Archive for gennaio, 2012

what time is it in Ulan Bator?

Per lavoro sto partecipando a un corso sul sistema centrale di Amadeus, quella serie di comandi criptici che vi sarà sicuramente capitato di vedere se avete mai buttato l’occhio dietro allo schermo di un terminale in un’agenzia di viaggi. Le cose che si vedono, oggettivamente, non sono molto facili da decifrare. Un esempio lo trovate qui sotto (giusto perché erano circa 12 ore che non pensavo alle Hawaii…).


(immagine riciclata da questo post di tre annetti e mezzo fa)

Insomma, mi ritrovo a dover imparare tutto quel che c’è da sapere su questo sistema, e sapete che cosa vi dico? E’ fichissimo! Se in una vita precedente di sicuro non sono stata una ballerina, probabilmente sono stata un agente di viaggio.

Vi saprò dire di più tra due settimane, a conclusione del corso, dopo l’esame finale (che devo passare con almeno 85/100) e non appena avrò smaltito la meritata sbornia post secchiata finale.

5 buoni motivi per non trasferirsi in Francia (*)

(*) per techno-nerd, vegan-macrobiotici, sushi-dipendenti

1. Non potrete usare il vostro iPhone come hotspot wi-fi. A seconda dell’operatore, pagando un canone mensile ridicolmente elevato potrete sbloccare questa opzione.

2. Avere un piano dati per il cellulare vi costerà una fortuna. A titolo informativo, vi incollo l’offerta di Orange (FR) e quella di Tre (IT) tanto per darvi un’idea…

Postilla:
In questi giorni è stata resa pubblica l’offerta di Free, provider internet che ha deciso di lanciarsi nel mondo delle comunicazioni mobili. Potete leggere l’annuncio su Punto Informatico o questo approfondimento in inglese. Per noi nerd scettici, l’idea di fare i beta tester paganti per un’infrastruttura che non si sa ancora se reggerà e per un tipo di offerta che comunque ci aspetteremmo come basilare nel 2012 non è molto convincente
. Come se dovessimo stupirci dell’acqua calda, delle auto elettriche o degli acquisti via internet. Ai posteri l’ardua sentenza…

3. Vi sarà praticamente impossibile astenervi dai latticini. I francesi mettono burro, latte e panna ovunque. Citando Julia Child, “There are three secrets to French cooking: butter, butter, and butter!”.

4. I vegetariani o vegani  sono guardati con sospetto. Mettere in discussione l’alimentazione carnea è quasi più blasfemo che mettere in discussione il nucleare (principale fonte di energia in Francia). Pare ci sia anche un decreto che rende obbligatorio mangiare carne, pesce, uova e latticini.

5. In Costa Azzurra, il sushi è immangiabile e carissimo. Rimpiangerete anche il peggior ristorante giapponese  gestito da cinesi in qualunque paesotto del Nord Italia. Sono pronta a scommettere 100€ che il riso per sushi che potreste preparare a casa vostra con ingredienti dell’Esselunga sarebbe migliore di quello che troverete nei take away della zona (o quanto meno equiparabile).

Prossimamente, per la par condicio, prometto che scriverò un post sui 5 buoni motivi per trasferirsi in Francia

Peace & butter,
Giulia

an insufferable know-it-all

Un’insopportabile saputella, come Hermione Granger, e i capelli crespi e arruffati di una mattina come questa facilitano il paragone. Canzoni di gruppi semi-oscuri e rispettive cover di autori altrettanto non mainstream ad alleviare il mal de vivre, mentre virtuali spunte su calendari elettronici mi portano da ieri a oggi e da oggi a domani, nella lunga strada dal punto A al punto B. La condanna di un cervello iperattivo e connessioni neurali ben oliate che elaborano, elucubrano, calcolano, collocano. La sensazione di non appartenere, di essere un’entità incorporea che abita questo corpo scoordinato e fallibile, una marionetta di carne e sangue mossa solo dalla volontà. L’intuizione che anche la mente stessa sia una prigione per qualcos’altro, qualcosa di più essenziale e primordiale, di fronte a cui tutto il resto sbiadisce e perde di significato. Il vuoto, il nulla, il satori. Il sospetto che a nessuno interessi quel che penso, voglio e faccio, il muro di gomma e incomprensione contro cui rimbalzano i miei tentativi di sarcasmo e leggerezza e dadaismo. Se tutto è vacuo e irrilevante, perché affannarsi? E se tutto è magico e irripetibile, come non appassionarsi?