Archive for agosto, 2009

è l’una di notte e tutto va bene

L’una di notte e ancora non riesco a decidermi ad andare a dormire. Una cena preparata meticolosamente (maki sushi in quantità, di riso bianco e anche integrale a chicco corto, il mio preferito), ma non del tutto soddisfacente. Tè kukicha freddo, anche se avrei preferito oolong ghiacciato. Qualche biscotto oreo mentre guardavo un film in dvd, così, tanto per. Un film banale, peraltro. Un occhio allo schermo, l’altro alla mia nuova credenza, il gatto sulla spalla. L’odore di henne che arriva ogni tanto dai miei capelli. E’ così che va, oggi ero sola in casa e ho cercato di riempire i vuoti facendo cose che mi piacciono, lunghe ed elaborate. Domani sera magari mi metterò a cucire un copriletto.

Ed eccomi qui stravaccata sul mio nuovo divanetto verde con fiori bianchi, ad ascoltare il silenzio della notte, guardarmi attorno in questa casa così stranamente deserta. Si sta bene da soli, certo, l’ho sempre detto. Ma fino a quando?  Arriva il momento di scegliere, rinunciare a delle cose in favore di altre. Le possibilità sono infinite, ma scegliendone una tra le tante la strada si restringe bruscamente. E’ così che funziona. Si può cambiare strada poi, ma il tempo non è infinito. E io, a che cosa sono disposta a rinunciare?

Tra le cose che avrei voluto fare (così, idealmente, sulla carta), mi rendo conto che molte rimarranno per sempre fuori. Mi spaventa pensare che magari alcune di quelle che ho sempre dato per favorite alla fine non si realizzeranno. E non ho più la spensieratezza dei 16 anni per poter dire “sarà quel che sarà” senza pensarci veramente. E se non riuscissi mai a schiodarmi da questo lavoro da amanuense dei tempi moderni? E se fossi condannata a passare le giornate dietro uno schermo da 15″ (o poco più) a vita? E se non vedessi mai l’aurora boreale, se non tornassi mai più nelle isole del pacifico? Se il mondo finisse domani, me ne andrei con il cuore in pace? La risposta, evidentemente, è un NO a caratteri cubitali e fluorescenti, lampeggianti. No, no, no e no, purtroppo.

Insomma, come ha detto Steve Jobs quella volta in quel discorso, questo è il momento in cui dovrei farmi delle domande e cercare di trovare delle risposte. Prendere un bel respiro e fare qualcosa per cambiare quello che non mi soddisfa. Come dice il tizio in quella vignetta di xkcd, quand’è che abbiamo dimenticato i nostri sogni?

Sono stata a Copenhagen quest’estate, per la prima volta dopo circa 8 anni, dopo averci vissuto per ben due anni. Mi è sembrata una città completamente diversa. Mi sono chiesta se piuttosto non fossi io diversa. Credevo di essere sempre la stessa, in realtà, ma non è così. Non è così. Non ho più 23 anni, e il tempo corre, vola proprio. Ho fatto tante cose, ma nulla di sostanziale. Ho cambiato tante cose, ma muovendomi come in un moto circolare, anzi diciamo più elicoidale, andando avanti ma in modo un po’ tortuoso. E infatti spesso quando mi fermo ho un leggero senso di vertigini.

Mi piaceva tanto andare in Sardegna, ma ora che mio padre non c’è più e che tante cose sono cambiate, non riesco a ritrovare lo stesso sapore, non riesco nemmeno più a sentire così bene il profumo di mirto nell’aria. Anche in spiaggia, mi sono ritrovata a pensare a qualcos’altro, a un altro posto, un posto in cui per uscire dall’acqua si deve combattere contro la marea e in cui di notte di stelle se ne vedono tantissime. E vi assicuro che da quella spiaggia in Sardegna, in una notte senza luna, se ne vedono parecchie.

Insomma, sempre a pensare ad altro, mai a godermi il momento. Quasi mai, almeno. Non ora, di sicuro. Ma non so proprio cosa fare. Si accettano suggerimenti. Questa sensazione di buttare via il tempo, questo umore negativo latente che non si spiega. L’indecisione perenne che si riaffaccia, e mi fa paura. C’è stato un periodo in cui non ero in grado di scegliere tra due cose qualsiasi, e non è stato certo il mio periodo migliore.

E così, caro Steve Jobs, dimmi che cosa devo fare per metabolizzare i tuoi consigli. Magari sei anche tu uno di quelli che predicano bene e razzolano male. Come me, per capirci. Tante belle parole, pochi fatti. Ottimi consigli dispensati a destra e a manca, nemmeno mezzo consiglio sensato seguito dalla sottoscritta.

Una e tre quarti, e l’unica cosa che è cambiata è che ora c’è un caldo devastante dovuto alla batteria del portatile. Sonno, neanche l’ombra. E domani, un altro giorno. Solite cose, soliti appuntamenti, soliti programmi.

Quello che vorrei è uscire da questa fottuta routine. Ma non basta volerlo, come peraltro direi a chiunque (tranne a me stessa). Ci vorrebbero delle occasioni da cogliere. Per il momento, qui, non succede niente.

Spero solo, ingenuamente, di scrivere un post profetico come già altre volte, e attirare da queste parti il vento del cambiamento. Facciamo pure anche un tifone.

to tumblr or not to tumblr?

Spesso mi viene voglia di riaprire i battenti del mio tumblr. Era molto più carino per appiccicarci delle cose piccole. Sarà che sono stanca e non ho voglia di scrivere cose elaborate, sarà che quando mi metto a scrivere ripeto sempre le stesse cose… Oppure ci sarà qualcosa di altrettanto simpatico di tumblr su cui smanettare? Intanto appiccico qui!!


(reblog da lasticated)