Archive for ottobre, 2010

aruanda

E’ passato oltre un anno e non è cambiato molto. I numeri sul calendario, qualche altro dettaglio esteriore. Mi ero ripromessa di decidere delle cose entro fine 2009 (vedasi qui), ma non l’ho fatto. Perché? Your guess is as good as mine, per così dire.

E adesso non è proprio tempo di esporre nuovi propositi, sono a-propositiva. Per usare una metafora fornita oggi da un’amica, continuerò a navigare a vista in questo mare di merda.

Vorrei solo comunicare al mondo che non sono morta, non sono moribonda né intendo morire, se Dio vorrà. E vorrei anche ringraziare lui, Buddha, e i loro amici là in alto per i piccoli, piccolissimi appigli che mi stanno fornendo. Micro-appigli, tipo parete da scalare di difficoltà massima. Senti il vuoto sotto, e miracolosamente intravedi un microscopico appiglio. Qualcosa del genere. Grazie a tutti gli amici – soprattutto amiche – che hanno bussato alla mia porta per chiedermi come sto, e molto di più. Prevedibili, imprevedibili, se non addirittura impensabili.

Vi ricordate quando dicevo che mi piace cucinare, quando ero presa bene per le idee su come rendere la vita migliore, quando ascoltavo la musica, facevo gelati, progettavo viaggi, o cose del genere? Bene, ora non più. Mi fa tutto schifo. E’ tutto marcito. Come il povero topolino morto nel corridoio della mia cantina, che nessuno ha tirato su e ora è una specie di monito verso la caducità della vita e l’impermanenza della felicità.

Insomma, sono rimasta solo io. Io e il mio tatuaggio da finire, il gatto, il gatto in affidamento, fornelli inutilizzati, una parete di libri, 12 barattoli di sugo di pomodoro bio che non mangerò mai, 3 zucche, un cellulare scassato, biglietti aerei e di trenitalia non rimborsabili buttati nella carta straccia. Io e questo stupido blog, che forse dovrei rileggere con attenzione per capire tante cose. Invece ne continuo a scrivere altre, lasciando ai posteri il lavoro interpretativo, o per dirla in matematichese, lasciando la dimostrazione al lettore.

Avevo scritto qui che “Quando tutto va a rotoli, non resta altro da fare che abbandonarsi alla corrente e sperare di non annegare.” Non avevo considerato l’ipotesi che non ce ne fosse più di corrente. E’ tutto stagnante. La mia condizione si chiama stagnazione del Qi. Che cosa diavolo è il Qi? Ve lo spiego un’altra volta.

Statemi bene. Sono sicura che in questo blog, da qualche parte, c’è anche qualche consiglio intelligente, sepolto in una marea di cazzate autoreferenziali. Tipo questo, toh.

There’s a land, Aruanda
Diamond sand, Aruanda
Silver stars on the hill top
Take me to Aruanda

Lots of fish in the stream near
Lots of dangers to dream there
Golden sun in the valley
Take me to Aruanda

There where nobody worries
There where nobody hurries
Easy life waving you welcome
Take me there

Leave my sadness behind me
Let sweet paradise find me
Heaven waits over yonder
Take me to Aruanda

Astrud Gilberto, “(Take me to) Aruanda”

(senza titolo)

Sonno disturbato, occhiaie. Lacrime più di quanto sembri possibile. Lexotan. Stomaco che non ne vuole sapere di cibo. Palpitazioni e affanno. Il cuore, che a visualizzarlo me lo immagino ingrossato e sanguinolento. Aggiungiamoci il tatuaggio che si scrosta, e abbiamo veramente, veramente un bel periodo di merda.

limiti

Sempre più spesso, mi chiedo come sarebbe abitare un corpo forte e perfettamente funzionante. Non vedo perché dovrebbe essermi negato, e se sono io stessa l’ostacolo che mi impedisce di raggiungere questo stato, mi interrogo sul perché.

Fin da piccola mi capita di immaginare di fare una certa cosa in modo semplice, preciso, fluido e perfetto. Un salto, una capriola, un qualunque movimento fisico. E non riesco a capire il motivo del divario tra il pensiero e l’attuazione. Riesco ad immaginarmi un’azione in tutte le sue parti, gli sforzi muscolari coinvolti, gli appoggi e tutto quanto, ma nel momento di compierla mi scontro con la dura realtà: il mio corpo non fa quello che vorrei.

Ho male ad un ginocchio quindi non riesco a fare certi affondi, ho poca forza nelle braccia e nei muscoli in generale quindi non riesco a fare un “semplice” volteggio. Ho poco fiato, quindi non riesco a correre quanto veloce e quanto a lungo vorrei. Per non parlare dei miei organi interni, alcuni dei quali sembrano a volte completamente impazziti, e non capisco come rimetterli in carreggiata.

Vorrei un corpo che rispondesse perfettamente ai miei comandi, una macchina ben oliata, non una carretta per troppo tempo trascurata.

Ultimamente mi rendo conto di aver sbagliato tante cose, e di averne date per scontate molte altre. E’ come se la soluzione fosse lì a portata di mano, troppo semplice per sembrare convincente.

Potrebbe essere un buon proposito per il 2011, o un progetto intensivo e di breve durata, stile Steve Pavlina. Avere un corpo che funziona. Sembra una cazzata, ma alla fine le cose più importanti sono sempre quelle più semplici e basilari.

Voi che ne pensate?