Archive for the ‘dreams’ Category

Cent’anni di solitudine (anzi, 102)

Stamattina sono stata al funerale di mia nonna. L’ultima nonna che mi era rimasta, sapete, perché ho già una certa età, e i miei genitori mi hanno avuta a una certa età, e somma che ti somma gli anni si accumulano in men che non si dica. Quest’estate ne avrebbe compiuti 102. Non sono mica noccioline.

Fatto sta, mi sono dovuta sorbire una predica delirante del parroco del paesino in questione, in cui ha rimarcato più volte che:

  1. Non si muore davvero ma si accede (magicamente) alla vita eterna.
  2. Non risorge solo lo spirito, per vivere per sempre (in spirito) con tutti i cari che ci hanno già lasciato e il padreterno in una grande, immensa felicità. Ma arriverà un giorno in cui tutti i sepolcri saranno vuoti perché risorgeranno anche TUTTI i corpi. (Purtroppo non ha specificato i dettagli. Immaginate quante cavolo di persone sono morte dall’inizio della vita umana sul pianeta. Se risorgessero tutte insieme sarebbe un problema, ma probabilmente Dio ha pensato anche a quello.)
  3. Le scritture non dicono queste cose solo per confortarci nel momento difficile e doloroso del distacco. Le dicono perché sono VERE. Capito?
  4. Risorgeranno anche i corpi (l’ha ripetuto più volte).
  5. La ricchezza non fa la felicità, ne è la prova il fatto che anche persone imballate di soldi decidono di togliersi la vita. L’unica fonte della felicità è Gesù, dato che Gesù è felicità, se seguiamo i passi di Gesù vivremo felici (come Pollon?).
  6. Mia nonna appena si svegliava la mattina si sedeva alla finestra a contemplare l’orizzonte e la grandezza e il mistero del creato. Io stupidamente pensavo che avesse ormai perso la testa da anni e che se ne stesse lì inebetita con lo sguardo perso nel vuoto, convinta -nei rari istanti di lucidità- di vivere ancora negli anni ’30-’40 con donna Rachele che andava ai loro bagni di famiglia a Riccione, facendola tutta inorgoglire. Ma forse il prete ha colto qualcosa nel suo sguardo centenario che a me era sfuggito.
  7. Capito? (Ha ripetuto diverse volte “Capito?”, un po’ come il tizio di South Park).

Ho alcuni bei ricordi di mia nonna, principalmente legati a mio padre. Le ultime volte che sono andata a trovarla è stato quasi solo per rivederlo nei suoi lineamenti raggrinziti (ma nemmeno così tanto). La genetica gioca dei brutti scherzi.

Beh, mi conforta sapere che in spirito (e più avanti di nuovo in carne ed ossa) tutti i miei nonni e parenti defunti, compreso il mio gatto mancato pochi mesi fa, ora se ne stanno in paradiso felici e contenti, magari a giocare a carte, o a sentire la musica, o magari a dondolarsi su un’amaca mentre guardano le nuvole che si rincorrono nel cielo azzurro e terso di un’estate che non finisce mai. Aspettando che arriviamo anche noi per unirci a loro in questa immensa felicità. Però non abbiate fretta, amati defunti, perché qui abbiamo ancora vita da vivere, cose da fare e gente da vedere, in questo mondo schifosamente maltrattato, ma ancora pur sempre affascinante.
Non abbiate fretta, OK?

P.S. Non vorrei offendere nessuno, ma questo è il mio blog e, come si è visto negli ultimi anni, ormai va di moda essere “politically incorrect”. Quello che volevo dire è, il prete di oggi forse dovrebbe smettere di calarsi gli acidi la mattina prima di dire messa. Con tutto il rispetto di chi ha scelto l’LSD come stile di vita.

Altre frasi che mi erano venute in mente per chiudere il post erano:

  • Si raccoglie quel che si semina. (Questa resta comunque una grande verità)
  • Vaa laurà! Dai, su, fare il prete non è un vero lavoro…
  • Sic transit gloria mundi. AMEN.

O una citazione un po’ più lunga:

«Aveva un altro senso, come tutti i sogni, e le visioni. Va letto allegoricamente o anagogicamente…»
«Come le scritture!?»
«Un sogno è una scrittura, e molte scritture non sono altro che sogni.»

— Umberto Eco, Il Nome della Rosa

Capito? ALLEGORICAMENTE. Buona resurrezione della carne a tutti.

This is goodbye

Due anni abbondanti fa ho deciso di chiudere definitivamente il blog, dopo tanti rimuginamenti ed elucubrazioni. Ma non ho mai pubblicato il post di addio, mi sono accontentata di generare un Internal Server Error che ha magicamente occultato il blog e tutti i suoi futili contenuti dagli occhi di follower, curiosi, spam bots, google bots e quant’altro. E sono sparita così, senza che peraltro nessuno battesse ciglio.

Qui di seguito la bozza rimasta tale, cristallizzata in una versione obsoleta di WordPress, addormentata come la principessa delle favole in attesa del bacio del suo principe, in cima a una torre d’avorio (o forse sarebbe meglio dire in fondo a un pozzo) che nessuno, ammettiamolo, si è preso la briga di scalare (verso l’alto o verso il basso, per i più pignoli).

Goodbye?

Prima di andarmene, vorrei…

In questi giorni però ho avuto un piccolo attacco di nostalgia… La mia fedele compagna saudademalinconia, nostalgia, quel mal de vivre che mi contraddistingue. In fondo, per quanto inutile, era bello condividere con lo spazio esterno le mie futili considerazioni. Una goccia nell’oceano dei professional blogger che, in questi anni in cui io ho cazzeggiato fatto altro, hanno trasformato la propria presenza in rete in una professione, o quasi. Già, pensiamoci un attimo. In quanti diversi modi avrei potuto monetizzare la mia presenza web, dal 2000 o 2001 – quando ho registrato per la prima volta wakarimasen.org – ai giorni nostri? Meglio non approfondire.

Comunque insomma volevo andarmene ma forse sono tornata. Mi mancava la vecchia me, quindi ho aggiustato il malefico Internal Server Error, ed eccomi qua, puffete, ultimo post, Candy Candy alla centrale nucleare di Montélimar, delizioso villaggio alle porte della Provenza – sort of. Così perlomeno diceva la paginetta del turismo locale. Era chiaramente un imbroglio.

C’è ancora qualcuno in ascolto?

unexpected possibilities

TAURUS (April 20-May 20): The game of tic-tac-toe is simple. Even young children can manage it. And yet there are 255,168 different ways for any single match to play out. The game of life has far more variables than tic-tac-toe, of course. I think that’ll be good for you to keep in mind in the coming weeks. You may be tempted to believe that each situation you’re dealing with can have only one or two possible outcomes, when in fact it probably has at least 255,168. Keep your options wide open. Brainstorm about unexpected possibilities. (oroscopo di Rob Brezsny per la prossima settimana)

 

segnali di accelerazione

E così capita di trovare un lavoro all’estero ed emigrare a tempo indeterminato, allontanandosi dalla strada tracciata fino a questo punto e avvicinandosi incredibilmente a fantasiose prospettive teorizzate senza però crederci del tutto. Nel mio caso:

  • tornare a vivere/lavorare all’estero per un periodo (per chi non mi conosce, ho già Stati Uniti e Danimarca sulla lista)
  • abitare in un posto di mare
  • leggere Proust in lingua originale (“Longtemps, je me suis couché de bonne heure…”)

e altro.

E così, il piano B è diventato il piano A, e andarsene non è una fuga ma un’avventura, non è la soluzione ma un nuovo inizio. Ci sono tante cose, persone e situazioni che mi lascerò alle spalle, ma per com’è andata la mia vita finora sono fiduciosa che quelle importanti non andranno perse. Quelle superflue e tutto sommato irrilevanti, grazie a Dio, si auto-elimineranno come foglie che cadono a fine estate per diventare poltiglia ai bordi delle strade.

Come già in passato, vado a fare l’italiana all’estero, cogliendo l’occasione per potare qualche ramo secco. E il mio blog è sempre più autoreferenziale, e – per chi riesce a cogliere i collegamenti invisibili – prova inconfutabile che la mia vita è assolutamente ciclica e circolare, anzi elicoidale. Realizzare che scrivere su questo e altri blog possa avere avuto una certa utilità è destabilizzante. Ma in fondo, perché no?

altrove

Una delle mie parole preferite è “altrove”. Per tutta la mia vita, da che mi ricordo, sono sempre stata proiettata altrove – ovunque ma non dove mi trovavo in quell’istante. Relazioni naufragate perché con la testa e con gli intenti ero altrove, posti di lavoro cambiati perché aspiravo ad altro, e lo stesso dicasi per luoghi di residenza, studi, hobby, amicizie e così via. Sempre altrove, nonostante siano anni ormai che mi ripeto e mi sforzo di vivere nel momento, qui e ora. Un pochino sta migliorando, questa faccenda dell’altrove, ma nemmeno troppo. Ho così tanti piani B pronti in canna, aspetto solo che si materializzi quel minimo appiglio che servirebbe a catapultarmi altrove.

Ieri è morto Steve Jobs. Era solo questione di tempo – come per tutti noi del resto – eppure ci sono rimasta male e continuo a non capire bene perché. Forse perché se ne è venuto fuori con quel discorso a Stanford che vale davvero la pena di ascoltare – dev’essere qualcosa che ha a che fare con il cancro al pancreas, come quello che aveva anche Randy Pausch e che infatti l’ha spinto a tenere la sua ultima lezione su come realizzare i sogni dell’infanzia, non sprecare il poco tempo che abbiamo, eccetera. Forse perché dopo che l’avevano silurato dalla Apple ha tirato fuori dal cappello la Pixar, senza nemmeno una laurea in tasca, incarnando il perfetto sogno americano. Forse perché così smagrito e indebolito ma tutto sommato sempre sorridente mi ricordava mio padre poco prima che morisse.

Steve Jobs non era mai altrove, era sempre lì, al posto giusto. Certo, come ha detto lui stesso, i puntini si collegano solo guardandosi indietro dopo aver vissuto un’esperienza o una vita intera, ed è impossibile riuscire a vedere il disegno completo quando si è solo all’inizio. Ma i miei puntini finora sono disposti un po’ come i numeri primi, ossia – fino a prova contraria – apparentemente a caso. Però noto che il mio voler essere altrove sta diventando un voler essere altrove conservando determinate cose. Forse un po’ alla volta ci sto arrivando, altrove. Nel mondo che esiste dall’altra parte dello specchio, dove sono finita parecchi mesi fa.