Archive for the ‘hawaii’ Category

caro diario

Venerdì 18/06/2010

Sono stata alla GGD#13. Per i non addetti ai lavori, la 13esima Girl Geek Dinner milanese. Eravamo alla sede della Sony a Cinisello Balsamo… è stato un po’ difficile arrivarci ma – wow. Ho guardato per la prima volta la TV in 3D con occhiali appositi attivi, mica quelli plasticosi del cinema. Ho visto un sacco di figate anche se purtroppo, nella foga, ho paura di aver mangiato carne cruda scambiandola per tartare di tonno O_O Beh, sempre animali morti sono. Lo so, non ricordatemelo. Se ci penso mi viene ancora da vomitare. Vorrei bermi un bicchiere di candeggina per eliminare questa sensazione tremenda ma in casa ho solo dell’acqua frizzante, al massimo.

Ho bisogno di tornare vegan per un po’, e rinunciare anche al maledetto pesce.

Giovedì 24/06/2010

Sono ancora ammalata, uffa. Però – anche se sembra – non è otite, ma semplicemente una sindrome di raffreddamento che mi causa anche dolore all’orecchio. Dietro a questo “semplicemente” si nascondono in realtà un sacco di elefanti, macigni e scimmie urlatrici: secondo la mia nuova dottoressa, che è esperta di medicina tradizionale cinese, ho una predisposizione nonché un eccesso di flemma, ossia umidità e freddo e cose del genere. Ding! Qualcuno ha detto eccesso di condizione yin? Vabbe’, solite storie. Dovrei evitare cibi freddi e umidi, soprattutto i latticini. Avrei bisogno di calore, o “yang primario”, come ho letto da qualche parte su internet.

Dopo la seconda seduta di agopuntura, questa volta comprensiva di moxa, il dolore all’orecchio è decisamente attenuato. La dottoressa mi saluta lasciandomi una manciata di pillole cinesi (”Wu ling san”) per “drenare l’umidità in eccesso” e “rafforzare l’intestino e le difese immunitarie”.

Fanculo. Non imparo mai niente??

Dovrei proprio dire addio per un po’ a latticini, zucchero, cereali raffinati, frumento, frutta tropicale, gelati. OK non che sia questa la composizione della mia dieta abituale, ma – Dr. Pincini docet – anche una piccola quantità di sostanza mantiene viva l’intolleranza e la reazione avversa dell’organismo.

Fanculo.

Sabato 26/06/2010

Sky Cinema Hits stamattina mi ha regalato un’inaspettata replica di Hackers, film del 1995 con una giovane Angelina Jolie e un biondissimo pre-Trainspotting John Lee Miller. Un compendio di hacking anni ‘90, con il phreaker, il fottuto psichedelico, i libri underground, l’hacker cervellone e il lamer. Modem a 28.8k, videogiochi su megaschermi, gente con look pseudo-cyberpunk, cospirazioni, password banali, e naturalmente nick altisonanti per tutti gli 31337 h4×0r. Skateboard, pattini a rotelle e moto. Vecchissimi Apple e floppy disk. Acid Burn e Crash Override. Ma voi li avete mai visti degli uber-nerd strafighi e atletici come Angelina Jolie e John Lee Miller del 1995?? No? Io nemmeno…

15 anni dopo sembra così antiquato, quasi archeologico come War Games. Bello, divertente e affascinante; io e il mio gatto ce lo guardiamo volentieri. Wow. E le torri gemelle ancora lì al loro posto.

Domenica 27/06/2010

Nonostante la settimana di malattia, sono riuscita a presentarmi quasi puntuale all’appuntamento alla Sana Gola per fare da assistente alla cuoca per il brunch della domenica. Evviva! La sorte ha voluto che oggi ci fossero anche gli esami finali per il diploma di cuoco, e quindi entrambe le cucine brulicavano di attività. E di caldo.

Lo sapevate che hanno un forno magico che cuoce anche a vapore e si lava da solo?

La chef Federica Ferrari – che tra l’altro è stata la docente del corso base che ho frequentato qualche tempo fa – mi ha preparato un sacco di cose delizione durante il corso della giornata:

  • crema di riso integrale con una spolverata di gomasio per colazione
  • tempeh al cocco come spuntino pre-pranzo
  • bevanda frizzante di succo di mela e limone per merenda
  • schiscette di ogni tipo (compresa zuppa di miso con shitake “che mi fa bene”) da portare via a fine giornata!

Poi chiaramente abbiamo preparato un sacco di piatti deliziosi per gli avventori del ristorante, tra cui ci terrei a citare una focaccia bellissima e dei pasticcini di polenta, fagioli neri e crema di tofu ai carciofi veramente carini. Metto la foto anche se è orribile avendola scattata col cellulare.

27062010

Insomma, nonostante le quasi 8 ore perennemente in piedi con caldo, umido e tutto il resto, e nonostante il residuo di malanno che mi trascino ancora dietro, è stata una giornata piacevolissima.

Lo sapevate che hanno un frigo gigante in cui si può entrare strapieno di verdura, tofu e tempeh?

Lunedì 28/06/2010

Oggi andando in ufficio mi sono accorta che non c’è più il cartellone di Yamamay che ho visto per un paio di settimane. Una pubblicità un po’ stronza in cui mi ricordavano che in 25 ore potrei starmene sopra una tavola da surf, invece che in mezzo al traffico. L’avevo anche fotografata tempo fa! Eccola.

yamamay

E non ha tutti i torti il signor Yamamay: in 25 ore si può effettivamente andare da Pavia a Milano, da Milano a Londra, da Londra a Los Angeles, da Los Angeles a Honolulu, e infine da Honolulu a Waikiki (15 minuti) o magari Haleiwa (1 ora) e mettere i piedi su un surf.

Dite che magari intendeva 25 ore per guidare fino a Biarritz? Boh. Finché ci saranno aerei e Hawaii, sempre lì vorrò andare.

Mercoledì 30/06/2010

Questo pomeriggio tornando a Pavia in treno mi sono seduta in prima classe, come spesso capita, dato che il regionale delle 18.38 è sempre pieno da scoppiare e per qualche motivo la porta della prima classe si fa sempre inspiegabilmente trovare pronta davanti al punto del binario in cui sto aspettando, a prescindere dalla variazione di latitudine (o longitudine, o entrambe).

Insomma, tiro fuori il libro che sto leggendo al momento, che altrimenti il viaggio è una tortura con tutto il chiacchiericcio e le ascelle sudate e – quando va male – l’alitosi. Non posso fare a meno di notare, una volta che anche gli altri passeggeri vicino a me hanno estratto i loro rispettivi libri, di quanto la mia scelta sia in contro-tendenza. “The China Study” contro Follett e Grisham. Addirittura, qualche sedile più in là, agli sfidanti si aggiungono un Camilleri e un cruciverba!

Continuo imperterrita a leggere di come un eccesso di proteine (ossia, superiore al 10% della dieta) e in particolare di proteine animali favorisca lo sviluppo del cancro e l’insorgenza di moltissime altre malattie “del benessere”. Leggo e penso: cacchio. Cacchio cacchio cacchio.

seguire le ombre

Scusate la lunga pausa, ma qui le settimane volano letteralmente, tra impegni e imprevisti.

Lunedì sera sono stata al corso di meditazione zazen, ed è stato molto… zen. Come viaggio all’interno di sé continuo a preferire lo yoga nidra, ma è stata un’esperienza interessante.

Sto (ri)leggendo “La via dello zen” di Alan Watts, come saggio non è la cosa migliore che abbia mai letto, ma è abbastanza scorrevole e interessante. Avrei voglia di rileggere “La dieta macrobiotica” di George Ohsawa, che ho in una vecchissima edizione del 1968. Tra l’altro, mi devono spiegare perché col passare degli anni le copertine delle riedizioni diventano sempre più brutte!

Sempre in tema di libri, ieri è uscito “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer. Sottotitolo: “Perché mangiamo gli animali?”. Da leggere assolutamente!

Nello spirito dell’alternanza di yin e yang, ho iniziato a fare fitboxe. E’ fantastico! Ho anche provato a fare altri corsi che decisamente non fanno per me, come per esempio i primi 20 minuti di total body workout che sono step coreografico o aerobica con varie coreografie. Nella vita precedente di sicuro non sono stata una ballerina…  :-)

Ho trovato la barretta di frutta secca definitiva: si chiama barretta di frutta hawaiian spirulina e vaniglia, contiene datteri, mandorle, fichi, uvetta, fiocchi d’avena, nocciole, spirulina hawaiiana e vaniglia. Il tutto certificato bio. E’ super energetica e buonissima, l’unico svantaggio è il prezzo, ossia circa 1.75 euro al NaturaSì.

Dev’essere il periodo della spirulina, perché mi sono anche innamorata del gomasio alla spirulina che ho comprato sempre al NaturaSì. E’ buonissimo e lo metto veramente su tutto! Farà poi bene la spirulina?

Oggi inizia il mio secondo mese di dieta ipocalorica vegan. OK, non sono stata vegan al 100%, ho fatto qualche sgarro qui e là (una cioccolata calda… una fetta di torta iperpannosa per un compleanno… del sushi…). Il restante 99% del tempo ho mangiato cibo integrale, biologico, un sacco di verdure, pochissima frutta, ho evitato zucchero e solanacee come la peste, eliminato il caffé del tutto. Risultato? Mi sento benissimo!!!!!!

Sto facendo un serio pensierino di iscrivermi, a settembre, alla scuola di cucina naturale e macrobiotica della Sana Gola a Milano. Che ne pensate?

L’ideale sarebbe vivere alle Hawaii, così potrei macrobioticamente mangiare in prevalenza frutta tropicale – la mia droga. Per ora mi astengo, anche perché qui da noi papaya, mango, avocado, banane e tutto il resto sono veramente insipidi e coriacei. Pensate un po’ che bello svegliarsi la mattina, fare una passeggiata fino all’oceano in infradito, comprare della frutta tropicale appena raccolta lungo la strada e magari degli involtini vietnamiti crudi con salsa agrodolce, e fare merenda con i piedi nella sabbia rovente e il sole che ti cuoce la testa. IL PARADISO.

frutta_tropicale
(foto presa da qui)

Appena avrò un attimo tranquillo inizierò con le recensioni che avevo promesso :-)

Nel frattempo, posso solo consigliare anche a voi di essere più zen, mangiare più verdura e meno di tutto il resto, fare sport che vi facciano sudare, leggere.

come essere zen, lezione 1 – l’impermanenza

Vi è mai capitato di incontrare delle persone speciali? Di quelle che entrano silenziosamente a far parte della vostra vita, riempiendo vuoti che non sapevate di avere, e che quando se ne vanno lasciano voragini incolmabili. Ultimamente, mi sono resa conto di sentire tantissimo la mancanza di tre persone in particolare, ossia la mia ex-psicologa, la mia ex-insegnante di yoga e il mio ex-gastroenterologo.

La mia psicologa è andata in pensione da poco, e non appena ho provato a “sostituirla” con un’altra mi sono accorta di quanto fosse unica, insostituibile e speciale. Con la nuova mi sono trovata così male che non ci sarà una seconda seduta :-(

La mia vecchia insegnante di yoga dava sempre spiegazioni approfondite prima, dopo e durante gli esercizi, era forte ma dolce, paziente e veramente molto brava. Andare a yoga era un appuntamento irrinunciabile. Purtroppo dopo l’estate (di 2 anni fa) non hanno più fatto il corso in quella palestra, e quest’anno l’hanno riattivato ma con un altro insegnante, uno sbarbatello che proviene da una scuola di yoga che sinceramente non mi piace per niente. Una vera delusione. Roberta, che fine hai fatto? Il risultato è che a Pavia non c’è nessun posto dove fare yoga come piace a me :-(

Per quanto riguarda il gastroenterologo, ci sono andata poche volte tanti anni fa, e pensavo che continuasse ad esistere là fuori da qualche parte, come un’ancora di salvezza per i momenti difficili. E invece ho appreso che non riceve più privatamente perché ha troppo lavoro come medico strutturato. E’ stato un duro colpo, volevo infatti tornare da lui per farmi consigliare su alcuni problemi e dubbi che ho, ma non è più possibile. Dr. Francesco Pincini, ti saranno fischiate sicuramente le orecchie in questo periodo perché ti ho pensato spesso :-(

Per non parlare di mio padre, che ormai manca da oltre due anni, e mia nonna, che se n’è andata circa un mese fa.

Così, con le figure di riferimento e gli appigli che diminuiscono pericolosamente, a volte mi sento veramente persa.

Però sono una ragazza forte e intelligente (ehm…) e quindi scaverò nella mia memoria per tenere vivi gli insegnamenti preziosi ricevuti, e non cercherò surrogati di qualcosa che non esiste più, ma nuove attività e persone che possano riempire vuoti che ancora non so di avere. O almeno distogliere l’attenzione da quello che ho perso…

A questo scopo, sto investendo parecchio interesse nel corso di meditazione zazen che proverò tra 2 settimane. Soprattutto dopo aver letto “Saltwater Buddha“, un libro bellissimo che parla di Hawaii, surf, ricerca del senso della vita e meditazione zen.

Per il resto, per cercare un po’ di conforto, ho ricontattato un’altra discepola del Dr.Pincini che ha gentilmente condiviso con me la sua esperienza personale, e prossimamente proverò anche a mettere in pratica il tutto. Lei poi è stata più fortunata, perché oltre a farsi curare dal suddetto dottore, ci ha anche scritto un libro sulle intolleranze alimentari.

Vi aspettavate qualche rimedio spicciolo contro il dolore e il senso di vuoto? Mi dispiace deludervi ma non esiste.

Il dolore e la perdita fanno parte della vita, e l’unica soluzione - almeno per me – è respirare, meditare, ringraziare per il tempo concesso e non aggrapparsi al passato. Lasciar scorrere via tutto, come acqua… altrimenti si rischia di ritrovaresi in una palude melmosa piena di ricordi, rimpianti e tristezze da cui sarà difficile uscire.

Bisogna guardare avanti, o meglio guardare al presente. Perché esiste solo il presente.

zazen

tutti i miei libri di cucina veg* (o quasi)

Ecco qua, come preannunciato inizierò una serie di post per parlare della mia piccola collezione di libri di ricette vegetariani e vegan (con qualche eccezione), tirando dentro anche qualche libro che parla di cibo. La maggior parte di questi libri sono inglesi o americani, un po’ perché sono filoamericana esterofila, un po’ perché di italiani ad essere sinceri ce n’è veramente pochini. Alcuni sono stati tradotti, ma per lo più dovrete fare riferimento alla versione originale, se interessati!

vegetariancooking
(foto scattata circa 1 anno e mezzo fa al Barnes & Nobles di Honolulu)

Per ora li elenco (quanto amo le liste?!); se qualcuno ha preferenze per una recensione, mi faccia sapere nei commenti!!

Libri di cucina italiani:

  1. Cucchiaio Verde (vegetariano)
  2. Emanuela Barbero, “La cucina etica facile(vegan)
  3. Pietro Semino, “Vegetaliani a tavola(vegan)

Libri di cucina stranieri:

  1. Lauren Ulm, “Vegan Yum Yum(vegan)
  2. Hema Parekh, “The Asian Vegan Kitchen(vegan)
  3. Ruth Tal, “Refresh (vegan)
  4. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan with a vengeance(vegan)
  5. Isa Chandra Moskowitz, “Vegan Cupcakes” (vegan)
  6. Robin Robertson, “Rice & Spice(vegan)
  7. Brother Ron Pickarski, “Friendly Foods(vegan)
  8. Leah Leneman, “The Tofu Cookbook(vegan)
  9. Chef Brian McCarthy, “The vegan family cookbook(vegan)
  10. Another dinner is possible(vegan)
  11. Abjorn Intonsus, “Please don’t feed the bears!(vegan)
  12. Jennifer McCann, “Vegan Lunch Box(vegan)
  13. T.Barnard & S.Kramer, “How it all vegan!(vegan)
  14. Miyoko Nishimoto Schinner, “Japanese Cooking(vegan, giapponese)
  15. Patricia Richfield, “Japanese Vegetarian Cookbook(vegetariano, giapponese)
  16. Crescent Dragonwagon, “Passionate Vegetarian (vegetariano)
  17. Sally Hunt, “365 Easy Vegetarian Recipes (vegetariano)
  18. Bharti Kirchner, “Vegetarian Burgers(vegetariano)
  19. Stephanie Pierson, “Vegetables Rock!” (vegetariano)
  20. Mollie Katzen, “The Enchanted Broccoli Forest (vegetariano)
  21. Mollie Katzen, “Moosewood Cookbook(vegetariano)
  22. Kristina Turner, “The Self-Healing Cookbook(principalmente vegan, macrobiotico)
  23. Mary Estella, “Natural Foods Cookbook (principalmente vegan, macrobiotico)
  24. Annemarie Colbin, “The Book of Whole Meals (principalmente vegan, macrobiotico)
  25. Annemarie Colbin, “The Natural Gourmet(principalmente vegan, macrobiotico)
  26. Jessica Porter, “The Hip Chick’s Guide to Macrobiotics(onnivoro, macrobiotico)
  27. Robin Asbell, “The New Whole Grains Cookbook(onnivoro)
  28. Marie Simmons, “Things Cooks Love (onnivoro)
  29. The Hawai’i Farmer’s Market Cookbook“ (onnivoro)

Libri che parlano di cibo / nutrizione / alimentazione / dieta:

  1. Annemarie Colbin, “Cibo e guarigione(nutrizione)
  2. George Ohsawa, “La dieta macrobiotica(macrobiotica)
  3. Michio e Aveline Kushi, “Alimentazione macrobiotica (macrobiotica)
  4. Herman Aihara, “Guida completa alla dieta macrobiotica(macrobiotica)
  5. Carlo Guglielmo, “Macrobiotica la via naturale(macrobiotica)
  6. B.Davis & V.Melina, “Becoming vegan(nutrizione vegan)
  7. B.Torres & J.Torres, “Vegan Freak (vivere vegan)
  8. Julie Rosenfield, “Vegan stories(vivere vegan)
  9. R.Freedman & K.Barnouin, “Skinny Bitch(rapporto col cibo / vegan)
  10. John Robbins, “The food revolution(rapporto col cibo / etica)
  11. Erik Marcus, “Vegan – The new ethics of eating (rapporto col cibo / etica)
  12. Barbara Kingsolver, “Animal, Vegetable, Miracle(rapporto col cibo)
  13. Michael Pollan, “In defense of food(rapporto col cibo)
  14. Alex Jamieson, “The Great American Detox Diet(detox / vegan)
  15. B. Brazier, “The Thrive Diet(dieta / detox)
  16. Dr. Nish Joshi, “Dr. Joshi’s Holistic Detox(dieta / detox)
  17. A.J. Rochester, “Confessions of a reformed dieter(a proposito di diete)
  18. Mimi Spencer, “101 Things to do before you diet(a proposito di diete)

Ecco qua, 50 libri tondi tondi. Wow… e pensare che ne ho altri che parlano di cucina, cibo e ricette sugli scaffali! Ma questi che ho elencato hanno tutti a che vedere con il mio nuovo stile di vita o regime alimentare che dir si voglia.

P.S. Nostalgia delle Hawaii… lasciatemi mettere qualche altra foto :-(

aloha

honolulu
(foto scattata circa un anno e mezzo fa a Honolulu – il mio ultimo giorno di oceano)

elogio della globalizzazione

OK, non sapevo che titolo mettere quindi non fatevi idee sbagliate!

E’ successo che oggi sono arrivata in ufficio con una bellissima tazza di Starbucks comprata a Glasgow, da riempire con acqua bollente e un paio di cucchiaini di profumatissimo caffè istantaneo Gevalia, avanzo del viaggio a Copenhagen, mentre i miei colleghi sorseggiavano caffè espresso in tazzine micro durante la colazione aziendale del mercoledì.

mug

La parola chiave “starbucks” ha dato origine a commenti di vario genere e ho potuto constatare che anche tra i miei colleghi si nascondono dei sostenitori della causa “Vogliamo Starbucks in Italia!”. Per quanto mi riguarda vivo bene anche senza, ma se ci fosse probabilmente ogni tanto ci andrei a farmi un caramel frappuccino o un soy coconut iced mocha latte o come diavolo si chiamava l’intruglio che bevevo alle Hawaii. Tra l’altro, i diritti italiani del marchio Starbucks sono stati acquistati da Autogrill, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di aprire caffetterie con questo nome, quindi la questione sembra già chiusa.

Ci sono però altri negozi e prodotti incontrati all’estero che personalmente importerei, cose di cui sento la mancanza quando sono in Italia e di cui faccio incetta (o overdose, in caso di prodotti deperibili) quando mi trovo in loco.

Ecco la mia personalissima lista, sicuramente non completa, sperando che qualche responsabile vendite di un grosso supermercato o catena di ristorazione legga ed esegua. Capito? Sono un consumatore atipico! Anche io ho i miei diritti!

1. Dr. Pepper e Cherry Coke. 

Quando ero bambina ad un certo punto si poteva comprare la Dr.Pepper al supermercato, me lo ricordo molto chiaramente. Illuminazione! Una specie di coca-cola che sa di orzata?? Il nettare degli dei! Poi purtroppo sparì.

Quando poi andai in Texas a 16 anni per uno scambio scolastico ritrovai questa meravigliosa bevanda, in tante varianti: senza zucchero, senza caffeina, etc. Scoprii anche altre bibite che da noi non esistono; alcune da dimenticare, come la root beer (sa di canfora, non riesco a capire come possa riscuotere tanto successo), e altre da amare perdutamente, come la cherry coke, ossia la coca-cola al sapore di ciliegia.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: Chinotto San Pellegrino, se proprio dovete. E’ buono!

2. Innocent smoothies.

Questi deliziosi frullatini di frutta 100% con ingredienti fantasiosi e ricercati si trovano ovunque nel Regno Unito, nel banco frigo di chioschi, chioschetti, bar e supermercati, affianco ad altre proposte simili di altre marche.

Da noi solo recentemente si iniziano a vedere frullati di frutta fresca al supermercato (ad esempio, della Valfrutta), ma sono solo dei modesti tentativi e se devo essere sincera mi aspetterei qualcosa di più di mela e banana, insomma come può anche solo pensare di competere con melograno, mirtilli e açai oppure il mio preferito di sempre: guava, mango e goji. Siamo realisti.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: fatevelo voi in casa, il frullato, con la frutta che preferite, e lasciate perdere le costosissime e noiose varianti disponibili ad oggi nei supermercati.

3. Inari sushi.

Fagottino di tofu fritto, intriso di sughetto dolciastro e ripieno di riso per sushi, come mai è così difficile trovare un ristorante giapponese in Italia disposto a metterti sul menu? E dire che non sei affatto male: oltre che delizioso sei anche decisamente fotogenico!

Anzi, lasciatemi mettere una foto:

Inarizushi
(foto presa da qui)

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: comprate dei fagottini pre-pronti in un negozio di alimentari etnici e fatevelo voi in casa, l’inarizushi.

4. Down to Earth o Planet Organic.

Immaginatevi un NaturaSì ma più grande, più bello, più allegro e più trendy, con annessa rosticceria vegan: benvenuti in paradiso da Down to Earth! Peccato che questa catena di supermercati vegetariani e biologici si trovi solo alle Hawaii, quindi non è molto comodo per fare la spesa o per mangiarsi una sontuosissima torta vegan accompagnata da caffè nero bio. 

Planet Organic è un po’ più vicino, trovandosi a Londra e in altre località UK, e anzi se passate vi consiglio di dare un’occhiata al banco frigo e provare la polpetta di riso integrale ripiena di umeboshi. Il nirvana del macrobiotico, altro che pizzetta! (senza nulla togliere alla pizzetta)

Attenzione: ho volutamente escluso dall’elenco Whole Foods, che odio. Sembra una gioielleria invece che un supermercato per hippie. Sono stata solo in quello di Londra ed è un posto per ricchi snob, insopportabile e asettico. Non ci ho comprato nulla, che per me è tutto dire!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: non c’è. L’unica soluzione è trasferirsi a Honolulu ^_^

5. Amazon.

Mi spiegate perché devo ordinare i libri all’estero? Proprio oggi ne ho ordinati 5, di cui uno usato. Non possiamo avere anche noi Amazon? Ce l’hanno i francesi, i tedeschi, gli inglesi. Perché gli italiani no? www.amazon.it … sentite come suona bene.

Obietterete dicendo che anche qui esistono le librerie online, come ibs.it, bol.it e altre. Sì, ma si fanno pagare le spese di spedizione! E poi sono brutte rispetto ad Amazon, hanno un assortimento ridotto, non hanno il sistema di commenti, review, liste, stellette, wishlist e compagnia bella che amo così tanto di Amazon. Ecco, qualcuno doveva dirlo.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: andate in libreria, e se proprio dovete ordinare dei libri via internet cedete pure alla tentazione di amazon.<qualunque_cosa_tranne_it>.

6. Williams-Sonoma e Sur-la-Table

D’accordo che non abbiamo Martha Stewart e programmi televisivi come Top Chef, ma non per questo non abbiamo diritto ad una catena di negozi interamente dedicata agli utensili da cucina e al mondo della cucina come Williams-Sonoma o il meno pretenzioso Sur-la-Table.

Entrare da Williams-Sonoma è un’esperienza quasi mistica: pentolame di acciaio inox sfavillante, coltelli giapponesi con lame di ceramica, stampi per torte in silicone dalle forme inaspettate, decorazioni per la tavola deliziosamente in tema con la stagione.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: provate con il reparto casalinghi de La Rinascente o di High Tech (entrambi a Milano); oppure iscrivetevi alla newsletter di queste due catene americane e sbavate settimanalmente sui prodotti che non potrete comprare e i corsi che non potrete fare.

7. Sheese.

Avete capito bene: non cheese (formaggio) ma sheese, ossia formaggio di soia. Il formaggio di soia più realistico che potrete mai mangiare, così buono che vorrete avere sempre tutti i gusti in stock nel vostro frigorifero: affumicato, normale, stagionato, …

Sembra un po’ un cheddar inglese, avete presente quel formaggio giallo-arancione dalla consistenza compatta e non molto somigliante ai formaggi tradizionali italiani? Ecco. Quindi se anche voi avete una passione per il cheddar ma preferireste non mangiare latticini, lo sheese sarà per voi quello che la manna del signore fu per gli ebrei.

Voci di corridoio dicono che sia acquistabile via internet anche in Italia (su semedipapavero.com), ma io vorrei tanto trovare lo sheese al supermercato, o almeno al NaturaSì e nei negozietti di prodotti naturali.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: ordinatelo via internet se ci riuscite, oppure rinunciate a mangiare il formaggio vegan. Il delizioso formaggio vegan. Yumm…

gouda_with_pears

8. Cupcakes.

Vorrei vederle in ogni bar, ad ogni angolo di strada, in ogni pasticceria. Vorrei un’ampia scelta di ingredienti, gusti, frosting, contenuto calorico e variante vegan. Vorrei che sparissero dalla faccia della terra i muffin industriali che si trovano in alcuni bar (ad esempio, Autogrill) che sono orribili, disgustosi, grassi e stopposi.

Hey, se avessi i soldi lo aprirei io un cupcake shop!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: procuratevi tutto l’armamentario (stampo per muffin, coppette di carta, utensili da cucina, etc.), studiate con molta attenzione le varie tecniche e ricette reperibili facilmente online, e sfornate cupcakes a volontà! Diffondete il verbo. Convertite i vostri amici e parenti schiavi delle torte. D’ora in poi, producete solo torte monoporzione. Oppure provate a fare un salto alla California Bakery a Milano, sperando che quel giorno abbiano delle cupcakes sul menu.

Prodotti e negozi presenti in Italia per cui ringrazio iddio ogni giorno:

  • Lush
  • Benefit Cosmetics
  • Celestial Seasonings
  • Ikea
  • Oysho
  • H&M
  • Provamel e Alpro Soya

Prodotti e negozi d’importazione di cui farei volentieri a meno:

  • McDonald’s
  • Abercrombie
  • Uncle Ben’s

E voi, che ne pensate?