Archive for the ‘manga’ Category

vacanze nucleari

Insomma, capita che per andare a ritirare un acquisto voluminoso fatto su eBay siamo finiti nella cittadina francese di Montélimar, alle porte della Provenza.

Detto così sembrava promettente, finché arrivando non ci siamo accorti di una grossa, enorme struttura inquietante sulla sponda del fiume opposta alla statale. Quattro imponenti reattori nucleari, di cui tre fumanti e uno spento. Ricollegando i fatti, ricordavo un incidente nucleare avvenuto in Francia nel 2009… e in effetti, vuole il caso, si trattava proprio di questa centrale!

Alcune stanze dell’hotel scelto per la notte si affacciavano su una vista spettacolare dei reattori al tramonto, ma purtroppo la nostra era dall’altro lato. Abbiamo rimediato con un bel servizio fotografico, al bordo della statale con i camion che ci sfrecciavano alle spalle, arrampicati su una torretta arrugginita.

Purtroppo le radiazioni hanno distrutto la memoria del cellulare, l’unica foto che si è salvata è questa, in cui la centrale si vede un po’ sfocata sullo sfondo, ma in compenso Candy Candy fa tornare l’allegria  ^_^

Candy Candy alla centrale nucleare

it’s called the internet, sweetie

Recentemente mi sono interessata a una delle infinite sottoculture giapponesi, in particolare lo stile di abbigliamento mori, “mori kei” o “mori girl“, ossia ragazza dei boschi (“mori” infatti significa foresta o bosco in giapponese, anche l’ideogramma è molto carino e sembra proprio una foresta: 森). Non voglio crearmi un nuovo guardaroba per impressionare i poveri compaesani, ma partecipo a un concorso indetto su un forum di bambole, Blythe Kingdom. L’obiettivo: cucire un vestito in stile mori a misura di Blythe e fotografarlo indossato da una delle proprie bambole.

Che cosa contraddistingue lo stile mori? Queste ragazze si vestono di bianco (avorio, panna, crema) o colori tenui ispirati alla natura (verde foglia, marroncino ruggine, indaco scolorito e così via), i vestiti sono di foggia comoda, leggeri, ampi, a strati, del genere che una ragazza potrebbe cucirsi da sola con dei vecchi panni e pizzi ritrovati in un capanno nel bosco. I materiali che preferiscono sono i tessuti leggeri e naturali (cotone, lino, lana) e il pizzo, meglio se antico. Hanno i capelli sciolti e mossi, a volte con frangetta, sempre molto naturali; talvolta usano nastri o fiori per acconciarli. Vivendo nella foresta, sono di carnagione pallida e rosata, mai abbronzata.

mori style secrets(foto presa da qui)

A quanto ho capito, lo stile mori non c’entra nulla con la casa nella prateria, le damine vittoriane vestite di bianco nel giardino di rose, lo stile shabby chic o le ragazze hippie con la gonna a balze e i fiori nei capelli. Per essere uno street style giapponese di nicchia diffuso da pochi anni, ha una discreta sfilza di regole; le trovate qui.

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ingredienti per un anime di successo

Lunedì sera ho visto il film di Cowboy Bebop e ho constatato che sono pochi gli ingredienti fondamentali di un anime di successo:

  • esplosioni fragorose con nubi di polvere e fumo che sembrano panna montata
  • scia prodotta da un mezzo volante che plana sull’acqua
  • il vento che muove i fili d’erba
  • marciapiedi / muri crepati
  • macchine / moto rombanti che scorrazzano per autostrade congestionate
  • qualcuno che mangia dei ramen istantanei con le bacchette
  • qualcuno con delle brutte cicatrici molto evidenti
  • i cattivi con le spalle larghissime e quadrate, i capelli quadrati, che fumano
  • la fine del mondo incombente
  • l’unica persona che hai sempre amato e che ti ricambia ma non lo sapevi muore
  • tipe esili con tette enormi in magliette striminzite che rischiano di scoppiare da un momento all’altro
  • tipe esili con tette enormi che saltellano agilmente qua e là
  • tipe esili con tette enormi che maneggiano pistole enormi
  • la silouhette di un tizio filiforme con i capelli lunghi che si staglia contro il tramonto

non solo shojo

Ho letto un manga bellissimo, una storia di Fuyumi Soryo che si trova nell’albo “Sole Maledetto“. Si intitola “Il pesce arcobaleno”.

Parla di una bambina che diventa una disegnatrice, e di come gli adulti, un po’ alla volta, con i loro consigli e i loro canoni, riescono a schiacciare la sua creatività e spontaneità.

“E’ così, finché non conoscerai i colori di ogni cosa esistente in questo mondo, potrai usare tutti i colori che vuoi. Anche perché solo adesso ti è concesso di farlo… Più si diventa grandi, meno colori si possono usare.”

Ed è proprio così.

A quante persone permettiamo di uccidere la nostra spontaneità? A quante persone lasciamo il potere di stabilire delle regole per noi? A quanti permettiamo di dirci che cosa è giusto e che cosa è invece sbagliato? Quante cose le facciamo solo per compiacere altri, solo per vedere nei loro occhi quell’attimo di meraviglia, di approvazione, di stupore compiaciuto?

Sicuramente troppe, troppo spesso, immeritatamente.

Credo che sia impossibile o comunque estremamente difficile recuperare la spontaneità, ritrovare l’innocenza perduta.

Quindi, *vaffanculo* a tutti quelli che mi hanno tarpato le ali! E vaffanculo pure a me stessa per aver permesso a presenze impermanenti di contaminarmi con i propri schemi e false verità.

secrets and lies

What can I say, I have had enough of both. I am so fed up of people and useless talk. I think from now on I will just stop being all positive and will go back to my usual pessimistic self. I am so sick and tired of being nice to people. Who told you I’m nice? I’m not. Who said I would help? I won’t. What gave you the idea that you could make assumptions about me? Well, you better not. I may be stupid and naive, but even I know where to draw the line. So this is that fucking line.

My hands are prickling, I need to hit someone… very hard.