Archive for the ‘girl-powered’ Category

the long and winding road

Sono assente da tanto, ed è proprio ora di un aggiornamento. Nella migliore tradizione, non avendo nulla di specifico in mente, farò una carrellata di cose varie in cui mi sono imbattuta ultimamente.

Make-a-mixa!

Cercando una chiavetta USB a forma di cassetta, mi sono imbattuta in questo sito carinissimo: www.makeamixa.com.

Qui non solo potete comprare una chiavetta USB a forma di cassetta, ma potete personalizzarla come più vi piace, e per poco più di 20 euro ve la spediranno a casa in una confezione carina con dentro adesivi, caramelle, una prolunga USB e altre figate. Ve lo consiglio assolutamente!

Crazy sexy cancer survivor Kris Carr

Una mia amica hawaiiana mi ha consigliato di leggere “Crazy Sexy Diet” di Kris Carr. Non conoscevo affatto l’autrice, che in realtà ha un discreto seguito. A 31 anni le hanno diagnosticato una rara forma di cancro, e da quel momento ha deciso di prendere in mano la situazione e farsi una cultura sulle cosiddette terapie complementari, in particolare l’alimentazione. Non è un medico né una nutrizionista, ma – come dice lei stessa - ha un PhD della Google University! :-)

Ha un blog interessante sulla salute naturale che vi consiglio di seguire: crazysexylife.com. Ha anche girato un documentario sulla sua storia, “Crazy Sexy Cancer”, che pure vi consiglio.

Dopo 8 anni dalla diagnosi è ancora tra noi, più in forma che mai, più motivata che mai. Certo, ha rinunciato a parecchie cose e ha introdotto abitudini nuove nella sua routine. Ma a noi, chi ce lo fa fare? Personalmente, penso che non dobbiamo mica aspettare di farci venire qualche malattia grave e incurabile per iniziare a prenderci cura della nostra salute… vi pare? Anche se predico bene e razzolo male, la cara Kris Carr mi ha davvero colpito. Peace & Veggies! <3


(immagine presa da qui)

Adesso basta (vivere per lavorare)

Va bene, mi sono entusiasmata leggendo un saggio di due anni fa. Non ho quindi scoperto l’acqua calda, ma del resto non l’ha scoperta nemmeno l’autore, Simone Perotti.

Nel suo libro “Adesso Basta” parla delle solite cose di cui si sente spesso parlare (o sono solo io?), ossia il downshifting, la riorganizzazione dei ritmi lavorativi per un diverso work-life balance, la schiavitù silenziosa in cui ci siamo auto-incatenati, e cose del genere.

Magari a voi piace da matti lavorare come matti, facendo orari allucinanti e magari attaccandoci anche lunghi tragitti da pendolare, scambiando il vostro poco tempo (tempus fugit…) per somme più o meno consistenti di denaro, che quasi sicuramente spendete per continuare a vivere e restare a galla nella società contemporanea fatta di consumismo e sprechi. Tantissimo tempo della vostra vita che impiegate nell’ottica, un domani, di fare un bel viaggio, comprare una macchina/moto/casa/gadget, andare in pensione per godere finalmente di un po’ di tempo libero.

L’autore – come molti altri, tra cui la bravissima Grazia Cacciola anche nota come Erbaviola – a un certo punto si è accorto che questa crescita a tutti i costi non gli stava più bene, e ha ammesso a se stesso che avrebbe preferito vivere in un modo diverso, anche al costo di fare delle rinunce. E le ha fatte, e ha cambiato vita. Alla faccia nostra.

Se anche voi, come l’autore e come la sottoscritta, avete un po’ questo tarlo nel cervello, leggetelo. By all means! E già che ci siete leggetevi anche “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione“, di Grazia Cacciola. E cambiate.

Il cambiamento è possibile.

Rob Brezsny mon amour ♥

Le ultime tre settimane, Rob Brezsny ha regalato a noi del Toro degli orosocopi spettacolari. Ve li incollo, senza annoiarvi spiegandovi i i modi misteriosi in cui ci ha azzeccato.

17-23 Giugno
Un tempo il rio delle Amazzoni scorreva nella direzione opposta a quella attuale. Molti secoli fa, la sua corrente viaggiava verso ovest dall’Atlantico al Pacifico. Vorrei che tenessi bene presente questa immagine mentre prenderai in considerazione l’idea… di un cambiamento altrettanto colossale nella tua vita. Usalo come simbolo di possibilità, come promessa che anche tu potresti riuscire a cambiare il verso di una corrente che sembra immutabile.

24-30 Giugno
Siamo ormai a metà del 2011, Toro. Vogliamo fare un bilancio della prima parte dell’anno e pensare a quali avventure ti aspettano nei prossimi sei mesi? Secondo me, dallo scorso gennaio hai subìto un tempestoso processo di purificazione, che in parte ha fatto tremare le ossa della tua anima e in parte ti ha liberato dalle manette forgiate dalla tua mente. In pochi mesi, hai superato più momenti di massima tensione di quanto tu non abbia fatto negli ultimi tre anni. Adesso sei fresco e pulito, pronto per affrontare un tipo di divertimento meno stressante e più gioioso.

1-7 Luglio
Dopo aver meditato sui tuoi presagi astrali per il resto del 2011, ho scelto le parole che si adattano meglio alle tue necessità. Sono dello studioso di mitologia Joseph Campbell: “Se vedi la tua strada distesa davanti a te, puoi essere certo che non è la tua strada. La tua strada la costruisci passo dopo passo. È per questo che… è tua”. C’è anche un corollario del poeta spagnolo Antonio Machado. “Viandante, sono le tue impronte il cammino e nulla più; viandante non c’è un cammino la via si fa con l’andare / Camminando si fa il cammino e girando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai si deve tornare a calpestare”.

Google+

Ho Google+. Se qualcuno vuole che provi ad invitarlo/a, mi faccia sapere. Se volete, aggiungetemi!

l’epica battaglia di Torradello (ovvero, l’alienazione del lunedì)

C’era una volta un grosso ranocchio, che era poi il principe delle rane di Torradello. Aveva un regno verde e rigoglioso e pieno di felicità, dove le rane passavano amabilmente il tempo saltando da una pozza all’altra e gracidando ai bordi delle risaie, con il sole e con la pioggia, dall’alba al tramonto e poi anche durante la notte, sotto la luce della luna e delle stelle. Ma gli ingordi villici di Torradello pensarono di catturare queste rane felici e polpose per cuocerle (fritte, impanate, al forno, nel risotto) e servirle nell’unico ristorante del borgo, e così il principe ranocchio dichiarò guerra a Torradello e ai suoi abitanti. L’epica battaglia durò una giornata intera e si concluse con la sconfitta delle rane, trucidate barbaramente ed in gran numero. Il principe e le poche rane rimaste fuggirono lontano. I villici di Torradello raccolsero i corpicini senza vita delle rane perite in battaglia e organizzarono un sontuoso banchetto per celebrare la vittoria. Il piatto forte, neanche a dirlo, furono le rane. E non vissero felici e contenti, purtroppo. Qualcuno fu felice (chi di andarsene, chi di mangiare le rane), qualcuno un po’ meno. Ma così è la vita, e così si conclude la nostra storia.

(immagine presa da qui)

Il fatto è che è tutta la mattina che mi sento alienata. Appena sveglia, in doccia, in macchina, in metro, a piedi fino all’ufficio, in ufficio. Come se non fossi io. Mi guardo le scarpe camminando e mi sistemo la borsa sulla spalla cercando di fingere normalità, di rimanere ancorata alla realtà, ma ogni odore e ogni luce e ogni rumore mi riportano altrove. L’odore acre del treno appena fermatosi al binario mi ricorda quando finito il liceo mi imbarcai per un lungo e sgangherato interrail con l’amica del cuore. La luce chiara ma ancora debole di questa mattina di maggio mi ricorda i pomeriggi stanchi in cui un po’ studiavo sui libri di matematica e un po’ fissavo lo sguardo fuori dalla finestra della biblioteca, osservando le fronde degli alberi e fantasticando. Il rumore delle macchine e dei tram mi ricorda – facendomi corrugare impercettibilmente la fronte – il rumore del prato e delle foglie che stavo ascoltando fino a poche ore fa, circondata dalle margherite, in un posto molto vicino a Torradello, che nel mio immaginario è ormai associato all’epica battaglia del principe ranocchio.

Eccesso di yin? Può essere. Testa tra le nuvole, dolore reumatico al ginocchio, i sintomi ci sono tutti. Che cosa diavolo ci faccio qui? Potrei yangizzare la mia vita, sperando di radicarmi più saldamente nel mondo, ma sono troppo evanescente oggi per concentrarmi su questo compito.

E così vago e divago, rigorosamente in silenzio. I pensieri si aggrovigliano come rovi intricati e selvatici nella mia testa, prendendo curve inaspettate, intrecciandosi ad altri pensieri e ricordi. C’è tanto verde davanti ai miei occhi. Prato, alberi, boschi, bambù, foglie, muschio. La domanda resta: che cosa diavolo ci faccio qui?

Tra 117 giorni sarò a Bangkok, fine del mondo anticipata permettendo; ora di allora spero di aver almeno iniziato ad ipotizzare delle risposte.

you make me sick

Musica dark, cupa, elettronica, cerebrale, fredda, nitida. E’ tutto quello che voglio ascoltare per ripulirmi da tutto questo luridume di gossip che mi circonda, gente che non rispetta i miei spazi, che non mi conosce e vuole ugualmente dire la sua sul mio conto, inventando. Non vedete che la fine inevitabile è vicina e che rimarrete travolti da tutta la merda che avete seminato in giro. Vite assolutamente inutili ed irrilevanti, ignoranti, rumorose. Mi fate pena. Anzi, mi fate vomitare. Anche le budella. PUAH.

Proposito per l’anno nuovo: continuare ad essere selettiva.

Pipe down baby, why so fake loud?
You’ve lied now ten thousand times
It’s show business anyhow
Why don’t you put that tongue back in your mouth

You make me sick, sick, sick, sick, sick, sick, sick sick sick sick

Where’d you get all the attention?
Your dad’s money too base to mention?
His coattails are looking worn
You’ve had a nice ride, that’s for sure
Better thank your brain-dead clientele for all the money that you’ll spend in hell

You make me sick, you make me, you make me so, you make me so sick sick sick, sick. oh!
You make me sick, sick, sick, sick, sick, sick, sick sick sick sick

Wanna percent of every nation
You’re the type to rise to that occasion
Stole the race, no surprise there
The elevator always beats the stairs.

You make me sick, so sick, you make me sick, you make me sick, so sick you make me so sick. woah!

On a golf cart…wearing some uniform…bombing in the night-time…lying on tv…
woooah-woah-oh-oh you make me sick, sick, sick, sick, siiiiiiiiiiiiiick.

Le Tigre, “Seconds”

soviet kitsch

Soviet Kitsch nelle orecchie tutta la mattina, sul regionale in ritardo, leggendo un libro che mi parla di scenari artici.

Milano è grigia oggi, ma può solo migliorare, dopo il 21 dicembre è tutto in discesa, no? La primavera è dietro l’angolo.

The flowers you gave me are rotting and still I refuse to throw them away
Some of the bulbs never opened quite fully, they might so I’m waiting and staying awake

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

The papers around me are piling and twisting, Regina the paperback mummy, what then
I’m taking the knife to the books that I own and chopping and chopping and boiling soup from stone

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

– Regina Spektor, “The flowers”

uptown girls

Sei a New York quando:

  • persone giovani e affascinanti sono immerse nella lettura del New Yorker in metropolitana
  • fai colazione all’Hungarian Pastry Shop a base di pumpkin pie e hungarian coffee (sarebbe a dire con mandorla, cannella e panna)
  • scatti delle foto con te e la tua amica sedute in padmasana davanti ad amitabha buddha – al Metropolitan Museum of Art
  • ti arrampichi sulla statua di Alice nel Paese delle Meraviglie a Central Park per starle più vicino (fucked up minds think alike)
  • passi due ore dentro Anthropologie
  • guardi la gente che pattina sul ghiacchio sfatto a Bryant Park, indossando degli ear muffs da 15$
  • i tuoi vicini di tavolo pasteggiano a cheeseburger e milkshake per cena (Pulp Fiction docet)
  • un uomo affascinante ti chiede se la linea della metro è diretta a uptown solo per attaccare bottone (unico binario, unico treno, unica direzione)

Mi spiaceva essere assente dal blog, anche se esso non sente la mia mancanza né io la sua. Sono altre le cose di cui sento la mancanza, come ad esempio una serata alcolica seria. Di altre cose farei volentieri a meno, come ad esempio sentire “Sweet child of mine” in un bar nel Meatpacking District. Questa canzone mi fa veramente cagare. Ogni volta che la sento vorrei prendere a sprangate qualcuno.

Medito, rifletto. Niente alcol a sedare le paturnie, un solo libro e decisamente strambo. Il sonno non si fa sentire, e l’unico modo per occupare il tempo è cercare di scroccare un accendino in questa lobby deserta. Speriamo che il look notturno in bianco e nero a base di gonna a palloncino mi aiuti nell’impresa.

Vi dirò.

She’s got a smile that it seems to me
Reminds me of childhood memories
Where everything
Was as fresh as the bright blue sky
Now and then when I see her face
She takes me away to that special place
And if I’d stare too long
I’d probably break down and cry

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

She’s got eyes of the bluest skies
As if they thought of rain
I hate to look into those eyes
And see an ounce of pain
Her hair reminds me of a warm safe place
Where as a child I’d hide
And pray for the thunder
And the rain
To quietly pass me by
Where do we go
Where do we go now
Where do we go
Sweet child o’ mine

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

- Guns’n'Roses