Archive for the ‘dreams’ Category

uptown girls

Sei a New York quando:

  • persone giovani e affascinanti sono immerse nella lettura del New Yorker in metropolitana
  • fai colazione all’Hungarian Pastry Shop a base di pumpkin pie e hungarian coffee (sarebbe a dire con mandorla, cannella e panna)
  • scatti delle foto con te e la tua amica sedute in padmasana davanti ad amitabha buddha – al Metropolitan Museum of Art
  • ti arrampichi sulla statua di Alice nel Paese delle Meraviglie a Central Park per starle più vicino (fucked up minds think alike)
  • passi due ore dentro Anthropologie
  • guardi la gente che pattina sul ghiacchio sfatto a Bryant Park, indossando degli ear muffs da 15$
  • i tuoi vicini di tavolo pasteggiano a cheeseburger e milkshake per cena (Pulp Fiction docet)
  • un uomo affascinante ti chiede se la linea della metro è diretta a uptown solo per attaccare bottone (unico binario, unico treno, unica direzione)

Mi spiaceva essere assente dal blog, anche se esso non sente la mia mancanza né io la sua. Sono altre le cose di cui sento la mancanza, come ad esempio una serata alcolica seria. Di altre cose farei volentieri a meno, come ad esempio sentire “Sweet child of mine” in un bar nel Meatpacking District. Questa canzone mi fa veramente cagare. Ogni volta che la sento vorrei prendere a sprangate qualcuno.

Medito, rifletto. Niente alcol a sedare le paturnie, un solo libro e decisamente strambo. Il sonno non si fa sentire, e l’unico modo per occupare il tempo è cercare di scroccare un accendino in questa lobby deserta. Speriamo che il look notturno in bianco e nero a base di gonna a palloncino mi aiuti nell’impresa.

Vi dirò.

She’s got a smile that it seems to me
Reminds me of childhood memories
Where everything
Was as fresh as the bright blue sky
Now and then when I see her face
She takes me away to that special place
And if I’d stare too long
I’d probably break down and cry

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

She’s got eyes of the bluest skies
As if they thought of rain
I hate to look into those eyes
And see an ounce of pain
Her hair reminds me of a warm safe place
Where as a child I’d hide
And pray for the thunder
And the rain
To quietly pass me by
Where do we go
Where do we go now
Where do we go
Sweet child o’ mine

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

- Guns’n'Roses

everything happens for a reason

Piove incessantemente da giorni.

Il mio aereo decolla tra circa 40 ore e non ho ancora nemmeno iniziato a pensare a che cosa mettere in valigia. Invece di fare quel che ho meticolosamente annotato, mi perdo ad ascoltare musica con i gatti che dormicchiano sul letto. Sarà che mi sono disabituata a certe cose da troppo tempo.

Ho ritrovato il mio quaderno hawaiiano dopo mesi che lo cercavo, era sepolto in cantina in uno dei tanti scatoloni che non ho ancora svuotato dopo l’ultimo trasloco. L’ho ritrovato mentre cercavo delle scarpe di vernice da mettere stasera. Ho voglia di musica altissima con i bassi distorti. Sigarette e alcol. Vaffanculo salutismo.

Avrei tanto voluto vedere i Daft Punk dal vivo, così riascolto Alive 1997 e Alive 2007 in loop. Ma certi treni non ripassano.

Il mio proposito principale per questo periodo sarebbe di vivere nel momento e bla bla bla, ma la mia testa se n’è andata affanculo su un altro pianeta.

Tutto succede per una ragione, peccato solo che io non abbia la più pallida idea di quale sia. “Potrebbe essere un ornitorinco“.

marcondirondero

Quand’ero bambina, alle elementari, le mie ottime, fantastiche, adorabili maestre comuniste ci facevano fare un sacco di attività. Abbiamo partecipato alla manifestazione per la chiusura della fabbrica di armi nel quartiere, letto i giornali e commentato le notizie di attualità, fatto psicomotricità nell’ora di ginnastica, ritagliato e incollato i fotogrammi di pellicola nel corso di film, e cantato tante tante canzoni insieme.

Rita, Rossella, Noemi, Annamaria: grazie di avermi insegnato così tante cose, quando ancora ero troppo innocente per vederle con l’occhio cinico del poi, quando ancora ero abbastanza piccola da farle mie fino al midollo, in modo spontaneo e naturale. Grazie di avermi fornito uno scudo di protezione invincibile contro la cattiveria del mondo. “La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera / la terra è tutta un lutto, chi la consolerà? / Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori / i boschi e le stagioni con i mille colori.

Il P.C.I. non c’è più, Berlinguer non c’è più, Pertini non c’è più. Gli anni ’70 sono finiti e i cartoni di Hayao Miyazaki non passano più in TV. “Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più / viventi siam rimasti noi e nulla più. / La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera / ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.

Una fiducia incrollabile nel bene, una voglia esagerata di un mondo migliore. 34 anni e sono ancora qui, impigliata in un passato che non riesco a lasciarmi alle spalle, ancora alla ricerca di quella felicità che mi avete mostrato. Vorrei avere dei figli solo per poter insegnare loro gli stessi valori che voi avete insegnato a me, perché non vada tutto sprecato.

Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà

sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro’ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro’ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n’è andato, chissà quando ritornerà.

L’aeroplano vola, Marcondiro’ndera
l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro’ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l’aviatore che non lo farà
ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro’ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro’ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro’ndera
non potremo più giocare al Marcondiro’ndà.

E voi a divertirvi andate un po’ più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

- Fabrizio De Andrè, “Girotondo”


 (disegno preso in prestito da qui)

things to do before I die

La verità è che amo questo mondo alla follia. Le foglie cadute, le pozzanghere al bordo della strada, l’odore della nebbia, tutto quanto. E non importa se piango guidando in autostrada mentre rievoco cose che avevo completamente rimosso e che la mia psicologa mi ha aiutato a ricordare. E non importa nemmeno se mi innamoro ogni cinque minuti e se ho paura di tutto. L’illuminazione passa anche per di qua. Vorrei riuscire a vivere sempre nel momento, perché il tempo non ritorna e perché la perfezione e la bellezza sono solo momentanee. Non si può sempre camminare una spanna sopra le cose, bisogna anche attraversarle sporcandosi, ferendosi, annusando il profumo dei fiori, e tutto il resto. Non voglio più evadere rifugiandomi nei (metaforici) boschi come Thoreau, voglio finalmente scendere da questo maledetto (metaforico) treno e sporcarmi con la realtà, prima che sia troppo tardi.

the world has turned and left me here

The world has turned and left me here
Just where I was before you appeared
And in your place an empty space
Has filled the void behind my face

- Weezer

Così, questa canzone si è materializzata ieri sera sul mio iPod. Non sto a tediarvi con i dettagli, ma è proprio così. Mi basta rileggere cose che ho scritto tempo fa, prima che imboccassi questa strada, per accorgermi che sono tornata al punto di partenza. Un po’ maciullata, scorticata, forse un cane mi ha anche pisciato in testa mentre ero incosciente. Ma eccoci qui ai blocchi di partenza. Due cerotti, una doccia, un bel po’ di sonno e sarò quasi come nuova.

E’ che ho come la sensazione di essermi risvegliata in un mondo devastato da una catastrofe e invaso dagli zombie, come Milla Jovovich in Resident Evil: Apocalypse. Con la differenza che non le assomiglio affatto, e non andrò in giro mezza nuda con dei fucili a pompa infilandomi in ogni edificio buio, diroccato e infestato di non-morti. E la mia in ogni caso è solo una metafora, non è che fossi veramente in coma… o almeno credo.

Solitamente penso che scrivere sia più che altro una perdita di tempo e una fuga dalla realtà. Ma in momenti come questi, aver scritto fiumi di parole mi conforta. Rileggendo il tutto, sì, penso che me la caverò anche stavolta.