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what time is it in Ulan Bator?

Per lavoro sto partecipando a un corso sul sistema centrale di Amadeus, quella serie di comandi criptici che vi sarà sicuramente capitato di vedere se avete mai buttato l’occhio dietro allo schermo di un terminale in un’agenzia di viaggi. Le cose che si vedono, oggettivamente, non sono molto facili da decifrare. Un esempio lo trovate qui sotto (giusto perché erano circa 12 ore che non pensavo alle Hawaii…).


(immagine riciclata da questo post di tre annetti e mezzo fa)

Insomma, mi ritrovo a dover imparare tutto quel che c’è da sapere su questo sistema, e sapete che cosa vi dico? E’ fichissimo! Se in una vita precedente di sicuro non sono stata una ballerina, probabilmente sono stata un agente di viaggio.

Vi saprò dire di più tra due settimane, a conclusione del corso, dopo l’esame finale (che devo passare con almeno 85/100) e non appena avrò smaltito la meritata sbornia post secchiata finale.

5 buoni motivi per non trasferirsi in Francia (*)

(*) per techno-nerd, vegan-macrobiotici, sushi-dipendenti

1. Non potrete usare il vostro iPhone come hotspot wi-fi. A seconda dell’operatore, pagando un canone mensile ridicolmente elevato potrete sbloccare questa opzione.

2. Avere un piano dati per il cellulare vi costerà una fortuna. A titolo informativo, vi incollo l’offerta di Orange (FR) e quella di Tre (IT) tanto per darvi un’idea…

Postilla:
In questi giorni è stata resa pubblica l’offerta di Free, provider internet che ha deciso di lanciarsi nel mondo delle comunicazioni mobili. Potete leggere l’annuncio su Punto Informatico o questo approfondimento in inglese. Per noi nerd scettici, l’idea di fare i beta tester paganti per un’infrastruttura che non si sa ancora se reggerà e per un tipo di offerta che comunque ci aspetteremmo come basilare nel 2012 non è molto convincente
. Come se dovessimo stupirci dell’acqua calda, delle auto elettriche o degli acquisti via internet. Ai posteri l’ardua sentenza…

3. Vi sarà praticamente impossibile astenervi dai latticini. I francesi mettono burro, latte e panna ovunque. Citando Julia Child, “There are three secrets to French cooking: butter, butter, and butter!”.

4. I vegetariani o vegani  sono guardati con sospetto. Mettere in discussione l’alimentazione carnea è quasi più blasfemo che mettere in discussione il nucleare (principale fonte di energia in Francia). Pare ci sia anche un decreto che rende obbligatorio mangiare carne, pesce, uova e latticini.

5. In Costa Azzurra, il sushi è immangiabile e carissimo. Rimpiangerete anche il peggior ristorante giapponese  gestito da cinesi in qualunque paesotto del Nord Italia. Sono pronta a scommettere 100€ che il riso per sushi che potreste preparare a casa vostra con ingredienti dell’Esselunga sarebbe migliore di quello che troverete nei take away della zona (o quanto meno equiparabile).

Prossimamente, per la par condicio, prometto che scriverò un post sui 5 buoni motivi per trasferirsi in Francia

Peace & butter,
Giulia

an insufferable know-it-all

Un’insopportabile saputella, come Hermione Granger, e i capelli crespi e arruffati di una mattina come questa facilitano il paragone. Canzoni di gruppi semi-oscuri e rispettive cover di autori altrettanto non mainstream ad alleviare il mal de vivre, mentre virtuali spunte su calendari elettronici mi portano da ieri a oggi e da oggi a domani, nella lunga strada dal punto A al punto B. La condanna di un cervello iperattivo e connessioni neurali ben oliate che elaborano, elucubrano, calcolano, collocano. La sensazione di non appartenere, di essere un’entità incorporea che abita questo corpo scoordinato e fallibile, una marionetta di carne e sangue mossa solo dalla volontà. L’intuizione che anche la mente stessa sia una prigione per qualcos’altro, qualcosa di più essenziale e primordiale, di fronte a cui tutto il resto sbiadisce e perde di significato. Il vuoto, il nulla, il satori. Il sospetto che a nessuno interessi quel che penso, voglio e faccio, il muro di gomma e incomprensione contro cui rimbalzano i miei tentativi di sarcasmo e leggerezza e dadaismo. Se tutto è vacuo e irrilevante, perché affannarsi? E se tutto è magico e irripetibile, come non appassionarsi?

parole come fragole

Non vedo l’ora che arrivino i traslocatori con i miei 50 (e rotti) scatoloni, principalmente perché sento il bisogno di ricongiungermi ai miei libri! Li ho portati quasi tutti: tutti quelli di cucina e un bel po’ di tutti gli altri. Per esempio, stasera mentre ascolto Regina Spektor (che dio benedica in eterno il mese omaggio di Spotify Premium che mi hanno gentilmente offerto…) e valuto se mangiare o meno i macarons che ho comprato oggi, vorrei proprio rileggere alcune poesie di un libro che mi è stato regalato circa un anno fa, “Assetto di volo” di Pierluigi Capello (lo trovate qui, in fondo alla pagina). Questa per esempio:

Rondeau

Cun cheste lenghe nude e in nissun puest
nì mai viodût in lûs di nissun voli
se no dai miei cjalant i tiei celescj
jo mâr o clamarès chel to celest
tiscjel il lum dal to tasê forest
e primevere il solc lunc dal to pet;
cjalanti, inte buere di me ch’e cres
falchet sarès se no tasès cjalanti
in cheste lenghe nude e in nissun puest.

In nissun puest amôr ma nome in chest
l’amôr ti disarès ch’al è taront
l’insom e il sot ladrîs e zime in rime
e intal clarôr sul fîl da la tô schene
crît il clâr de lune clare compagne
bielece son li’ mans strentis in trece
li’ mês li’ tôs e intor il braç de gnot
ch’a si davierç in lûs, nulinti, e in blanc
in nissun puest amôr ma nome in chest.

In nissun puest ma achì ti volarès
niçant adôr sul niçul des peraulis
peraulis come fraulis ti darès
che vite ator ator e je tampieste
jo e te mâr fer tal mieç da la tampieste
e messedant i tiei cui miei cjavei
amôr plui tô la muse tô e sarès
e non il to plui non, cun dut il rest forest
in cheste lenghe nude e in nissun puest.

Per la traduzione dal friulano chiedete a google! Suona così bene in lingua originale, anche se un po’ diversa da quella a cui sono abituata. Sarà perché lo associo ai legami familiari più stretti e alla mia infanzia, sentire qualcuno che parla friulano o leggere poesie come questa mi scalda immediatamente il cuore. E in questo periodo ne ho proprio bisogno, per quanto sia bello qui mi sento un po’ fluttuante.

et voilà

E così, mi sono trasferita in Francia.

Mi trovo ad intrattenere conversazioni in francese con addetti delle ferrovie, panettieri, cassiere e così via, andando un po’ a orecchio, aggrappandomi a vaghe reminiscenze linguistiche risalenti più o meno all’era protozoica. Il mio lavoro poi è tutto in inglese, ho una sola collega italiana che però ha vissuto all’estero talmente a lungo da aver pressocché scordato la lingua madre. Temo che il mio italiano peggiorerà drasticamente e che diventerò anche io uno di quei soggetti da circo che si esprime con un collage di strutture grammaticali e vocaboli mutuati da varie lingue, un po’ come il tizio ne Il Nome della Rosa.

Voilà. Qua tutti dicono sempre voilà, alors, en fait, mais oui, bien sûr. Un po’ come noi diciamo sempre beh, ma allora, dunque, già. Posto che vai, posto che vai – direbbe qualcuno.

Intanto dal mio appartamento ad Antibes si vedono il vecchio porto stipato di yacht, le Alpi sullo sfondo e soprattutto il mare.

Insomma sono qui un po’ per caso, ciclica e confortante costante della mia vita. Chissà che cos’altro mi aspetta dietro l’angolo. Per il momento, devo ancora abituarmi al fatto che chiamerò questo posto casa.