Archive for the ‘hippie’ Category

it’s called the internet, sweetie

Recentemente mi sono interessata a una delle infinite sottoculture giapponesi, in particolare lo stile di abbigliamento mori, “mori kei” o “mori girl“, ossia ragazza dei boschi (“mori” infatti significa foresta o bosco in giapponese, anche l’ideogramma è molto carino e sembra proprio una foresta: 森). Non voglio crearmi un nuovo guardaroba per impressionare i poveri compaesani, ma partecipo a un concorso indetto su un forum di bambole, Blythe Kingdom. L’obiettivo: cucire un vestito in stile mori a misura di Blythe e fotografarlo indossato da una delle proprie bambole.

Che cosa contraddistingue lo stile mori? Queste ragazze si vestono di bianco (avorio, panna, crema) o colori tenui ispirati alla natura (verde foglia, marroncino ruggine, indaco scolorito e così via), i vestiti sono di foggia comoda, leggeri, ampi, a strati, del genere che una ragazza potrebbe cucirsi da sola con dei vecchi panni e pizzi ritrovati in un capanno nel bosco. I materiali che preferiscono sono i tessuti leggeri e naturali (cotone, lino, lana) e il pizzo, meglio se antico. Hanno i capelli sciolti e mossi, a volte con frangetta, sempre molto naturali; talvolta usano nastri o fiori per acconciarli. Vivendo nella foresta, sono di carnagione pallida e rosata, mai abbronzata.

mori style secrets(foto presa da qui)

A quanto ho capito, lo stile mori non c’entra nulla con la casa nella prateria, le damine vittoriane vestite di bianco nel giardino di rose, lo stile shabby chic o le ragazze hippie con la gonna a balze e i fiori nei capelli. Per essere uno street style giapponese di nicchia diffuso da pochi anni, ha una discreta sfilza di regole; le trovate qui.

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l’epica battaglia di Torradello (ovvero, l’alienazione del lunedì)

C’era una volta un grosso ranocchio, che era poi il principe delle rane di Torradello. Aveva un regno verde e rigoglioso e pieno di felicità, dove le rane passavano amabilmente il tempo saltando da una pozza all’altra e gracidando ai bordi delle risaie, con il sole e con la pioggia, dall’alba al tramonto e poi anche durante la notte, sotto la luce della luna e delle stelle. Ma gli ingordi villici di Torradello pensarono di catturare queste rane felici e polpose per cuocerle (fritte, impanate, al forno, nel risotto) e servirle nell’unico ristorante del borgo, e così il principe ranocchio dichiarò guerra a Torradello e ai suoi abitanti. L’epica battaglia durò una giornata intera e si concluse con la sconfitta delle rane, trucidate barbaramente ed in gran numero. Il principe e le poche rane rimaste fuggirono lontano. I villici di Torradello raccolsero i corpicini senza vita delle rane perite in battaglia e organizzarono un sontuoso banchetto per celebrare la vittoria. Il piatto forte, neanche a dirlo, furono le rane. E non vissero felici e contenti, purtroppo. Qualcuno fu felice (chi di andarsene, chi di mangiare le rane), qualcuno un po’ meno. Ma così è la vita, e così si conclude la nostra storia.

(immagine presa da qui)

Il fatto è che è tutta la mattina che mi sento alienata. Appena sveglia, in doccia, in macchina, in metro, a piedi fino all’ufficio, in ufficio. Come se non fossi io. Mi guardo le scarpe camminando e mi sistemo la borsa sulla spalla cercando di fingere normalità, di rimanere ancorata alla realtà, ma ogni odore e ogni luce e ogni rumore mi riportano altrove. L’odore acre del treno appena fermatosi al binario mi ricorda quando finito il liceo mi imbarcai per un lungo e sgangherato interrail con l’amica del cuore. La luce chiara ma ancora debole di questa mattina di maggio mi ricorda i pomeriggi stanchi in cui un po’ studiavo sui libri di matematica e un po’ fissavo lo sguardo fuori dalla finestra della biblioteca, osservando le fronde degli alberi e fantasticando. Il rumore delle macchine e dei tram mi ricorda – facendomi corrugare impercettibilmente la fronte – il rumore del prato e delle foglie che stavo ascoltando fino a poche ore fa, circondata dalle margherite, in un posto molto vicino a Torradello, che nel mio immaginario è ormai associato all’epica battaglia del principe ranocchio.

Eccesso di yin? Può essere. Testa tra le nuvole, dolore reumatico al ginocchio, i sintomi ci sono tutti. Che cosa diavolo ci faccio qui? Potrei yangizzare la mia vita, sperando di radicarmi più saldamente nel mondo, ma sono troppo evanescente oggi per concentrarmi su questo compito.

E così vago e divago, rigorosamente in silenzio. I pensieri si aggrovigliano come rovi intricati e selvatici nella mia testa, prendendo curve inaspettate, intrecciandosi ad altri pensieri e ricordi. C’è tanto verde davanti ai miei occhi. Prato, alberi, boschi, bambù, foglie, muschio. La domanda resta: che cosa diavolo ci faccio qui?

Tra 117 giorni sarò a Bangkok, fine del mondo anticipata permettendo; ora di allora spero di aver almeno iniziato ad ipotizzare delle risposte.

caro diario

Venerdì 18/06/2010

Sono stata alla GGD#13. Per i non addetti ai lavori, la 13esima Girl Geek Dinner milanese. Eravamo alla sede della Sony a Cinisello Balsamo… è stato un po’ difficile arrivarci ma – wow. Ho guardato per la prima volta la TV in 3D con occhiali appositi attivi, mica quelli plasticosi del cinema. Ho visto un sacco di figate anche se purtroppo, nella foga, ho paura di aver mangiato carne cruda scambiandola per tartare di tonno O_O Beh, sempre animali morti sono. Lo so, non ricordatemelo. Se ci penso mi viene ancora da vomitare. Vorrei bermi un bicchiere di candeggina per eliminare questa sensazione tremenda ma in casa ho solo dell’acqua frizzante, al massimo.

Ho bisogno di tornare vegan per un po’, e rinunciare anche al maledetto pesce.

Giovedì 24/06/2010

Sono ancora ammalata, uffa. Però – anche se sembra – non è otite, ma semplicemente una sindrome di raffreddamento che mi causa anche dolore all’orecchio. Dietro a questo “semplicemente” si nascondono in realtà un sacco di elefanti, macigni e scimmie urlatrici: secondo la mia nuova dottoressa, che è esperta di medicina tradizionale cinese, ho una predisposizione nonché un eccesso di flemma, ossia umidità e freddo e cose del genere. Ding! Qualcuno ha detto eccesso di condizione yin? Vabbe’, solite storie. Dovrei evitare cibi freddi e umidi, soprattutto i latticini. Avrei bisogno di calore, o “yang primario”, come ho letto da qualche parte su internet.

Dopo la seconda seduta di agopuntura, questa volta comprensiva di moxa, il dolore all’orecchio è decisamente attenuato. La dottoressa mi saluta lasciandomi una manciata di pillole cinesi (“Wu ling san”) per “drenare l’umidità in eccesso” e “rafforzare l’intestino e le difese immunitarie”.

Fanculo. Non imparo mai niente??

Dovrei proprio dire addio per un po’ a latticini, zucchero, cereali raffinati, frumento, frutta tropicale, gelati. OK non che sia questa la composizione della mia dieta abituale, ma – Dr. Pincini docet – anche una piccola quantità di sostanza mantiene viva l’intolleranza e la reazione avversa dell’organismo.

Fanculo.

Sabato 26/06/2010

Sky Cinema Hits stamattina mi ha regalato un’inaspettata replica di Hackers, film del 1995 con una giovane Angelina Jolie e un biondissimo pre-Trainspotting John Lee Miller. Un compendio di hacking anni ’90, con il phreaker, il fottuto psichedelico, i libri underground, l’hacker cervellone e il lamer. Modem a 28.8k, videogiochi su megaschermi, gente con look pseudo-cyberpunk, cospirazioni, password banali, e naturalmente nick altisonanti per tutti gli 31337 h4x0r. Skateboard, pattini a rotelle e moto. Vecchissimi Apple e floppy disk. Acid Burn e Crash Override. Ma voi li avete mai visti degli uber-nerd strafighi e atletici come Angelina Jolie e John Lee Miller del 1995?? No? Io nemmeno…

15 anni dopo sembra così antiquato, quasi archeologico come War Games. Bello, divertente e affascinante; io e il mio gatto ce lo guardiamo volentieri. Wow. E le torri gemelle ancora lì al loro posto.

Domenica 27/06/2010

Nonostante la settimana di malattia, sono riuscita a presentarmi quasi puntuale all’appuntamento alla Sana Gola per fare da assistente alla cuoca per il brunch della domenica. Evviva! La sorte ha voluto che oggi ci fossero anche gli esami finali per il diploma di cuoco, e quindi entrambe le cucine brulicavano di attività. E di caldo.

Lo sapevate che hanno un forno magico che cuoce anche a vapore e si lava da solo?

La chef Federica Ferrari – che tra l’altro è stata la docente del corso base che ho frequentato qualche tempo fa – mi ha preparato un sacco di cose delizione durante il corso della giornata:

  • crema di riso integrale con una spolverata di gomasio per colazione
  • tempeh al cocco come spuntino pre-pranzo
  • bevanda frizzante di succo di mela e limone per merenda
  • schiscette di ogni tipo (compresa zuppa di miso con shitake “che mi fa bene”) da portare via a fine giornata!

Poi chiaramente abbiamo preparato un sacco di piatti deliziosi per gli avventori del ristorante, tra cui ci terrei a citare una focaccia bellissima e dei pasticcini di polenta, fagioli neri e crema di tofu ai carciofi veramente carini. Metto la foto anche se è orribile avendola scattata col cellulare.

Insomma, nonostante le quasi 8 ore perennemente in piedi con caldo, umido e tutto il resto, e nonostante il residuo di malanno che mi trascino ancora dietro, è stata una giornata piacevolissima.

Lo sapevate che hanno un frigo gigante in cui si può entrare strapieno di verdura, tofu e tempeh?

Lunedì 28/06/2010

Oggi andando in ufficio mi sono accorta che non c’è più il cartellone di Yamamay che ho visto per un paio di settimane. Una pubblicità un po’ stronza in cui mi ricordavano che in 25 ore potrei starmene sopra una tavola da surf, invece che in mezzo al traffico. L’avevo anche fotografata tempo fa! Eccola.

E non ha tutti i torti il signor Yamamay: in 25 ore si può effettivamente andare da Pavia a Milano, da Milano a Londra, da Londra a Los Angeles, da Los Angeles a Honolulu, e infine da Honolulu a Waikiki (15 minuti) o magari Haleiwa (1 ora) e mettere i piedi su un surf.

Dite che magari intendeva 25 ore per guidare fino a Biarritz? Boh. Finché ci saranno aerei e Hawaii, sempre lì vorrò andare.

Mercoledì 30/06/2010

Questo pomeriggio tornando a Pavia in treno mi sono seduta in prima classe, come spesso capita, dato che il regionale delle 18.38 è sempre pieno da scoppiare e per qualche motivo la porta della prima classe si fa sempre inspiegabilmente trovare pronta davanti al punto del binario in cui sto aspettando, a prescindere dalla variazione di latitudine (o longitudine, o entrambe).

Insomma, tiro fuori il libro che sto leggendo al momento, che altrimenti il viaggio è una tortura con tutto il chiacchiericcio e le ascelle sudate e – quando va male – l’alitosi. Non posso fare a meno di notare, una volta che anche gli altri passeggeri vicino a me hanno estratto i loro rispettivi libri, di quanto la mia scelta sia in contro-tendenza. “The China Study” contro Follett e Grisham. Addirittura, qualche sedile più in là, agli sfidanti si aggiungono un Camilleri e un cruciverba!

Continuo imperterrita a leggere di come un eccesso di proteine (ossia, superiore al 10% della dieta) e in particolare di proteine animali favorisca lo sviluppo del cancro e l’insorgenza di moltissime altre malattie “del benessere”. Leggo e penso: cacchio. Cacchio cacchio cacchio.

come essere zen, lezione 1 – l’impermanenza

Vi è mai capitato di incontrare delle persone speciali? Di quelle che entrano silenziosamente a far parte della vostra vita, riempiendo vuoti che non sapevate di avere, e che quando se ne vanno lasciano voragini incolmabili. Ultimamente, mi sono resa conto di sentire tantissimo la mancanza di tre persone in particolare, ossia la mia ex-psicologa, la mia ex-insegnante di yoga e il mio ex-gastroenterologo.

La mia psicologa è andata in pensione da poco, e non appena ho provato a “sostituirla” con un’altra mi sono accorta di quanto fosse unica, insostituibile e speciale. Con la nuova mi sono trovata così male che non ci sarà una seconda seduta :-(

La mia vecchia insegnante di yoga dava sempre spiegazioni approfondite prima, dopo e durante gli esercizi, era forte ma dolce, paziente e veramente molto brava. Andare a yoga era un appuntamento irrinunciabile. Purtroppo dopo l’estate (di 2 anni fa) non hanno più fatto il corso in quella palestra, e quest’anno l’hanno riattivato ma con un altro insegnante, uno sbarbatello che proviene da una scuola di yoga che sinceramente non mi piace per niente. Una vera delusione. Roberta, che fine hai fatto? Il risultato è che a Pavia non c’è nessun posto dove fare yoga come piace a me :-(

Per quanto riguarda il gastroenterologo, ci sono andata poche volte tanti anni fa, e pensavo che continuasse ad esistere là fuori da qualche parte, come un’ancora di salvezza per i momenti difficili. E invece ho appreso che non riceve più privatamente perché ha troppo lavoro come medico strutturato. E’ stato un duro colpo, volevo infatti tornare da lui per farmi consigliare su alcuni problemi e dubbi che ho, ma non è più possibile. Dr. Francesco Pincini, ti saranno fischiate sicuramente le orecchie in questo periodo perché ti ho pensato spesso :-(

Per non parlare di mio padre, che ormai manca da oltre due anni, e mia nonna, che se n’è andata circa un mese fa.

Così, con le figure di riferimento e gli appigli che diminuiscono pericolosamente, a volte mi sento veramente persa.

Però sono una ragazza forte e intelligente (ehm…) e quindi scaverò nella mia memoria per tenere vivi gli insegnamenti preziosi ricevuti, e non cercherò surrogati di qualcosa che non esiste più, ma nuove attività e persone che possano riempire vuoti che ancora non so di avere. O almeno distogliere l’attenzione da quello che ho perso…

A questo scopo, sto investendo parecchio interesse nel corso di meditazione zazen che proverò tra 2 settimane. Soprattutto dopo aver letto “Saltwater Buddha“, un libro bellissimo che parla di Hawaii, surf, ricerca del senso della vita e meditazione zen.

Per il resto, per cercare un po’ di conforto, ho ricontattato un’altra discepola del Dr.Pincini che ha gentilmente condiviso con me la sua esperienza personale, e prossimamente proverò anche a mettere in pratica il tutto. Lei poi è stata più fortunata, perché oltre a farsi curare dal suddetto dottore, ci ha anche scritto un libro sulle intolleranze alimentari.

Vi aspettavate qualche rimedio spicciolo contro il dolore e il senso di vuoto? Mi dispiace deludervi ma non esiste.

Il dolore e la perdita fanno parte della vita, e l’unica soluzione - almeno per me – è respirare, meditare, ringraziare per il tempo concesso e non aggrapparsi al passato. Lasciar scorrere via tutto, come acqua… altrimenti si rischia di ritrovresi in una palude melmosa piena di ricordi, rimpianti e tristezze da cui sarà difficile uscire.

Bisogna guardare avanti, o meglio guardare al presente. Perché esiste solo il presente.

tutti i miei libri di cucina veg* (o quasi)

Ecco qua, come preannunciato inizierò una serie di post per parlare della mia piccola collezione di libri di ricette vegetariani e vegan (con qualche eccezione), tirando dentro anche qualche libro che parla di cibo. La maggior parte di questi libri sono inglesi o americani, un po’ perché sono filoamericana esterofila, un po’ perché di italiani ad essere sinceri ce n’è veramente pochini. Alcuni sono stati tradotti, ma per lo più dovrete fare riferimento alla versione originale, se interessati!


(foto scattata circa 1 anno e mezzo fa al Barnes & Nobles di Honolulu)

Per ora li elenco (quanto amo le liste?!); se qualcuno ha preferenze per una recensione, mi faccia sapere nei commenti!!

Libri di cucina italiani:

  1. Cucchiaio Verde (vegetariano)
  2. Emanuela Barbero, “La cucina etica facile(vegan)
  3. Pietro Semino, “Vegetaliani a tavola(vegan)

Libri di cucina stranieri:

  1. Lauren Ulm, “Vegan Yum Yum(vegan)
  2. Hema Parekh, “The Asian Vegan Kitchen(vegan)
  3. Ruth Tal, “Refresh (vegan)
  4. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan with a vengeance(vegan)
  5. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan Cupcakes” (vegan)
  6. Robin Robertson, “Rice & Spice(vegan)
  7. Brother Ron Pickarski, “Friendly Foods(vegan)
  8. Leah Leneman, “The Tofu Cookbook(vegan)
  9. Chef Brian McCarthy, “The vegan family cookbook(vegan)
  10. Another dinner is possible(vegan)
  11. Abjorn Intonsus, “Please don’t feed the bears!(vegan)
  12. Jennifer McCann, “Vegan Lunch Box(vegan)
  13. T.Barnard & S.Kramer, “How it all vegan!(vegan)
  14. Miyoko Nishimoto Schinner, “Japanese Cooking(vegan, giapponese)
  15. Patricia Richfield, “Japanese Vegetarian Cookbook(vegetariano, giapponese)
  16. Crescent Dragonwagon, “Passionate Vegetarian (vegetariano)
  17. Sally Hunt, “365 Easy Vegetarian Recipes (vegetariano)
  18. Bharti Kirchner, “Vegetarian Burgers(vegetariano)
  19. Stephanie Pierson, “Vegetables Rock!” (vegetariano)
  20. Mollie Katzen, “The Enchanted Broccoli Forest (vegetariano)
  21. Mollie Katzen, “Moosewood Cookbook(vegetariano)
  22. Kristina Turner, “The Self-Healing Cookbook(principalmente vegan, macrobiotico)
  23. Mary Estella, “Natural Foods Cookbook (principalmente vegan, macrobiotico)
  24. Annemarie Colbin, “The Book of Whole Meals (principalmente vegan, macrobiotico)
  25. Annemarie Colbin, “The Natural Gourmet(principalmente vegan, macrobiotico)
  26. Jessica Porter, “The Hip Chick’s Guide to Macrobiotics(onnivoro, macrobiotico)
  27. Robin Asbell, “The New Whole Grains Cookbook(onnivoro)
  28. Marie Simmons, “Things Cooks Love (onnivoro)
  29. The Hawai’i Farmer’s Market Cookbook“ (onnivoro)

Libri che parlano di cibo / nutrizione / alimentazione / dieta:

  1. Annemarie Colbin, “Cibo e guarigione(nutrizione)
  2. George Ohsawa, “La dieta macrobiotica(macrobiotica)
  3. Michio e Aveline Kushi, “Alimentazione macrobiotica (macrobiotica)
  4. Herman Aihara, “Guida completa alla dieta macrobiotica(macrobiotica)
  5. Carlo Guglielmo, “Macrobiotica la via naturale(macrobiotica)
  6. B.Davis & V.Melina, “Becoming vegan(nutrizione vegan)
  7. B.Torres & J.Torres, “Vegan Freak (vivere vegan)
  8. Julie Rosenfield, “Vegan stories(vivere vegan)
  9. R.Freedman & K.Barnouin, “Skinny Bitch(rapporto col cibo / vegan)
  10. John Robbins, “The food revolution(rapporto col cibo / etica)
  11. Erik Marcus, “Vegan – The new ethics of eating (rapporto col cibo / etica)
  12. Barbara Kingsolver, “Animal, Vegetable, Miracle(rapporto col cibo)
  13. Michael Pollan, “In defense of food(rapporto col cibo)
  14. Alex Jamieson, “The Great American Detox Diet(detox / vegan)
  15. B. Brazier, “The Thrive Diet(dieta / detox)
  16. Dr. Nish Joshi, “Dr. Joshi’s Holistic Detox(dieta / detox)
  17. A.J. Rochester, “Confessions of a reformed dieter(a proposito di diete)
  18. Mimi Spencer, “101 Things to do before you diet(a proposito di diete)

Ecco qua, 50 libri tondi tondi. Wow… e pensare che ne ho altri che parlano di cucina, cibo e ricette sugli scaffali! Ma questi che ho elencato hanno tutti a che vedere con il mio nuovo stile di vita o regime alimentare che dir si voglia.

P.S. Nostalgia delle Hawaii… lasciatemi mettere qualche altra foto :-(


(foto scattata circa un anno e mezzo fa a Honolulu – il mio ultimo giorno di oceano)