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younger than we’re ever gonna be

Continua la fase Regina Spektor. Nella pigrizia post-natalizia non ho fatto altro che leggere, scrivere, ascoltare musica, guardare Fringe e giocare con i gatti.

Ho scovato un blog che mi è piaciuto parecchio, ricordandomi a tratti il mio medesimo con chicche degne dell’oracolo. Purtroppo per me (ma forse fortunatamente per lei), l’autrice ha deciso di chiudere i battenti qualche mese fa. Un vero peccato. Vi consiglio caldamente la lettura di questa immaginaria recensione di Pronoia, il libro di Rob Brezsny - lui l’apprezzerebbe. Questo è solo un assaggio:

Chi ha letto il libro dice che è una stronzata new age e io non faccio fatica a crederlo. Così ho pensato che invece che leggerlo me lo immagino. [...]

Applicando alla metafisica quello che ho imparato in analisi, ho pensato che l’esitenza di Dio non è un problema mio, se mai è un problema di Dio. Io posso scegliere un’opzione o l’altra, anche solo tirando la monetina. Ma che vita più bella sarebbe a poter pensare che l’universo ha un senso? Che è ordinato, che le cose succedono per un motivo. E anche che tutto l’universo mi ama. Tanto nessuno potrà mai dimostrarmi il contrario.

Ciò detto, beccatevi questa vecchia e inedita canzone di Regina, brindando virtualmente all’imminente fine del periodo natalizio e del periodo festivo in generale. Bye bye renne alberi luci felicità doni pandori e stronzate. Dai che ce l’ho fatta a non tagliarmi le vene come Richie Tenenbaum.

I must have left a thousand times
But every day begins the same
Cause there’s a small town in my mind
How can I leave without hurting every one that made me?
How can I leave without hurting every one that made me?

Oh baby, baby it’s all about the moon
I wish you wouldn’t have broken my camera
Cause we’re gonna get real old real soon

Today we’re younger than we’re ever gonna be
Today we’re younger than we’re ever gonna be
Today we’re younger than we’re ever gonna be

Stop! Stop, what’s the hurry?
Come on baby, don’t you worry worry
Everybody not so nice nice
Everybody not so nice nice
Stop! Stop, what’s the hurry?
Come on baby, don’t you worry worry
Everybody not so nice nice
Everybody not so nice nice

I thought you ought to know by now
I thought you ought to know by now
Everybody not so nice nice
Everybody not so nice nice

Oh baby, baby, baby, baby, baby, baby
it’s all about the moon

I must have left a thousand times
But there’s a small town in my mind
How can I leave without hurting every one that made me?
How can I leave without hurting every one that made me?

Regina Spektor, “Small town moon”

soviet kitsch

Soviet Kitsch nelle orecchie tutta la mattina, sul regionale in ritardo, leggendo un libro che mi parla di scenari artici.

Milano è grigia oggi, ma può solo migliorare, dopo il 21 dicembre è tutto in discesa, no? La primavera è dietro l’angolo.

The flowers you gave me are rotting and still I refuse to throw them away
Some of the bulbs never opened quite fully, they might so I’m waiting and staying awake

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

The papers around me are piling and twisting, Regina the paperback mummy, what then
I’m taking the knife to the books that I own and chopping and chopping and boiling soup from stone

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

Things I have loved I’m allowed to keep
I’ll never know if I go to sleep

– Regina Spektor, “The flowers”

take the A train

Mamma mia, sono proprio una stronza saccente settaria gigante. Ascolto “The Birds & The B-Sides” delle Shonen Knife di ritorno dal Blue Note, perché ne sentivo un po’ la mancanza. L’ho comprato da Skivhugget a Göteborg troppi anni fa, meglio non quantificarli. Sono una snob del cazzo. Con il morale leggermente risollevato perché prima una ragazza mi ha detto “wow, nice shoes! where did you get them!”, e il mio bisogno di approvazione è stato almeno parzialmente soddisfatto. Non tutto è una merda, non tutto è come sembra. Tranne il mio essere stronza saccente e settaria. Ma d’altronde le premesse c’erano tutte. Ascoltare Zorn doveva pur avere dei side-effects. Prima in versione klezmer (Masada) con un amico ebreo e poi in versione grindcore (Naked City) con un moroso musulmano. Tutti quei balletti alla Scala nell’infanzia, pomeriggi musicali al conservatorio nell’adolescenza, notti insonni a base di rave e drum and bass agli albori dell’età adulta dovevano in qualche modo lasciare il segno. Le versioni di greco e gli spartiti musicali. Proust e alt.2600. L’algebra. Non so, vi direi che è tutta colpa dei miei genitori. Ma sarei ancora più stronza e snob, perché lo direi con tono di compiaciuta superiorità intellettuale. Del cazzo. Cristo, sono veramente una insufferable know-it-all.

Torno martedì sera, per fortuna mercoledì mattina ho appuntamento con la psicologa. Chissà. Nella prossima vita vorrei reincarnarmi in un essere meno cerebrale. Che ne so, un albero. In questa vita devo ancora trovare chi mi possa sopportare e – perché no – sostenere e stimolare in modo non condiscendente. In realtà un paio di persone mi vengono in mente, ma per vari motivi sono lontane. Oggi ho fatto un sacco di strada a piedi, metro e autobus per raggiungere una bettola minuscola specializzata in ravioli a vapore nei meandri di Chinatown. Da sola, chiaramente. Chi diavolo potrebbe sbattersi così tanto per dei ravioli cinesi cotti al vapore e poi rosolati, con una sfoglia perfetta e trasparente ripiegata a mano e la salsina leggermente agra? Mi viene in mente una sola persona, a questo punto. Vabbe’, quel treno è passato. Avanti il prossimo, o così dicono. Intanto i ravioli me li vado a mangiare da sola, anche se mi piacerebbe farlo in compagnia. E ascolto la musica che mi fa stare bene, e mi compro tutti i libri oscuri che voglio, e vaffanculo vaffanculo cento volte a tutto il resto. E non ho paura di perdermi o di andare in giro la notte per i cazzi miei. Sono altre le cose che mi terrorizzano, cose più banali – e infatti le scrivo. Aggiungerei fifona agli aggettivi di prima.

un libro da leggere

I’m a person just like you
But I’ve got better things to do
Than sit around and fuck my head
Hang out with the living dead
Snort white shit up my nose
Pass out at the shows
I don’t even think about speed
That’s something I just don’t need

I’ve got the straight edge

Minor Threat, “Straight edge”

P.S. Non sono straight edge ma mi sembra comunque un’ottima pillola di saggezza. Tra l’altro, su base di schitarrate hardcore punk, che non guasta mai…

contro la stupidità dilagante

Contro la stupidità dilagante, il lassismo, l’usa e getta, Lady Gaga, la superficialità, le cose dette con leggerezza e tanto per fare del rumore.

Pro invece Ilary Blasi, dopo aver letto la bella intervista su Vanity Fair di un paio di settimane fa. Pro Jessica Simpson, dopo aver visto il suo bel programma in cui cerca di far riguadagnare l’autostima a donne giovani e non. Pro i miei gatti, che nella loro semplicità felina non concepiscono il sotterfugio e la doppiezza.

Contro questa estate che sinceramente ha un po’ stufato, l’afa, il piattume della pianura padana, l’ipod, l’assenza di libri da leggere,  le cose da fare che si accumulano e che non ho minimamente intenzione di fare (l’orlo ai jeans, le pulizie di casa, cucinare).

Pro le unghie lunghe con lo smalto, l’abbronzatura, la pigrizia, la medicina cinese, gli integratori alimentari farlocchi, gli insalatini di daikon, la pasta di umeboshi – che l’altra sera ne ho mangiato una quantità minuscola e mi sono messa a piangere… misteri della macrobiotica.

Yin e yang, ma chi se ne frega alla fine. Aspettiamo che la ruota giri e che ci porti l’autunno…

japan-sakura-inverno