Posted in books, detox, dreams, girl-powered, grumpy, insomnia, love, lyrics, music, travel on 12/22/2010 12:26 pm by Giulia
Soviet Kitsch nelle orecchie tutta la mattina, sul regionale in ritardo, leggendo un libro che mi parla di scenari artici.
Milano è grigia oggi, ma può solo migliorare, dopo il 21 dicembre è tutto in discesa, no? La primavera è dietro l’angolo.
The flowers you gave me are rotting and still I refuse to throw them away
Some of the bulbs never opened quite fully, they might so I’m waiting and staying awake
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
The papers around me are piling and twisting, Regina the paperback mummy, what then
I’m taking the knife to the books that I own and chopping and chopping and boiling soup from stone
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
– Regina Spektor, “The flowers”
Posted in books, cryptic, daydreaming, detox, grumpy, insomnia, music, nyc, thoughts, zen on 11/29/2010 09:18 am by Giulia
Mamma mia, sono proprio una stronza saccente settaria gigante. Ascolto “The Birds & The B-Sides” delle Shonen Knife di ritorno dal Blue Note, perché ne sentivo un po’ la mancanza. L’ho comprato da Skivhugget a Göteborg troppi anni fa, meglio non quantificarli. Sono una snob del cazzo. Con il morale leggermente risollevato perché prima una ragazza mi ha detto “wow, nice shoes! where did you get them!”, e il mio bisogno di approvazione è stato almeno parzialmente soddisfatto. Non tutto è una merda, non tutto è come sembra. Tranne il mio essere stronza saccente e settaria. Ma d’altronde le premesse c’erano tutte. Ascoltare Zorn doveva pur avere dei side-effects. Prima in versione klezmer (Masada) con un amico ebreo e poi in versione grindcore (Naked City) con un moroso musulmano. Tutti quei balletti alla Scala nell’infanzia, pomeriggi musicali al conservatorio nell’adolescenza, notti insonni a base di rave e drum and bass agli albori dell’età adulta dovevano in qualche modo lasciare il segno. Le versioni di greco e gli spartiti musicali. Proust e alt.2600. L’algebra. Non so, vi direi che è tutta colpa dei miei genitori. Ma sarei ancora più stronza e snob, perché lo direi con tono di compiaciuta superiorità intellettuale. Del cazzo. Cristo, sono veramente una insufferable know-it-all.
Torno martedì sera, per fortuna mercoledì mattina ho appuntamento con la psicologa. Chissà. Nella prossima vita vorrei reincarnarmi in un essere meno cerebrale. Che ne so, un albero. In questa vita devo ancora trovare chi mi possa sopportare e – perché no – sostenere e stimolare in modo non condiscendente. In realtà un paio di persone mi vengono in mente, ma per vari motivi sono lontane. Oggi ho fatto un sacco di strada a piedi, metro e autobus per raggiungere una bettola minuscola specializzata in ravioli a vapore nei meandri di Chinatown. Da sola, chiaramente. Chi diavolo potrebbe sbattersi così tanto per dei ravioli cinesi cotti al vapore e poi rosolati, con una sfoglia perfetta e trasparente ripiegata a mano e la salsina leggermente agra? Mi viene in mente una sola persona, a questo punto. Vabbe’, quel treno è passato. Avanti il prossimo, o così dicono. Intanto i ravioli me li vado a mangiare da sola, anche se mi piacerebbe farlo in compagnia. E ascolto la musica che mi fa stare bene, e mi compro tutti i libri oscuri che voglio, e vaffanculo vaffanculo cento volte a tutto il resto. E non ho paura di perdermi o di andare in giro la notte per i cazzi miei. Sono altre le cose che mi terrorizzano, cose più banali – e infatti le scrivo. Aggiungerei fifona agli aggettivi di prima.

Posted in daydreaming, lolcats, love, lyrics, music, nyc on 11/27/2010 01:34 am by Giulia
Mi sono innamorata di questa città. Sarà l’aria secca e pungente, che fa venire i capelli liscissimi. Saranno le foglie gialle e rosse, la gente che si incrocia per strada, il fatto che tutti camminano ovunque, i palazzi, l’odore della metropolitana. Tanti fattori, che non è che si possano proprio riassumere in qualche riga. C’è Central Park, che è un parco sterminato, misterioso ed incantevole. E poi è pieno di gente affascinante che parla qualunque tipo di lingua, mangia qualunque tipo di cibo… per chi mi conosce, questo già mette NYC in cima alla mia lista.
Sarà, ma l’altro giorno camminando per le vie della città mi è venuta una gran voglia di ascoltare Regina Spektor. E oggi, con la playlist dell’iPod ben rimpolpata e le cuffie ben ficcate nelle orecchie, mi sono rincoglionita nella mia bolla musicale camminando camminando camminando e camminando ancora, mimetizzandomi nella bolgia multietnica dello shopping post-Thanksgiving che è il cosiddetto “Black Friday”. Strade, incroci, negozi, parco, MoMA, metro: tutto in cuffia. Fantastico. Ascoltate anche voi, se vi va.
- Regina Spektor, “Begin to hope”. La mia canzone preferita di oggi è “Better”!
- Bjork, “Homogenic” e “Post”
- Paul Kalkbrenner, “Berlin calling”. Me l’hanno passato e non riesco a smettere.
- The Knife, “Deep cuts”. Idem.
- Ladytron, “Light and magic”
- Robots in disguise, “Get rid”
- Feist, “The reminder”
- Fink, “Distance and time”
P.S. Una tizia a Union Square oggi mi ha chiesto “are you Jewish?”. Le ho detto di no, sembrava un po’ dispiaciuta. Chissà che diavolo aveva in testa??

And the things that keep us apart
Keep me alive
And the things that keep me alive
Keep me alone
This is the thing
— Fink, “This is the thing”
Posted in cryptic, detox, dreams, full moon, hawaii, music, nyc, ToDo, travel on 11/20/2010 07:00 pm by Giulia
Piove incessantemente da giorni.
Il mio aereo decolla tra circa 40 ore e non ho ancora nemmeno iniziato a pensare a che cosa mettere in valigia. Invece di fare quel che ho meticolosamente annotato, mi perdo ad ascoltare musica con i gatti che dormicchiano sul letto. Sarà che mi sono disabituata a certe cose da troppo tempo.
Ho ritrovato il mio quaderno hawaiiano dopo mesi che lo cercavo, era sepolto in cantina in uno dei tanti scatoloni che non ho ancora svuotato dopo l’ultimo trasloco. L’ho ritrovato mentre cercavo delle scarpe di vernice da mettere stasera. Ho voglia di musica altissima con i bassi distorti. Sigarette e alcol. Vaffanculo salutismo.
Avrei tanto voluto vedere i Daft Punk dal vivo, così riascolto Alive 1997 e Alive 2007 in loop. Ma certi treni non ripassano.
Il mio proposito principale per questo periodo sarebbe di vivere nel momento e bla bla bla, ma la mia testa se n’è andata affanculo su un altro pianeta.
Tutto succede per una ragione, peccato solo che io non abbia la più pallida idea di quale sia. “Potrebbe essere un ornitorinco“.

Posted in insomnia, music, nyc, travel on 11/19/2010 01:53 am by Giulia
Stasera ho bevuto vino rosso, sistemato una connessione internet, mangiucchiato del tofu affumicato con mandorle e sesamo e fumato tre sigarette. Il tutto, a gambe incrociate sul divano con un’amica, che mi ha fatto notare l’entità del mio essere sbandata con un “minchia se hai un dragone cinese tatuato sul braccio”. A dire il vero io non fumo. Però me le sono proprio godute queste tre sigarette, dopo circa un anno in cui ho provato con tutte le mie forze a riprendere a fumare. Mi piace essere in controtendenza. E no, non erano post-coitali. E lo so che fanno venire le rughe, però che palle, che mi vengano le fottute rughe, fossero queste il male peggiore!
Ho fatto un tuffo nei ricordi ascoltando musica che non sentivo da un pezzo. Ricordando qualcuno e qualcosa che ero tanto tempo fa, quando ascoltavo Mingus sotto il circolo polare artico, quando mio padre mi portava alle Scimmie a sentire la musica dal vivo. Il brit-pop al Rainbow una vita fa, il concerto di Feist quella sera, le mie mixtape strampalate dei vent’anni. Le cassette che ci spedivamo io e Ayhan, e quella volta che ho visto Kathleen Hanna al Tunnel. Bla bla bla, altre cose. Grazie di cuore a chi mi ha regalato tutte queste ore di musica, il mio viaggio a New York avrà una colonna sonora decisamente imprevista.
