Archive for the ‘giappone’ Category

it’s called the internet, sweetie

Recentemente mi sono interessata a una delle infinite sottoculture giapponesi, in particolare lo stile di abbigliamento mori, “mori kei” o “mori girl“, ossia ragazza dei boschi (“mori” infatti significa foresta o bosco in giapponese, anche l’ideogramma è molto carino e sembra proprio una foresta: 森). Non voglio crearmi un nuovo guardaroba per impressionare i poveri compaesani, ma partecipo a un concorso indetto su un forum di bambole, Blythe Kingdom. L’obiettivo: cucire un vestito in stile mori a misura di Blythe e fotografarlo indossato da una delle proprie bambole.

Che cosa contraddistingue lo stile mori? Queste ragazze si vestono di bianco (avorio, panna, crema) o colori tenui ispirati alla natura (verde foglia, marroncino ruggine, indaco scolorito e così via), i vestiti sono di foggia comoda, leggeri, ampi, a strati, del genere che una ragazza potrebbe cucirsi da sola con dei vecchi panni e pizzi ritrovati in un capanno nel bosco. I materiali che preferiscono sono i tessuti leggeri e naturali (cotone, lino, lana) e il pizzo, meglio se antico. Hanno i capelli sciolti e mossi, a volte con frangetta, sempre molto naturali; talvolta usano nastri o fiori per acconciarli. Vivendo nella foresta, sono di carnagione pallida e rosata, mai abbronzata.

mori style secrets(foto presa da qui)

A quanto ho capito, lo stile mori non c’entra nulla con la casa nella prateria, le damine vittoriane vestite di bianco nel giardino di rose, lo stile shabby chic o le ragazze hippie con la gonna a balze e i fiori nei capelli. Per essere uno street style giapponese di nicchia diffuso da pochi anni, ha una discreta sfilza di regole; le trovate qui.

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日本に行きます!

Per chi non conosce né il giapponese né Google Translate: tra poche settimane visiterò finalmente il Giappone! Nihon ni ikimasu!!

Che cosa faremo nel paese del sol levante, dei samurai, dell’ikebana, della strage di cetacei, del negazionismo storico, della Nintendo e di tutte le tavanate più megagalattiche mai concepite dalla mente umana?

  • non diventeremo radioattivi dato che – mi hanno assicurato – ora è tutto sotto controllo tranne a Fukushima et environs, infatti mi sa che lì non ci andiamo (per chi non avesse letto i giornali negli ultimi 16 mesi, ecco qui un bel rapporto di Greepeace e la pagina di Wikipedia sull’accaduto)
  • depennerò “Visit Japan” dalla mia lista di cose su 43things
  • mangeremo cibo giapponese tutti i giorni OMG <3
  • boh?
  • varie ed eventuali

Prossimamente su questi schermi…

right here and right now

Sto leggendo un (ennesimo) interessante libro sullo zen che ho scovato a NYC da Barnes & Noble all’angolo dell’82esima strada e Broadway (tappa quasi inevitabile lungo il pellegrinaggio verso Zabar’s). Si intitola “Hardcore Zen“.

L’autore, un certo Brad Warner, è un ex fricchettone, bassista e punk-rocker, insegnante di inglese in Giappone con il mitico JET program, produttore di B-movie giapponesi in cui mostri giganti à la Godzilla minacciano di distruggere il mondo (nella fattispecie: Tokyo), estimatore di Ultraman e monaco zen.

E così, ennesimamente, trovo che la filosofia punk si applichi egregiamente ai miei campi preferiti dello scibile umano: prima la cucina vegan (con i bei libri di Isa Chandra Moskowitz e la sua Post Punk Kitchen), ora il buddhismo zen.

Cosa diavolo c’entra il titolo, direte voi? C’entra eccome: l’insegnamento più importante che mi sembra di aver tratto dalle mie letture zen è l’importanza di vivere nel momento presente, qui e ora. Il futuro non esiste. Riflettiamoci un attimo. Il futuro non esiste.

La prima volta che mi hanno spiegato che cosa fosse il buddhismo è stato a scuola. Un anno, miracolosamente, invece del solito prete laico di CL abbiamo avuto un brillante seminarista che ha dato un senso all’ora di religione parlandoci delle religioni, e non di Cristo. Ma sto divagando. Insomma, in quell’occasione mi rimase impresso che secondo la filosofia buddhista la vita è dolore. Meglio non mettere al mondo dei figli perché il mondo è pieno di sofferenza. L’unica speranza è la ricerca dell’illuminazione. Non avevo capito niente! O forse chi me l’ha spiegato a) non si è espresso bene, o b) non aveva capito niente a sua volta.

Non è che il mondo sia intrinsecamente una valle di lacrime. Life is suffering vuol semplicemente dire che niente dura per sempre. Il nostro incessante desiderio di qualcosa di più, di qualcosa di sempre nuovo e diverso, ci porta inevitabilmente all’insoddisfazione.

“You may find that having is not so pleasing a thing as wanting. This is not logical but it is often true.” — Spock

Viviamo proiettati nel futuro, aspettando la svolta, una svolta qualunque, e non ci godiamo il momento presente. Non viviamo nel momento presente. Il presente ci sembra qualcosa di provvisorio e passeggero, e così, momento dopo momento, giorno dopo giorno, il tempo passa, la vita passa, e noi non siamo mai pienamente soddisfatti. La vita è dolore nel senso che non ci va mai bene niente. Se solo avessi più tempo, quando perderò gli ultimi 5kg, non appena avrò maggiore stabilità economica, allora sì che. L’erba del vicino è sempre più verde. E stavolta non sto divagando. Pensateci.

Il futuro è solo un’idea. Una bella idea, su cui possiamo arzigogolare finché vogliamo, ma che potrebbe – come ogni idea – non concretizzarsi mai. E non intendo solo dire che potremmo morire prima (possibilità remota ma da tenere a mente), quel che voglio dire è che magari tra un po’ cambieremo idea, vorremo qualcos’altro, e la linea del futuro continuerà a spostarsi in avanti. Il futuro non arriverà mai. Il futuro è oggi.

(immagine presa da qui)

Se siete arrivati fin qui, alla fine di questa lunga elucubrazione, traete anche voi le vostre conclusioni. Godetevi quel che vi offre il presente. Se non vi piace, cambiatelo adesso. Già: subito, oggi, non domani. La libertà è oggi, in ogni momento. Fatene buon uso.

P.S. Ricordatevi anche che “the Lord giveth and the Lord taketh away” “il Signore dà e il Signore toglie”. Non stressatevi. Ogni cosa prima o poi si trasforma nel suo opposto. Godetevi il momento, e domani si vedrà. Ah, e leggetelo il libro, non è affatto male :-)

elogio della globalizzazione

OK, non sapevo che titolo mettere quindi non fatevi idee sbagliate!

E’ successo che oggi sono arrivata in ufficio con una bellissima tazza di Starbucks comprata a Glasgow, da riempire con acqua bollente e un paio di cucchiaini di profumatissimo caffè istantaneo Gevalia, avanzo del viaggio a Copenhagen, mentre i miei colleghi sorseggiavano caffè espresso in tazzine micro durante la colazione aziendale del mercoledì.

La parola chiave “starbucks” ha dato origine a commenti di vario genere e ho potuto constatare che anche tra i miei colleghi si nascondono dei sostenitori della causa “Vogliamo Starbucks in Italia!”. Per quanto mi riguarda vivo bene anche senza, ma se ci fosse probabilmente ogni tanto ci andrei a farmi un caramel frappuccino o un soy coconut iced mocha latte o come diavolo si chiamava l’intruglio che bevevo alle Hawaii. Tra l’altro, i diritti italiani del marchio Starbucks sono stati acquistati da Autogrill, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di aprire caffetterie con questo nome, quindi la questione sembra già chiusa.

Ci sono però altri negozi e prodotti incontrati all’estero che personalmente importerei, cose di cui sento la mancanza quando sono in Italia e di cui faccio incetta (o overdose, in caso di prodotti deperibili) quando mi trovo in loco.

Ecco la mia personalissima lista, sicuramente non completa, sperando che qualche responsabile vendite di un grosso supermercato o catena di ristorazione legga ed esegua. Capito? Sono un consumatore atipico! Anche io ho i miei diritti!

1. Dr. Pepper e Cherry Coke. 

Quando ero bambina ad un certo punto si poteva comprare la Dr.Pepper al supermercato, me lo ricordo molto chiaramente. Illuminazione! Una specie di coca-cola che sa di orzata?? Il nettare degli dei! Poi purtroppo sparì.

Quando poi andai in Texas a 16 anni per uno scambio scolastico ritrovai questa meravigliosa bevanda, in tante varianti: senza zucchero, senza caffeina, etc. Scoprii anche altre bibite che da noi non esistono; alcune da dimenticare, come la root beer (sa di canfora, non riesco a capire come possa riscuotere tanto successo), e altre da amare perdutamente, come la cherry coke, ossia la coca-cola al sapore di ciliegia.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: Chinotto San Pellegrino, se proprio dovete. E’ buono!

2. Innocent smoothies.

Questi deliziosi frullatini di frutta 100% con ingredienti fantasiosi e ricercati si trovano ovunque nel Regno Unito, nel banco frigo di chioschi, chioschetti, bar e supermercati, affianco ad altre proposte simili di altre marche.

Da noi solo recentemente si iniziano a vedere frullati di frutta fresca al supermercato (ad esempio, della Valfrutta), ma sono solo dei modesti tentativi e se devo essere sincera mi aspetterei qualcosa di più di mela e banana, insomma come può anche solo pensare di competere con melograno, mirtilli e açai oppure il mio preferito di sempre: guava, mango e goji. Siamo realisti.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: fatevelo voi in casa, il frullato, con la frutta che preferite, e lasciate perdere le costosissime e noiose varianti disponibili ad oggi nei supermercati.

3. Inari sushi.

Fagottino di tofu fritto, intriso di sughetto dolciastro e ripieno di riso per sushi, come mai è così difficile trovare un ristorante giapponese in Italia disposto a metterti sul menu? E dire che non sei affatto male: oltre che delizioso sei anche decisamente fotogenico!

Anzi, lasciatemi mettere una foto:


(foto presa da qui)

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: comprate dei fagottini pre-pronti in un negozio di alimentari etnici e fatevelo voi in casa, l’inarizushi.

4. Down to Earth o Planet Organic.

Immaginatevi un NaturaSì ma più grande, più bello, più allegro e più trendy, con annessa rosticceria vegan: benvenuti in paradiso da Down to Earth! Peccato che questa catena di supermercati vegetariani e biologici si trovi solo alle Hawaii, quindi non è molto comodo per fare la spesa o per mangiarsi una sontuosissima torta vegan accompagnata da caffè nero bio. 

Planet Organic è un po’ più vicino, trovandosi a Londra e in altre località UK, e anzi se passate vi consiglio di dare un’occhiata al banco frigo e provare la polpetta di riso integrale ripiena di umeboshi. Il nirvana del macrobiotico, altro che pizzetta! (senza nulla togliere alla pizzetta)

Attenzione: ho volutamente escluso dall’elenco Whole Foods, che odio. Sembra una gioielleria invece che un supermercato per hippie. Sono stata solo in quello di Londra ed è un posto per ricchi snob, insopportabile e asettico. Non ci ho comprato nulla, che per me è tutto dire!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: non c’è. L’unica soluzione è trasferirsi a Honolulu ^_^

5. Amazon.

Mi spiegate perché devo ordinare i libri all’estero? Proprio oggi ne ho ordinati 5, di cui uno usato. Non possiamo avere anche noi Amazon? Ce l’hanno i francesi, i tedeschi, gli inglesi. Perché gli italiani no? www.amazon.it … sentite come suona bene.

Obietterete dicendo che anche qui esistono le librerie online, come ibs.it, bol.it e altre. Sì, ma si fanno pagare le spese di spedizione! E poi sono brutte rispetto ad Amazon, hanno un assortimento ridotto, non hanno il sistema di commenti, review, liste, stellette, wishlist e compagnia bella che amo così tanto di Amazon. Ecco, qualcuno doveva dirlo.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: andate in libreria, e se proprio dovete ordinare dei libri via internet cedete pure alla tentazione di amazon.<qualunque_cosa_tranne_it>.

6. Williams-Sonoma e Sur-la-Table

D’accordo che non abbiamo Martha Stewart e programmi televisivi come Top Chef, ma non per questo non abbiamo diritto ad una catena di negozi interamente dedicata agli utensili da cucina e al mondo della cucina come Williams-Sonoma o il meno pretenzioso Sur-la-Table.

Entrare da Williams-Sonoma è un’esperienza quasi mistica: pentolame di acciaio inox sfavillante, coltelli giapponesi con lame di ceramica, stampi per torte in silicone dalle forme inaspettate, decorazioni per la tavola deliziosamente in tema con la stagione.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: provate con il reparto casalinghi de La Rinascente o di High Tech (entrambi a Milano); oppure iscrivetevi alla newsletter di queste due catene americane e sbavate settimanalmente sui prodotti che non potrete comprare e i corsi che non potrete fare.

7. Sheese.

Avete capito bene: non cheese (formaggio) ma sheese, ossia formaggio di soia. Il formaggio di soia più realistico che potrete mai mangiare, così buono che vorrete avere sempre tutti i gusti in stock nel vostro frigorifero: affumicato, normale, stagionato, …

Sembra un po’ un cheddar inglese, avete presente quel formaggio giallo-arancione dalla consistenza compatta e non molto somigliante ai formaggi tradizionali italiani? Ecco. Quindi se anche voi avete una passione per il cheddar ma preferireste non mangiare latticini, lo sheese sarà per voi quello che la manna del signore fu per gli ebrei.

Voci di corridoio dicono che sia acquistabile via internet anche in Italia (su semedipapavero.com), ma io vorrei tanto trovare lo sheese al supermercato, o almeno al NaturaSì e nei negozietti di prodotti naturali.

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: ordinatelo via internet se ci riuscite, oppure rinunciate a mangiare il formaggio vegan. Il delizioso formaggio vegan. Yumm…

8. Cupcakes.

Vorrei vederle in ogni bar, ad ogni angolo di strada, in ogni pasticceria. Vorrei un’ampia scelta di ingredienti, gusti, frosting, contenuto calorico e variante vegan. Vorrei che sparissero dalla faccia della terra i muffin industriali che si trovano in alcuni bar (ad esempio, Autogrill) che sono orribili, disgustosi, grassi e stopposi.

Hey, se avessi i soldi lo aprirei io un cupcake shop!

Soluzione nostrana per soggetti in astinenza: procuratevi tutto l’armamentario (stampo per muffin, coppette di carta, utensili da cucina, etc.), studiate con molta attenzione le varie tecniche e ricette reperibili facilmente online, e sfornate cupcakes a volontà! Diffondete il verbo. Convertite i vostri amici e parenti schiavi delle torte. D’ora in poi, producete solo torte monoporzione. Oppure provate a fare un salto alla California Bakery a Milano, sperando che quel giorno abbiano delle cupcakes sul menu.

Prodotti e negozi presenti in Italia per cui ringrazio iddio ogni giorno:

  • Lush
  • Benefit Cosmetics
  • Celestial Seasonings
  • Ikea
  • Oysho
  • H&M
  • Provamel e Alpro Soya

Prodotti e negozi d’importazione di cui farei volentieri a meno:

  • McDonald’s
  • Abercrombie
  • Uncle Ben’s

E voi, che ne pensate?

le idee del lunedì #1

Inauguro questa nuova serie di post, perché il lunedì si presta benissimo alle nuove idee, ai nuovi propositi, o semplicemente alle liste di cose da fare.

Oggi poi è anche il primo giorno dell’autunno! Piove  a dirotto, il cielo è uniformemente grigio, fa freddo. Ho una torta di mele sul tavolo della cucina, un gatto acciambellato sul divano e i calzettoni ai piedi. Una zucca Hokkaido sul frigo, una zuppiera piena di susine nere mature, e uno scatolone pieno di maglioni che aspetta solo di essere aperto. Direi che ci siamo… :-)


(foto presa da qui)

Alcune idee di cose da fare questa settimana:

1. Fare un plum-cake di zucchine.

Passo anche a voi la ricetta che mi ha dato Sara, una simpaticissima couchsurfer svedese che ho ospitato qualche giorno fa. Si può fare anche con la zucca!

Ricetta per 2 plum cake

½ litro di zucchine (o zucca) grattugiate
½ litro di farina
2 cucchiaini di cannella
1 bustina di lievito per dolci
½ cucchiaino di sale
½ litro di zucchero
200 ml di olio
4 uova
250 ml di noci tritate o uvetta

Scaldate il forno fino a circa 175 gradi. Ungete gli stampi per plum-cake e ricoprite di farina, pangrattato, o farina di cocco (per evitare che si attacchi).

Mescolate bene gli ingredienti asciutti e poi aggiungete l’olio, le uova, le zucchine grattugiate e le noci.

Cuocete in forno per circa 50 minuti.

2. Riorganizzare il guardaroba.

In particolare:

  • tirare fuori i maglioni e i vestiti invernali nascosti in cantina, ancora chiusi negli scatoloni dopo l’ultimo trasloco, e sistemarli nell’armadio
  • mettere via infradito, costumi, gonnelline da mare, etc. e tirare fuori scarpe chiuse, giubbotti, collant, etc.
  • mettere il piumone sul letto (io l’ho già fatto!) e spostare il plaid che avete usato finora sul divano

3. Iscriversi a qualche corso o in palestra.

Questo è il periodo ideale per iscriversi a qualunque cosa, dato che tende ad iniziare tutto a Ottobre. Io, per esempio, qualche giorno fa mi sono iscritta in palestra, sfruttando una promozione per cui “se ti iscrivi 3 mesi te ne regaliamo uno”. E sapete quanto amo le offerte :-)

Questo è anche il periodo ideale per fare delle lezioni di prova. Per esempio, io vorrei:

Mi piacerebbe anche iscrivermi a un corso di cucina (come per esempio il corso di cucina giapponese della Tozai), magari ad un corso serale per aiuto-cuoco, ma non ho ancora trovato nulla di appetibile! Si accettano suggerimenti.

4. Portare a riparare qualcosa che si è rotto.

A voi non capita mai che qualche aggeggio hi-tech faccia le bizze? Ad esempio, tre tasti del mio cellulare hanno deciso di fare sciopero.

Seguendo la filosofia di non rimandare in eterno le cose noiose (“tolto il dente, tolto il dolore”), credo che questa settimana inizierò da questa piccola scocciatura.

5. Fare dei controlli medici.

Fate una bella lista dei vari controlli medici che avete fatto ultimamente. Che cosa manca? Il dentista? L’oculista? Il ginecologo? Gli esami del sangue? Lo psicologo?

Oggi è un buon giorno per fare qualche telefonata e prenotare le vostre visite. Forza!

6. Iniziare a pensare ad Halloween.

OK, il Natale è ancora distante, ma Halloween è alle porte! Se – come me – adorate questa festa americana, iniziate a pensare a come riempire la vostra casa (e i vostri ospiti) di teschi, zucche, gatti neri & co.

Alcune idee:

  • iniziare a racimolare il  necessario per quello schema a punto croce che avete comprato l’anno scorso (ad esempio, “Trick or Treat” di The Prairie Schooler)
  • tirare fuori dalla cantina quella stoffa a tema che non avete mai cucito (ad esempio, potreste fare dei cuscini con questi quadrati di stoffa di Hello Kitty)
  • ordinare il colorante alimentare nero e la granella arancione online (per esempio, da Squires Kitchen) per decorare muffin e biscotti

7. Mangiare un frutto (o una verdura) di stagione diverso ogni giorno.

In questo periodo dell’anno le possibilità sono infinite (o quasi): prugne, susine, mele, pere, pesche, uva,  fichi, zucche, zucchine, porri, bietole, melanzane, peperoni, cavoli, e molto altro. Fate il pieno di vitamine e minerali!

8. Fare una passeggiata.

Tra poco inizierà a fare seriamente freddo e non avrete voglia di fare passeggiate da nessuna parte. Meglio approfittarne questa settimana e fare due passi, magari per andare da qualche parte rinunciando alla macchina oppure semplicemente così, senza meta. Con o senza iPod, alla scoperta delle prime foglie gialle ai bordi delle strade.

9.  Togliere la polvere in giro per casa.

Non so voi, ma io d’estate vivo con le finestre perennemente aperte, quindi di polvere ne entra parecchia e di solito non mi preoccupo più di tanto di spolverare. Adesso che inizia a fare freddo, però, le finestre rimangono un po’ più chiuse, e la polvere (sui mobili, tra i libri, sotto il letto, sullo schermo della TV) inizia a dare fastidio.

Spolverate per benino, i vostri polmoni saranno contenti! :-)

10. Telefonare a qualcuno che non sentite da un po’.

Anche a voi capita ogni tanto di pensare che prima o poi dovreste proprio telefonare a qualcuno che non sentite da un po’? Perché non farlo oggi?

Fate sapere ai vostri parenti (mamma, nonna, zia, cugina, sorella, cognata, suocera, nuora, o i corrispettivi al maschile) e ai vostri amici che vi ricordate di loro, che vi mancano, che vorreste vederli presto. Sono sicura che troverete almeno una persona da chiamare!


(immagine presa da qui)

E voi, per questa settimana, che programmi avete?