Posted in antibes, detox, dreams, travel on 10/28/2011 12:28 am by Giulia
E così capita di trovare un lavoro all’estero ed emigrare a tempo indeterminato, allontanandosi dalla strada tracciata fino a questo punto e avvicinandosi incredibilmente a fantasiose prospettive teorizzate senza però crederci del tutto. Nel mio caso:
- tornare a vivere/lavorare all’estero per un periodo (per chi non mi conosce, ho già Stati Uniti e Danimarca sulla lista)
- abitare in un posto di mare
- leggere Proust in lingua originale (“Longtemps, je me suis couché de bonne heure…”)
e altro.
E così, il piano B è diventato il piano A, e andarsene non è una fuga ma un’avventura, non è la soluzione ma un nuovo inizio. Ci sono tante cose, persone e situazioni che mi lascerò alle spalle, ma per com’è andata la mia vita finora sono fiduciosa che quelle importanti non andranno perse. Quelle superflue e tutto sommato irrilevanti, grazie a Dio, si auto-elimineranno come foglie che cadono a fine estate per diventare poltiglia ai bordi delle strade.
Come già in passato, vado a fare l’italiana all’estero, cogliendo l’occasione per potare qualche ramo secco. E il mio blog è sempre più autoreferenziale, e – per chi riesce a cogliere i collegamenti invisibili – prova inconfutabile che la mia vita è assolutamente ciclica e circolare, anzi elicoidale. Realizzare che scrivere su questo e altri blog possa avere avuto una certa utilità è destabilizzante. Ma in fondo, perché no?

Posted in cryptic, dreams on 10/06/2011 10:52 pm by Giulia
Una delle mie parole preferite è “altrove”. Per tutta la mia vita, da che mi ricordo, sono sempre stata proiettata altrove – ovunque ma non dove mi trovavo in quell’istante. Relazioni naufragate perché con la testa e con gli intenti ero altrove, posti di lavoro cambiati perché aspiravo ad altro, e lo stesso dicasi per luoghi di residenza, studi, hobby, amicizie e così via. Sempre altrove, nonostante siano anni ormai che mi ripeto e mi sforzo di vivere nel momento, qui e ora. Un pochino sta migliorando, questa faccenda dell’altrove, ma nemmeno troppo. Ho così tanti piani B pronti in canna, aspetto solo che si materializzi quel minimo appiglio che servirebbe a catapultarmi altrove.
Ieri è morto Steve Jobs. Era solo questione di tempo – come per tutti noi del resto – eppure ci sono rimasta male e continuo a non capire bene perché. Forse perché se ne è venuto fuori con quel discorso a Stanford che vale davvero la pena di ascoltare – dev’essere qualcosa che ha a che fare con il cancro al pancreas, come quello che aveva anche Randy Pausch e che infatti l’ha spinto a tenere la sua ultima lezione su come realizzare i sogni dell’infanzia, non sprecare il poco tempo che abbiamo, eccetera. Forse perché dopo che l’avevano silurato dalla Apple ha tirato fuori dal cappello la Pixar, senza nemmeno una laurea in tasca, incarnando il perfetto sogno americano. Forse perché così smagrito e indebolito ma tutto sommato sempre sorridente mi ricordava mio padre poco prima che morisse.
Steve Jobs non era mai altrove, era sempre lì, al posto giusto. Certo, come ha detto lui stesso, i puntini si collegano solo guardandosi indietro dopo aver vissuto un’esperienza o una vita intera, ed è impossibile riuscire a vedere il disegno completo quando si è solo all’inizio. Ma i miei puntini finora sono disposti un po’ come i numeri primi, ossia – fino a prova contraria – apparentemente a caso. Però noto che il mio voler essere altrove sta diventando un voler essere altrove conservando determinate cose. Forse un po’ alla volta ci sto arrivando, altrove. Nel mondo che esiste dall’altra parte dello specchio, dove sono finita parecchi mesi fa.
Posted in dreams, insomnia, lyrics, music on 01/14/2011 12:02 pm by Giulia
Maglione a collo alto blu addosso, Ladytron in cuffia, tre ore di sonno sulle spalle, profumo di incenso nei capelli. Postumi di una serata che non volevo finisse. I sogni che si confondono con la realtà al risveglio.
Genius to fall asleep to your tape last night
So warm
Sounds go through the muscles
These abstract wordless movements
They start off cells that haven’t been touched before
These cells are virgins
Waking up slowly
My headphones
They saved my life
Your tape
It lulled me to sleep
Nothing will be the same
I’m fast asleep
I like this resonance
It elevates me
I don’t recognize myself
This is very interesting
My headphones
They saved my life
Your tape
It lulled me to sleep (to sleep, to sleep)
I’m fast asleep now
I’m fast asleep
My headphones
They saved my life
Your tape
It lulled me to sleep
– Björk, “Headphones”
Posted in books, detox, dreams, girl-powered, grumpy, insomnia, love, lyrics, music, travel on 12/22/2010 12:26 pm by Giulia
Soviet Kitsch nelle orecchie tutta la mattina, sul regionale in ritardo, leggendo un libro che mi parla di scenari artici.
Milano è grigia oggi, ma può solo migliorare, dopo il 21 dicembre è tutto in discesa, no? La primavera è dietro l’angolo.
The flowers you gave me are rotting and still I refuse to throw them away
Some of the bulbs never opened quite fully, they might so I’m waiting and staying awake
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
The papers around me are piling and twisting, Regina the paperback mummy, what then
I’m taking the knife to the books that I own and chopping and chopping and boiling soup from stone
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep
– Regina Spektor, “The flowers”