. Si può cambiare strada poi, ma il tempo non è infinito. E io, a che cosa sono disposta a rinunciare?

Tra le cose che avrei voluto fare (così, idealmente, sulla carta), mi rendo conto che molte rimarranno per sempre fuori. Mi spaventa pensare che magari alcune di quelle che ho sempre dato per favorite alla fine non si realizzeranno. E non ho più la spensieratezza dei 16 anni per poter dire “sarà quel che sarà” senza pensarci veramente. E se non riuscissi mai a schiodarmi da questo lavoro da amanuense dei tempi moderni? E se fossi condannata a passare le giornate dietro uno schermo da 15″ (o poco più) a vita? E se non vedessi mai l’aurora boreale, se non tornassi mai più nelle isole del pacifico? Se il mondo finisse domani, me ne andrei con il cuore in pace? La risposta, evidentemente, è un NO a caratteri cubitali e fluorescenti, lampeggianti. No, no, no e no, purtroppo.

Insomma, come ha detto Steve Jobs quella volta in quel discorso, questo è il momento in cui dovrei farmi delle domande e cercare di trovare delle risposte. Prendere un bel respiro e fare qualcosa per cambiare quello che non mi soddisfa. Come dice il tizio in quella vignetta di xkcd, quand’è che abbiamo dimenticato i nostri sogni?

Sono stata a Copenhagen quest’estate, per la prima volta dopo circa 8 anni, dopo averci vissuto per ben due anni. Mi è sembrata una città completamente diversa. Mi sono chiesta se piuttosto non fossi io diversa. Credevo di essere sempre la stessa, in realtà, ma non è così. Non è così. Non ho più 23 anni, e il tempo corre, vola proprio. Ho fatto tante cose, ma nulla di sostanziale. Ho cambiato tante cose, ma muovendomi come in un moto circolare, anzi diciamo più elicoidale, andando avanti ma in modo un po’ tortuoso. E infatti spesso quando mi fermo ho un leggero senso di vertigini.

Mi piaceva tanto andare in Sardegna, ma ora che mio padre non c’è più e che tante cose sono cambiate, non riesco a ritrovare lo stesso sapore, non riesco nemmeno più a sentire così bene il profumo di mirto nell’aria. Anche in spiaggia, mi sono ritrovata a pensare a qualcos’altro, a un altro posto, un posto in cui per uscire dall’acqua si deve combattere contro la marea e in cui di notte di stelle se ne vedono tantissime. E vi assicuro che da quella spiaggia in Sardegna, in una notte senza luna, se ne vedono parecchie.

Insomma, sempre a pensare ad altro, mai a godermi il momento. Quasi mai, almeno. Non ora, di sicuro. Ma non so proprio cosa fare. Si accettano suggerimenti. Questa sensazione di buttare via il tempo, questo umore negativo latente che non si spiega. L’indecisione perenne che si riaffaccia, e mi fa paura. C’è stato un periodo in cui non ero in grado di scegliere tra due cose qualsiasi, e non è stato certo il mio periodo migliore.

E così, caro Steve Jobs, dimmi che cosa devo fare per metabolizzare i tuoi consigli. Magari sei anche tu uno di quelli che predicano bene e razzolano male. Come me, per capirci. Tante belle parole, pochi fatti. Ottimi consigli dispensati a destra e a manca, nemmeno mezzo consiglio sensato seguito dalla sottoscritta.

Una e tre quarti, e l’unica cosa che è cambiata è che ora c’è un caldo devastante dovuto alla batteria del portatile. Sonno, neanche l’ombra. E domani, un altro giorno. Solite cose, soliti appuntamenti, soliti programmi.

Quello che vorrei è uscire da questa fottuta routine. Ma non basta volerlo, come peraltro direi a chiunque (tranne a me stessa). Ci vorrebbero delle occasioni da cogliere. Per il momento, qui, non succede niente.

Spero solo, ingenuamente, di scrivere un post profetico come già altre volte, e attirare da queste parti il vento del cambiamento. Facciamo pure anche un tifone.

hey, è autunno!

L’altroieri ha piovuto tantissimo. Ieri notte c’era un vento fortissimo che ha spazzato via tutte le nuvole e la luna nuova ci ha permesso di ammirare la costellazione di Orione alta nel cielo. Oggi mi sono improvvisamente accorta che i bordi delle strade sono colorati di giallo e rosso per le mille foglie cadute. Ho i brividi dal freddo. Che figata, è autunno!

La mia stagione preferita anche quest’anno non mi sta deludendo…


(foto presa in prestito da
qui)

perle ai porci

Uno spicchio di luna che spunta tra le nuvole. L’odore dei fumogeni sotto il palco. I bassi che mi avvolgono a mezzo metro dalle casse. Le sigarette che non hanno più sapore, i drink che non sanno di niente, e tutto il giorno non ho mangiato nulla, ma non ho fame.

Un film un po’ triste e molto romantico, la pioggia che scroscia fuori dalla finestra. Da sola sulle mie lenzuola color indaco, con addosso una felpa blu e la sciarpa di lino color turchese sulla sedia… io che non metto mai il blu o l’azzurro e ora ne sono circondata.

Io che voglio dire di no, e invece riesco solo a farmelo dire, e vorrei essere immune a questo monosillabo. Ma, a quanto pare, nell’imperscrutabile legge del karma, a volte bisogna dire di no anche se si vorrebbe dire di sì…

Le verdure croccanti e saporite e la sensazione di benessere che solo riso e lenticchie mi sanno dare.

Guardare il fiume che scorre seduta su una panchina, ricordare fatti e parole e odori e suoni, quando l’unica cosa a cui posso aggrapparmi è il passato, e il presente e il futuro mi danno le vertigini.

Le volte in cui avrei voluto restarmene zitta, e le volte invece che avrei voluto dire di più. E quella voglia irrazionale a cui faccio fatica a resistere. Frasi che hanno senso solo per me, ma vorrei tanto che avessero un significato anche per altri. Parole scritte tra le righe, e chissà se qualcuno mai le leggerà.

Un vaso di vetro pieno di chiavi abbandonate, e sono d’accordo che non sempre basta avere la chiave per aprire una porta, a volte certe porte si chiudono per sempre.

E continua a fare un gran freddo, si intravedono le stelle nella notte, tra le nuvole, e quasi mi aspetto di vedere Orione alta nel cielo come a dicembre. Più che un frappé, ci vorrebbe una cioccolata calda.

Le persone che ti prosciugano; ma l’importante è essere come un succhia-succhia-che-mai-si-consuma (Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: versione 1971 forever!), dare perle ai porci non è un problema se hai una riserva inesauribile di perle. Toh, prendetene ancora.

Mi sono tolta un po’ di sfizi: caipirinha e salamella, amaro Montenegro e crêpe. Perché da domani voglio provare a prendermi una pausa sabbatica dalla tossicità della mia vita recente, diciamo fino a fine mese, o finché riesco a resistere.

Sogno ad occhi aperti, oltre che ad occhi chiusi…

“Che cosa vuoi da me?” Se non volessi niente, tutto sarebbe più facile, forse; se avessi anche la tua risposta a questa domanda, almeno qualcosa sarebbe più facile.

Ho tanta voglia di sorridere, ma oggi non sarei convincente.

Elizabeth: I guess I’m just looking for a reason.
Jeremy: From my observations, sometimes it’s better off not knowing, and other times there’s no reason to be found.
Elizabeth: Everything has a reason.
Jeremy: Hmm. It’s like these pies and cakes. At the end of every night, the cheesecake and the apple pie are always completely gone. The peach cobbler and the chocolate mousse cake are nearly finished… but there’s always a whole blueberry pie left untouched.
Elizabeth: So what’s wrong with the blueberry pie?
Jeremy: There’s nothing wrong with the blueberry pie. Just… people make other choices. You can’t blame the blueberry pie, just… no one wants it.

– dialogo da “My Blueberry Nights

s{t|c}ar

Twenty-twenty-twenty four hours to go
I wanna be sedated
Nothin’ to do and no where to go-o-oh
I wanna be sedated
Just get me to the airport, put me on a plane
Hurry hurry hurry before I go insane
I can’t control my fingers I can’t control my brain
Oh no no no no no

Twenty-twenty-twenty four hours to go
I wanna be sedated
Nothin’ to do and no where to go-o-oh
I wanna be sedated

Just put me in a wheelchair, get me on a plane
Hurry hurry hurry before I go insane
I can’t control my fingers I can’t control my brain
Oh no no no no no

Twenty-twenty-twenty four hours to go
I wanna be sedated
Nothin’ to do and no where to go-o-o
I wanna be sedated
Just put me in a wheelchair, get me to the show
Hurry hurry hurry before I go loco
I can’t control my fingers I can’t control my toes
Oh no no no no no

Twenty-twenty-twenty four hours to go
I wanna be sedated
Nothin’ to do and no where to go-o-o
I wanna be sedated
Just put me in a wheelchair, get me to the show
Hurry hurry hurry before I go loco
I can’t control my fingers I can’t control my toes
Oh no no no no no

Ba-ba-bamp-ba ba-ba-ba-bamp-ba I wanna be sedated
Ba-ba-bamp-ba ba-ba-ba-bamp-ba I wanna be sedated
Ba-ba-bamp-ba ba-ba-ba-bamp-ba I wanna be sedated
Ba-ba-bamp-ba ba-ba-ba-bamp-ba I wanna be sedated

– Ramones, “I wanna be sedated”

(foto presa da qui)

luna nuova

Oggi c’è luna nuova.

Mi piacerebbe, stanotte, sdraiarmi in qualche prato a contemplare il cielo stellato, nerissimo proprio per l’assenza della luna, sparpagliare i miei capelli rossi (new!) sull’erba verde, fumare un paio di sigarette e passare il tempo scrutando le costellazioni.

Non c’è bisogno di ripetere che la luna nuova è favorevole ai nuovi inizi, alle nuove iniziative e ai cambiamenti.

L’unico cambiamento che forse vorrei incoraggiare in questo periodo è la mia conversione da semi-vegetariana con una passione per il pesce e cedimenti saltuari a uova e formaggi a totalmente vegan. In effetti, ieri sera ho mangiato della crescenza e mi è venuto un gran mal di pancia. Ci vorrebbe una volontà di ferro, però, se non altro perché dovrei decidermi a cucinare di più, portarmi il mangiare in ufficio e soprattutto riempire un po’ il frigo (al momento contiene: 3 banane, 3 cetrioli, una dozzina di mousse di mele+frutta, un barattolo di miso d’orzo, capperi, senape, salsa di soia, latte di riso, crema di marroni, marmellata di lamponi senza zucchero, pane nero, succo di aloe e una saponetta di Lush; non abbastanza per una dieta variata direi…).

Nessuno vuole essere vegan con me? Questo articolo (”Why vegan?“) è un po’ lungo ma interessante, quindi se non avete un cazz’altro da fare, leggetelo!

And by the way, Annemarie Colbin is a f*cking genius. Ho appena ricevuto l’ultimo suo libro che mi mancava da Amazon, e quella donna ne sa. Leggete “Cibo e guarigione” o – per gli anglofoni – “Food and healing“: è il libro da cui, per me, tutto ha avuto origine. Da tenere sotto il cuscino e assimilare per osmosi!!