Archive for the ‘detox’ Category

everything happens for a reason

Piove incessantemente da giorni.

Il mio aereo decolla tra circa 40 ore e non ho ancora nemmeno iniziato a pensare a che cosa mettere in valigia. Invece di fare quel che ho meticolosamente annotato, mi perdo ad ascoltare musica con i gatti che dormicchiano sul letto. Sarà che mi sono disabituata a certe cose da troppo tempo.

Ho ritrovato il mio quaderno hawaiiano dopo mesi che lo cercavo, era sepolto in cantina in uno dei tanti scatoloni che non ho ancora svuotato dopo l’ultimo trasloco. L’ho ritrovato mentre cercavo delle scarpe di vernice da mettere stasera. Ho voglia di musica altissima con i bassi distorti. Sigarette e alcol. Vaffanculo salutismo.

Avrei tanto voluto vedere i Daft Punk dal vivo, così riascolto Alive 1997 e Alive 2007 in loop. Ma certi treni non ripassano.

Il mio proposito principale per questo periodo sarebbe di vivere nel momento e bla bla bla, ma la mia testa se n’è andata affanculo su un altro pianeta.

Tutto succede per una ragione, peccato solo che io non abbia la più pallida idea di quale sia. “Potrebbe essere un ornitorinco“.

things to do before I die

La verità è che amo questo mondo alla follia. Le foglie cadute, le pozzanghere al bordo della strada, l’odore della nebbia, tutto quanto. E non importa se piango guidando in autostrada mentre rievoco cose che avevo completamente rimosso e che la mia psicologa mi ha aiutato a ricordare. E non importa nemmeno se mi innamoro ogni cinque minuti e se ho paura di tutto. L’illuminazione passa anche per di qua. Vorrei riuscire a vivere sempre nel momento, perché il tempo non ritorna e perché la perfezione e la bellezza sono solo momentanee. Non si può sempre camminare una spanna sopra le cose, bisogna anche attraversarle sporcandosi, ferendosi, annusando il profumo dei fiori, e tutto il resto. Non voglio più evadere rifugiandomi nei (metaforici) boschi come Thoreau, voglio finalmente scendere da questo maledetto (metaforico) treno e sporcarmi con la realtà, prima che sia troppo tardi.

miles to go before I sleep

E’ scritto tutto altrove. La storia del veleno, il pozzo, le stelle, yoga nidra. I tarocchi, la luna, il sangue, le perle ai porci, il dolore, i ricordi, tutto quanto. L’amore e la fine dell’amore. C’è solo una persona che vorrei leggesse questo post e che penso potrebbe capirmi, e non è quella che pensate voi.

Prevedibilmente, ho già citato la poesia del titolo. E questo post, oltre che criptico, è anche profondamente autoreferenziale. L’ho già detto, non ho voglia di semplificarmi. Chi vuol capire capirà, anche perché i tasselli del puzzle ci sono tutti. L’universo è in ascolto, le risposte prima o poi arrivano.

the world has turned and left me here

The world has turned and left me here
Just where I was before you appeared
And in your place an empty space
Has filled the void behind my face

- Weezer

Così, questa canzone si è materializzata ieri sera sul mio iPod. Non sto a tediarvi con i dettagli, ma è proprio così. Mi basta rileggere cose che ho scritto tempo fa, prima che imboccassi questa strada, per accorgermi che sono tornata al punto di partenza. Un po’ maciullata, scorticata, forse un cane mi ha anche pisciato in testa mentre ero incosciente. Ma eccoci qui ai blocchi di partenza. Due cerotti, una doccia, un bel po’ di sonno e sarò quasi come nuova.

E’ che ho come la sensazione di essermi risvegliata in un mondo devastato da una catastrofe e invaso dagli zombie, come Milla Jovovich in Resident Evil: Apocalypse. Con la differenza che non le assomiglio affatto, e non andrò in giro mezza nuda con dei fucili a pompa infilandomi in ogni edificio buio, diroccato e infestato di non-morti. E la mia in ogni caso è solo una metafora, non è che fossi veramente in coma… o almeno credo.

Solitamente penso che scrivere sia più che altro una perdita di tempo e una fuga dalla realtà. Ma in momenti come questi, aver scritto fiumi di parole mi conforta. Rileggendo il tutto, sì, penso che me la caverò anche stavolta.

aruanda

E’ passato oltre un anno e non è cambiato molto. I numeri sul calendario, qualche altro dettaglio esteriore. Mi ero ripromessa di decidere delle cose entro fine 2009 (vedasi qui), ma non l’ho fatto. Perché? Your guess is as good as mine, per così dire.

E adesso non è proprio tempo di esporre nuovi propositi, sono a-propositiva. Per usare una metafora fornita oggi da un’amica, continuerò a navigare a vista in questo mare di merda.

Vorrei solo comunicare al mondo che non sono morta, non sono moribonda né intendo morire, se Dio vorrà. E vorrei anche ringraziare lui, Buddha, e i loro amici là in alto per i piccoli, piccolissimi appigli che mi stanno fornendo. Micro-appigli, tipo parete da scalare di difficoltà massima. Senti il vuoto sotto, e miracolosamente intravedi un microscopico appiglio. Qualcosa del genere. Grazie a tutti gli amici – soprattutto amiche – che hanno bussato alla mia porta per chiedermi come sto, e molto di più. Prevedibili, imprevedibili, se non addirittura impensabili.

Vi ricordate quando dicevo che mi piace cucinare, quando ero presa bene per le idee su come rendere la vita migliore, quando ascoltavo la musica, facevo gelati, progettavo viaggi, o cose del genere? Bene, ora non più. Mi fa tutto schifo. E’ tutto marcito. Come il povero topolino morto nel corridoio della mia cantina, che nessuno ha tirato su e ora è una specie di monito verso la caducità della vita e l’impermanenza della felicità.

Insomma, sono rimasta solo io. Io e il mio tatuaggio da finire, il gatto, il gatto in affidamento, fornelli inutilizzati, una parete di libri, 12 barattoli di sugo di pomodoro bio che non mangerò mai, 3 zucche, un cellulare scassato, biglietti aerei e di trenitalia non rimborsabili buttati nella carta straccia. Io e questo stupido blog, che forse dovrei rileggere con attenzione per capire tante cose. Invece ne continuo a scrivere altre, lasciando ai posteri il lavoro interpretativo, o per dirla in matematichese, lasciando la dimostrazione al lettore.

Avevo scritto qui che “Quando tutto va a rotoli, non resta altro da fare che abbandonarsi alla corrente e sperare di non annegare.” Non avevo considerato l’ipotesi che non ce ne fosse più di corrente. E’ tutto stagnante. La mia condizione si chiama stagnazione del Qi. Che cosa diavolo è il Qi? Ve lo spiego un’altra volta.

Statemi bene. Sono sicura che in questo blog, da qualche parte, c’è anche qualche consiglio intelligente, sepolto in una marea di cazzate autoreferenziali. Tipo questo, toh.

There’s a land, Aruanda
Diamond sand, Aruanda
Silver stars on the hill top
Take me to Aruanda

Lots of fish in the stream near
Lots of dangers to dream there
Golden sun in the valley
Take me to Aruanda

There where nobody worries
There where nobody hurries
Easy life waving you welcome
Take me there

Leave my sadness behind me
Let sweet paradise find me
Heaven waits over yonder
Take me to Aruanda

Astrud Gilberto, “(Take me to) Aruanda”