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matrimonio indiano

Oggi uno dei miei più cari amici si sposa. In India, in Rajasthan per la precisione, perché la sua futura moglie è di quelle parti. E perché anche lui è indiano, ovviamente. Ero invitata: mi ha mandato un bigliettone di cartoncino artigianale rosso gigantesco con tanto di lustrini dorati.

Non ci sarò al tuo matrimonio, caro Mrinal, ma spero di vedere tantissime foto, comprese quelle imbarazzanti. Non potrò gustare le innumerevoli prelibatezze (tutti sanno quanto adoro il cibo indiano) che sicuramente saranno servite al ricevimento a Delhi - perché la tua famiglia abita lì – e non oso immaginare quanto saranno inverosimilmente dolci i dolci del Bengala. E non potrò nemmeno fare le figate che sicuramente si fanno in occasione di un matrimonio indiano. Ballare, cantare, quelle cose così un po’ à la Bollywood.

Beh, che dire… lo so che scritto qui, in un post che parla indirettamente dell’India (con la miseria e tutto il resto), sembra patetico. Ma è così: avessi avuto un migliaio di euro che mi avanzavano ci sarei venuta di corsa al tuo matrimonio. Lo so che ti sei offerto di pagarmi tu l’albergo, ma lo sai anche tu che i voli costano, anche quelli dell’Aeroflot con scalo a Mosca. E poi non potevo mica venire in India e andarmene a mani vuote…

Perciò eccomi qui, a Pavia, con i pallini di nevischio fuori dalla finestra (tutti sanno quanto odio il freddo) e nemmeno un ristorante indiano all’orizzonte.

Ma oggi è il tuo matrimonio, quindi tanti auguri di felicità! Sperando di rincontrarci presto.

indian wedding
(foto presa da questo
bellissimo servizio fotografico)

le idee del lunedì #5

Un’altra settimana è passata, e l’unica novità è che FA FREDDO!! Apparentemente l’inverno ha deciso di arrivare con un po’ di anticipo.

Le idee della scorsa settimana erano decisamente impegnative, e ho totalizzato un misero 50% (punto 1 e punto 4, mentre i punti 2 e 3 ancora attendono…).

Questa settimana vi propongo alcune idee pratiche squisitamente adatte alle temperature gelide di questi giorni.

brina
(immagine presa da qui)

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aloha nui loa

E così mi accorgo che, rimanda oggi, rimanda domani, sono circa 5 settimane che non scrivo un bel niente sul blog. Non è che non sia successo niente, è che forse non è successo nulla che si meritasse di essere bloggato, ossia nulla di particolarmente insulso, strampalato o incoerente. Beh, oggi finalmente è successo qualcosa, per cui eccomi qui ad aggiungere spessore al tomo virtuale del blog dei munchies. Fine del prologo.

Il fatto è che ho ricevuto un link ad un sito dedicato ai cosiddetti bento box o o-bento che dir si voglia (una mia vecchia passione), e cliccando un po’ a caso sono finita sul sito di una tizia che confeziona dei pranzetti inscatolati veramente carini. Tipo questo:

bento

Il fatto è che questa tizia abita a Honolulu e nel suo sito parla di cosa ha comprato dove, in posti dove sono stata anche io e, se non avessi avuto l’incubo di 2-colli-di-bagaglio-da-26-chili-max-l’uno, mi sarei comprata tutto. Il fatto è, per arrivare al dunque, che Oahu mi manca da impazzire, mi chiedo cosa cacchio ci faccio qui a volte, e non mi stupisce averci messo due mesi a finire di svuotare le valige.

E così questo sarà un ennesimo post taggato Hawaii. Ve lo dico, così lo sapete: le Hawaii sono il posto più meraviglioso del mondo. E’ pieno di giapponesi e giapponesate e asiatici, si mangia benissimo, tutto ha dei sapori buonissimi di cocco e frutto della passione e frutta tropicale, c’è il tonno crudo piccante (spicy ahi), il musubi (polpetta di riso ripiena e avvolta in alga nori) a ogni angolo di strada, le banane fritte in involtino, papaye a 50 centesimi l’una e orchidee ovunque. C’è Lush e ci sono i negozi di alimentari macrobiotici; manca solo la Feltrinelli ma in compenso ci sono un sacco di altre librerie fornitissime. Certo, è un posto sperduto in mezzo all’oceano, la terraferma più vicina è la California, a circa 4000 km di distanza, e il fuso orario è di -12 ore rispetto all’Italia, quindi non è che mantenere i contatti con parenti e amici dall’altra parte del pianeta sia facilissimo. Non è che la mamma ti può venire a trovare per un weekend. In compenso, durante tutto l’anno le temperature vanno dai 15 ai 30 gradi; la temperatura più fredda mai registrata è stata di -11 gradi in cima al Mauna Kea e la più alta di 38 gradi. Insomma, c’è un clima fottutamente ideale.

hawaii
20.09.2008 - Pupukea, North Shore of Oahu

Così, per dire. Mi perdo nei ricordi ultimamente. Cose che non torneranno più, e mi si spezza il cuore a pensarci. Però in qualche modo questa strana malinconia mi aiuta, mi fa sentire viva, intera, e se anche un sacco di cose della mia vita attuale andranno in merda – cosa del tutto possibile – saprò comunque che esistono delle vie d’uscita. Quando qualcosa finisce, c’è sempre qualcos’altro che inizia. Quando ci si aprono dei vuoti dentro, magari solo delle piccole crepe oppure delle voragini senza fondo, là fuori il mondo è pieno, pieno zeppo di cose con cui riempirli.

Se va tutto a puttane, cari miei, io farò carte false per emigrare alle Hawaii. Ve lo dico, così sapete dove trovarmi. Anzi, ora metto un bottone sulla barra laterale del sito con scritto “Donate via PayPal”. Perché mica ci posso arrivare a nuoto, alle Hawaii.

prospettiva

Non c’è nulla come guidare in autostrada di notte sotto la pioggia, ascoltando Joan Jett a tutto volume e fumando una sigaretta, per farsi passare un’incazzatura e vedere le cose in prospettiva. Alzare il volume e schiacciare più a fondo il pedale dell’acceleratore, mentre i tergicristalli regalano visioni chiare della strada a tratti, e un attimo prima che spazzino il vetro quasi non si vede niente, solo luci confuse, e allora tanto vale chiudere gli occhi aspirando.

mg-0892
(foto presa da qui)

il grande freddo

Ci dobbiamo preoccupare!?!?

meteo-211108